Cosa vedere a Scicli, seconda parte

Vi abbiamo già raccontato cosa vedere a Scicli nel nostro precedente articolo, concentrandoci sui siti museali di via Mormina Penna. Ma ovviamente questa piccola cittadina tardo-barocca siciliana, patrimonio Unesco dal 2002, offre molto altro. Quindi in quest’articolo percorreremo i quartieri più caratteristici e panoramici e gli edifici che non potrete mancare di visitare.

La Chiesa di San Matteo

La Chiesa di San Matteo, si erge maestosamente sulla sommità dell’omonimo colle. Questo edificio religioso è un punto di riferimento iconico per Scicli. La sua posizione elevata offre una vista mozzafiato sulla città e un panorama che vale la lunga scalinata per raggiungerla.
Già nell’alto medioevo, una chiesa occupava il sito dove oggi sorge l’attuale Chiesa di San Matteo. Questo luogo sacro, immortalato in numerose tele e incisioni conservate nelle chiese di Scicli, testimonia la lunga storia religiosa del colle, con la sua caratteristica torre campanaria che si staglia nel il cielo.
In seguito al terremoto che colpì la regione nel 1693, Scicli fu ricostruita in un’area più a valle, eccezion fatta per la sua chiesa principale. La chiesa infatti venne riedificata in stile settecentesco, diventando un esempio significativo dell’architettura tardo barocca. La devozione dei cittadini per il sito che conservava le reliquie del Beato Guglielmo, un eremita locale morto nel 1404, era talmente profonda che, nonostante l’opposizione del vescovo di quel tempo, si prese la decisione di erigere nuovamente la chiesa nella medesima posizione sulla collina.
Nel 1874 la chiesa fu definitivamente abbandonata, dopo un ambiziosa ristrutturazione iniziata nel 1704. Il tetto venne rimosso per precludere ogni possibilità di ripristino, e il Duomo fu spostato nella Chiesa di Sant’Ignazio situata in Piazza Italia.
Guardandola dalla città ricostruita a seguito del sisma, la chiesa svetta sul colle, offrendo una prospettiva della facciata laterale, culminante con il campanile settecentesco eretto in sostituzione di quello precedente distruttosi. 
La facciata incompiuta, di una sobrietà raffinata, si articola su due livelli: il primo presenta tre ingressi principali, arricchiti da lesene e colonnati, mentre il livello superiore è impreziosito da un grande finestrone centrale, fiancheggiato da decorazioni naturalistiche e pennacchi.
L’imponente struttura della Chiesa di San Matteo è caratterizzata da un impianto basilicale con tre navate e una serie di absidi rettangolari che creano uno spazio sacro di notevole impatto visivo. La presenza di una cripta sotto la chiesa, utilizzata storicamente per le sepolture fino al 1884, aggiunge un ulteriore livello di interesse storico.
Esternamente, un vasto piazzale accoglie i visitatori sia frontalmente che lateralmente, completato dalla presenza di un orologio, che si ritiene sia ispirato all’originale preesistente al terremoto sul vecchio campanile.
Negli anni ’90, una complessa e articolata opera di restauro ha ridato vita alla Chiesa di San Matteo, mirando a stabilizzarne la struttura e ripristinare gli elementi architettonici danneggiati. Una delle scelte più significative e contestate fu quella di realizzare una nuova copertura in cemento armato per proteggere l’edificio dalle intemperie.
Il nuovo tetto sollevò preoccupazioni riguardo l’impatto estetico e la compatibilità con le strutture esistenti, oltre ai potenziali problemi statici legati al peso della nuova copertura e alla diversa risposta alle sollecitazioni dei materiali utilizzati rispetto a quelli originali.

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La Chiesa di San Matteo dall’omonimo colle

Il quartiere di San Matteo

Il quartiere di San Matteo si estende attorno all’omonima chiesa, è arroccato lungo una delle colline che dominano la città di Scicli. Questo quartiere, tra i più antichi della città, è caratterizzato da una rete di stretti vicoli e scalinate che si snodano tra edifici storici, offrendo scorci suggestivi e panorami mozzafiato sul centro di Scicli.
Passeggiando per il quartiere di San Matteo, si può percepire il fascino di un tempo passato, con le abitazioni che conservano il calore e l’atmosfera di un’epoca remota. Tra questi edifici spiccano palazzetti nobiliari, testimoni dell’antica prosperità della zona, e piccole chiese che svelano l’intensa vita religiosa del quartiere.

Cosa vedere a Scicli_Vista da San Matteo
La vista panoramica dal quartiere di San Matteo su Scicli

Palazzo Beneventano

Palazzo Beneventano, situato nel cuore della cittadina, è uno dei più esemplari ed emblematici monumenti del barocco siciliano. Fu edificato sui resti di un precedente edificio medievale, gravemente danneggiato dal terremoto. La sua costruzione è attribuita alla famiglia Beneventano, una delle più influenti di Scicli, che lo commissionò come simbolo del proprio potere e status sociale.  Palazzo Beneventano, è celebre per la sua stravaganza e ricchezza decorativa, evidenziata da giochi di luce e ornamenti abbondanti. Sir Anthony Blunt, storico dell’arte, lo considera uno dei più importanti e originali monumenti barocchi del Settecento. E’ caratterizzato da balconi con inferriate in ferro battuto e sostenuti da mensoloni decorati con animali fantastici, espressioni grottesche che rappresentano figure mitologiche, animali e motivi vegetali.
Questi elementi decorativi non sono puramente ornamentali ma simboleggiano il potere, la protezione e la fertilità, secondo la simbologia barocca.
Palazzo Beneventano, è descritto come un “capolavoro del genio creativo umano” dell’epoca tardo-barocca.

Cosa vedere a Scicli_Palazzo Beneventano
La facciata di Palazzo Beneventano
Cosa vedere a Scicli_Palazzo Beneventano
La vista sul colle di San Matteo dai balconi di Palazzo Beneventano


I suoi interni, normalmente non accessibili al pubblico, sono rimasti avvolti nel mistero per anni. Successivamente alla straordinaria apertura durante “Le Vie dei Tesori”, hanno rivelato decorazioni grottesche, storie di incursioni saracene e piraterie nel Mediterraneo, offrendoci così uno spaccato unico sulla cultura e l’arte del periodo, con l’obiettivo di stupire e meravigliare i visitatori.
Uno degli aspetti notevoli della costruzione è la presenza di un cortile interno, elemento caratteristico dell’architettura residenziale barocca, che fungeva da spazio privato all’aperto. Quest’area è inoltre circondata da un elegante porticato decorato.
L’edificio si distingue particolarmente per la parte ad angolo caratterizzata da un imponente cornicione che collega due facciate stilisticamente simili, creando un punto di demarcazione verticale unico. Questa area così particolare nel suo genere, è impreziosita da decorazioni sulle lesene bugnate ed arricchita da due teste di moro in posizione elevata, con una raffigurazione di San Giuseppe nella parte bassa.
Oggi, il palazzo attira visitatori da tutto il mondo, desiderosi di ammirare le sue facciate elaborate. 

San Bartolomeo

Cosa vedere a Scicli_San Bartolomeo
La Chiesa di San Bartolomeo, Scicli

Situata nel cuore di Scicli, la Chiesa di San Bartolomeo è un prezioso testimone della storia architettonica e culturale della città. Risale ai primi decenni del XV secolo ed è sopravvissuta in gran parte al disastroso terremoto del 1693. Questo edificio sacro, con la sua maestosa facciata, è un esempio eloquente del passaggio dalla ricca esuberanza tardo barocca alla sobrietà del neoclassicismo. Un cambiamento di gusto evidente già nei primi lavori del suo prgettista, l’architetto siracusano Salvatore Alì.
La facciata è caratterizzata da un’influenza neoclassica nell’uso di colonne trabeate che riflettono il rigore palladiano e sono disposte in sequenza ascendente verso i grandi costoloni della cupola. Per questo motivo l’edificio rivela un netto passaggio stilistico. Nonostante questi elementi, la composizione volumetrica e l’effetto scenico conferiscono all’edificio un carattere barocco, sottolineando una continuità con la tradizione artistica precedente.


L’interno della chiesa, articolato in una navata unica con un’esedra rettangolare al termine e due cappelle simmetriche a metà percorso, funge da transetto ma con altezze delle volte ridotte, mostrando una chiara disposizione spaziale, tipica delle chiese barocche, che permette di dirigere l’attenzione dei fedeli verso l’altare maggiore. L’aula è introdotta da un nartece e impreziosita da un ricco apparato decorativo in stucco, in parte dorato, che copre l’arco temporale dalla metà del XVIII secolo fino al 1864, rappresentando uno dei migliori esempi di spazialità barocca e rococò in Sicilia.
Gli affreschi che adornano la volta narrano episodi della vita di San Bartolomeo, illustrando momenti di preghiera, benedizione e martirio. La luce filtra attraverso le finestre poste in alto, creando giochi di luce che esaltano la ricchezza degli ornamenti interni, creando un’atmosfera di contemplazione.
Tra le opere d’arte di notevole importanza conservate nella chiesa spiccano la tela dell’altare maggiore che rappresenta il Martirio di San Bartolomeo di Francesco Pascucci e l’Immacolata fra Santi di Cassarino.
Il presepe ligneo del 1573, attribuito alla scuola napoletana di Pietro Padula, è un capolavoro di rara bellezza e qualità. Originariamente era composto da sessantacinque statue di un metro di altezza, di cui oggi ne rimangono soltanto ventinove. La scena della Natività è collocata al centro, con contadini e pastori a fare da coro e angeli-pastorelli a sospenderla nel cielo, aggiungendo un tocco di magia e trascendenza alla narrazione artistica della chiesa.

Cosa vedere a Scicli_San Bartolomeo_Interno
L’interno della Chiesa di San Bartolomeo

Il Quartiere di San Bartolomeo

Il quartiere circostante conserva ancora oggi l’impronta barocca, coni suoi vicoli sinuosi, i palazzi nobiliari e le case con balconi in ferro battuto affacciati su strade in pietra calcarea. 
San Bartolomeo è un luogo carico di significati sociali e culturali. Qui la comunità si riunisce per celebrare feste religiose e tradizioni locali, mantenendo vive le sue usanze. Questa dimensione sociale e spirituale, insieme alla ricchezza architettonica, rende il quartiere un luogo, dove il patrimonio storico si intreccia indissolubilmente con la vita degli abitanti.

La Chiesa di Santa Maria la Nova e le festività religiose

La Chiesa di Santa Maria La Nova, che dal 1994, ospita il Santuario di Maria SS. della Pietà, trova la sua origine nel culto mariano nella cava di Santa Maria La Nova, in un tempo antico, che si presume d’epoca bizantina. Documentazioni attestano l’esistenza di un antico luogo di culto precedente. Una modesta chiesa dedicata a Sancta Maria Pietatis. la struttura pertanto ha vissuto una lunga storia di cambiamenti, rifacimenti e restauri che ne hanno definito l’attuale aspetto. Fu ricostruita, in seguito al terremoto, seguendo i canoni dell’arte barocca, che in quel periodo trovava la sua massima espressione nell’isola.
Santa Maria La Nova ha una facciata imponente e armoniosa, che seduce lo sguardo con il suo gioco di volumi, nicchie e statue. Il portale d’ingresso, incorniciato da colonne tortili e sormontato da un elaborato timpano, invita i fedeli e i visitatori a entrare in uno spazio sacro dove il tempo sembra sospendersi.

Cosa vedere a Scicli_San Bartolomeo_Interno
L’interno della Chiesa di Santa Maria La Nova a Pasqua

L’edificio mostra un chiaro stile neoclassico, particolarmente evidente all’interno grazie all’uso armonico delle paraste, ispirate agli edifici termali romani.
Internamente è suddiviso in tre navate, con altari laterali dedicati a vari santi, che si espandono verso l’alto e si illuminano di una luce soffusa che filtra dalle finestre laterali. L’aula voltata è arricchita da tre cappelle cupolate per lato connesse tra loro, ciascuna dedicata a un santo o a un episodio della vita di Maria.
Un profondo coro quadrangolare, opera di Giuseppe Venanzio Marvuglia, chiude l’aula, separato da un arco trionfale.
Al centro dell’attenzione si trova l’altare maggiore, dominato dalla presenza di una tela che rappresenta la Vergine Maria, a cui la chiesa è dedicata. Quest’opera, insieme al prezioso corredo di arredi liturgici che adornano l’altare, testimonia la ricchezza artistica e la profondità spirituale che caratterizzano questo luogo.
Il complesso abbonda di sculture, pitture e reliquie di notevole interesse storico e artistico. Adiacente alla struttura ecclesiastica c’è il giardino di San Guglielmo con l’omonima chiesetta e il tronco del cipresso che, secondo la tradizione, fu piantato dal Santo.

Il Quartiere di Santa Maria La Nova

Il quartiere intorno alla chiesa conserva l’atmosfera di un tempo, con le sue strade strette e acciottolate che racchiudono storie di vita quotidiana e tradizione. Le abitazioni, con le loro facciate in pietra locale, i balconi in ferro battuto e i cortili interni, parlano di un’architettura che ha saputo resistere al tempo, conservando il fascino più autentico di Scicli.
In questo quartiere, la vita scorre lenta, seguendo i ritmi delle stagioni e delle festività religiose, tra cui la più famosa, sentita ed amata è sicuramente la processione della Settimana Santa. In queste occasioni, la piazza antistante la chiesa si trasforma in uno spazio di preghiera, dove i cittadini e i visitatori si riuniscono per partecipare attivamente alla vita spirituale.

Le Feste religiose

Queste festività, di cui vi abbiamo raccontato nel nostro precedente articolo dedicato alla Pasqua in Val di Noto, sono occasioni per la comunità di riaffermare le proprie tradizioni. I festeggiamenti religiosi a Santa Maria La Nova, con la loro ricchezza di simboli, musica e condivisione, contribuiscono a mantenere vivo il legame tra i cittadini e la loro storia, promuovendo al contempo la città come un luogo di interesse culturale e turistico.
Tra le celebrazioni che vi si svolgono, la Festa di San Giuseppe è particolarmente significativa. Questa ricorrenza, che cade il 19 marzo, vede la chiesa e le strade circostanti adornate di fiori e luci. Tradizionalmente, viene allestito un “altare di San Giuseppe” all’interno della chiesa. Qui si esporranno pani artistici e altri alimenti, simboli di abbondanza e prosperità, che verranno poi distribuiti agli indigenti. La processione con la statua di San Giuseppe, accompagnata da musica sacra e preghiere, attraversa le vie della città in un momento di profonda devozione.
Altro momento di grande rilievo è la celebrazione della Settimana Santa, culminante con la Festa di Pasqua e il Cristo risorto, “U Gioia”, una processione gioiosa e colorata. Durante questi giorni, la chiesa diventa il fulcro di riti antichi e processioni evocative che ripercorrono gli ultimi giorni di vita di Gesù Cristo. Il “Venerdì Santo”, particolarmente emozionante, è caratterizzato dalla processione di un magnifico simulacro della Madonna Addolorata, nota come “dell’Ospedale”.

Le grotte di Chiafura, un viaggio nel tempo

Chiafura oggi parco archeologico, è un’area che risale all’VIII-X secolo. Situata lungo il fianco del colle di San Matteo, si estende dalla sommità della collina, vicino alle fortificazioni del Castello dei Tre Cantoni, fino alla valle sottostante di San Bartolomeo.
Le informazioni sul sito archeologico in epoca protostorica sono limitate. Tuttavia, frammenti ceramici risalenti all’Antica Età del Bronzo e ad altri periodi indicano una continua frequentazione del sito.
Prima di diventare un insediamento rupestre infatti, l’area fungeva da necropoli in età bizantina, tra il V e il VII secolo d.C., con tombe ad arcosolio che divennero abitazioni. Successivamente fu trasformata in insediamenti abitativi durante l’Altomedioevo, divenendo un quartiere urbano tra l’VIII e il X secolo, a seguito dell’incastellamento iniziato nell’età bizantina, periodo che coincide con la conquista Araba. L’insediamento trogloditico occupava pareti terrazzate formate dalla confluenza di due cave, con le grotte abitative allineate.
La necessità di difesa dalle incursioni aveva spinto gli abitanti a trasferirsi dall’area costiera verso l’interno. E a Chiafura la protezione era garantita dalla posizione strategica su speroni naturali.
Dopo la caduta sotto i Normanni nel 1091, il fenomeno del trogloditismo in Sicilia crebbe, influenzato dall’arrivo di popolazioni dall’Italia meridionale. Le prime evidenze di abitazioni rupestri risalgono al XIV secolo, ma fu solo a partire dal XV secolo che l’insediamento cominciò a espandersi.
Le grotte rimasero abitate fino alla metà del XX secolo, con l’avvento delle abitazioni moderne, si assistette al loro progressivo abbandono, seppur con molte resistenze da parte dei residenti che in esse sperimentavano un forte senso di comunità e appartenenza.
Questo luogo ci racconta la vita quotidiana di una comunità, dall’agricoltura che l’ha sostenuta alle pratiche religiose che l’hanno mantenuta unita. Le grotte sono il riflesso antico di una società profondamente in sintonia con il suo ambiente, che utilizzava le risorse naturali per costruire una vita ricca di interazioni sociali.
Nel 1959, un gruppo di intellettuali, tra cui Renato GuttusoCarlo LeviMaria Antonietta Macciocchi, Pier Paolo PasoliniAntonello Trombadori e Paolo Alatri, visitò il sito per esplorare le condizioni di vita degli “aggrottati”, portando alla luce sfide sociali e abitative.
La fine del XXI secolo vide un rinnovato interesse per Chiafura, con sforzi per preservarne il valore.
Le Grotte sono un museo rupestre vivente, una testimonianza di ingegno umano e resilienza, da conservare come memoria del passato per le generazioni future. La storia di questo luogo è la nostra storia, uno specchio che riflette l’esperienza umana attraverso i secoli.

La Chiesa della Consolazione

La Chiesa della Consolazione, è situata nel cuore della suggestiva cava di S.M la Nova. Un luogo di culto che si distingue per la sua ricca stratificazione storica e architettonica, testimoniando le fasi di ricostruzione che si sono susseguite nei secoli. Nel XV secolo, la presenza di un tempio dedicato a S. Tommaso Apostolo segna l’inizio della storia di questo sito sacro. Successivamente, nella seconda metà del XVII secolo, la chiesa fu riedificata dopo il devastante terremoto del 1693.
La facciata della chiesa, è caratterizzata da un’imponente struttura divisa in due ordini. Il primo ordine presenta lesene tuscaniche e un elegante portone centrale. Il secondo è impreziosito da lesene composite che incorniciano la finestra principale, fonte di luce per la navata centrale. Il timpano triangolare che corona la facciata e il privilegio di Patrona Civitatis, concesso da Filippo IV di Spagna nel 1645, sottolineano l’importanza storica del luogo.
L’interno, caratterizzato da uno stile tardo-barocco, è suddiviso in tre navate sostenute da pilastri tuscanici. Qui, si trovano cappelle laterali con volte a botte e un’abside semicircolare, coperta da una cupola ribassata. L’edificio ecclesiastico conserva un ricco patrimonio artistico, tra cui spiccano il portale d’ingresso gotico seicentesco e il pavimento in pietra calcarea e pece, decorato con motivi geometrici e floreali.
Notevole è il campanile isolato della costruzione, che si distingue per la sua cuspide decorata con ceramiche colorate, un elemento unico nell’architettura religiosa di Scicli. La Consolazione custodisce opere d’arte di valore, come le statue lignee che raffigurano la Flagellazione di Cristo e una tela del XVII secolo che ritrae Gesù con le anime del Purgatorio.

Cosa vedere a Scicli_Chiesa della consolazione
Chiesa della Consolazione, Scicli

Convento del Rosario

Il Convento del Rosario, si erge sulla cima del Monte Campagna, uno dei tre principali valloni di Scicli. Fu costruito nel 1516 e originariamente consacrato alla Madonna di Monserrato. Successivamente fu ampliato grazie al contributo di numerosi fedeli locali.
Nel 1567, divenne di proprietà dai padri Domenicani, cambiando il suo nome in chiesa del Santissimo Rosario. Il convento così venne dedicato alla venerazione del Rosario, una pratica devozionale centrale nella spiritualità cattolica, particolarmente promossa dall’ordine monastico a cui era affiliato. Nel corso degli ultimi tre secoli l’edificio è stato oggetto di restauri e modifiche, pur scampando a gravi danni durante il terremoto del 1693. Esternamente ha un elegante stile neoclassico, che si inserisce armoniosamente nel contesto urbano e naturale. All’interno, la chiesa presenta una struttura a navata unica che si ispira al tardo barocco siciliano e ai rifacimenti del XIX secolo.
Oggi, il convento luogo di bellezza e pace, ospita anche un centro diurno di formazione per i bambini delle famiglie più bisognose. Riflettendo l’impegno a sostegno della comunità locale.

Convento della Croce

Santa Maria della Croce a Scicli, è un sito di grande importanza storica e culturale, situato sulla sommità dell’omonimo colle. Fondato nel 1528, come indicato da un cartiglio a losanga sul prospetto della chiesa, il complesso comprende un convento, una chiesa, un oratorio e due cortili, rendendolo uno degli edifici più antichi e rappresentativi della città a seguito del devastante terremoto​​.
La storia di questo luogo inizia nel XVI secolo, con l’oratorio dedicato alla Madonna di Sion che preesiste alla costruzione della chiesa e del convento, risalente alla seconda metà del XV secolo. Questo oratorio è notevole per gli affreschi del XV e XVI secolo, ora conservati nella chiesa di Santa Teresa a Scicli. Dopo l’Unità d’Italia, il complesso fu venduto e divenne proprietà privata, per poi essere espropriato dalla Regione Sicilia alla fine del XX secolo e quindi restaurato​​.
La chiesa e il convento si distinguono per gli elementi tardogotici, sopravvissuti al terremoto del 1693, inserendosi in modo unico nel contesto prevalentemente barocco di Scicli. La prima presenta una navata unica con abside semicircolare. La facciata, in stile tardogotico, è caratterizzata da colonne tortili e archi, a tutto sesto e a sesto acuto. Accanto si trova l’oratorio della Madonna di Sion, con un prospetto decorato da semicolonne e un arco trilobato​​.
Oltre alla sua importanza architettonica, il complesso ha svolto un ruolo significativo nella vita religiosa e culturale di Scicli, ospitando i frati minori dell’ordine Francescano. Oggi, il complesso è aperto al pubblico ed offre la possibilità di esplorare le bellezze artistiche e storiche del sito. E’ inoltre parte della vita contemporanea della cittadina ospitando eventi musicali e rappresentazioni teatrali​​.
Il complesso è facilmente accessibile dal centro storico della città. La sua posizione elevata offre viste panoramiche mozzafiato su Scicli e sui dintorni.

La Chiesa e il Convento del Carmine

La Chiesa e il convento del Carmine si distinguono per la loro posizione in una piazza affascinante di Scicli, con la chiesa che risalta per la sua bellezza architettonica in stile barocco, particolarmente quando la luce solare mette in risalto la pietra calcarea dorata dell’edificato. Questo complesso è apprezzato per la sua atmosfera tranquilla e per l’area pedonale antistante, in cui i visitatori possono rilassarsi e godersi la piazza.
L’edificio eretto nel XVIII secolo, fu costruito su un impianto preesistente, testimoniando la resilienza e la dedizione della comunità locale nel preservare e rinnovare i propri luoghi di culto.
Esternamente la facciata è sobria ma elegante, caratteristica tipica del barocco siciliano. E’ caratterizzata da un portale maestoso, sormontato da un timpano curvilineo, e da finestre decorate che permettono alla luce di filtrare all’interno, creando un’atmosfera mistica. Un piccolo campanile, situato a fianco della chiesa, completa l’esterno, aggiungendo un elemento verticale.
Entrando nella chiesa del Carmine, si viene immediatamente colpiti dalla luminosità e dall’ampiezza dell’unica navata, elemento che contraddistingue molti edifici religiosi del periodo del barocco siciliano. L’interno è arricchito da stucchi raffinati e opere d’arte di valore, tra cui tele e sculture che narrano storie bibliche e di santi del culto carmelitano.
Il soffitto è adornato da affreschi a tema, eseguiti con maestria da artisti del tempo, che invitano alla riflessione spirituale. L’altare maggiore, opera di pregevole fattura, è un punto focale che attira lo sguardo dei fedeli e dei visitatori, simbolo dell’eucaristia e del sacrificio cristiano.

Un tour completo dei siti raccontati richiede una media di circa 8 ore.

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Cosa vedere a Scicli

I siti museali di Via Mormina Penna

E’ proprio qui, nel cuore della piccola cittadina tardo barocca, che ritroverete l’atmosfera senza tempo che ha ispirato la fiction de “Il commissario Montalbano”.
La via Francesco Mormina Penna, Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2002, si trova nel centro storico a Scicli. Qui ritroviamo il municipio di Scicli, musei, palazzi nobiliari e chiese.
Per la via si respirano stili ed epoche diverse, dalla rinascita tardo-barocca avvenuta nel Settecento, ai salottini liberty del Novecento. Il tutto è amalgamato alla perfezione, per una passeggiata sulle tipiche basole, avvolti nella tipica atmosfera o esplorando all’interno i diversi siti museali, che gestiti da diverse realtà, offrono interessanti visite guidate.

Il Commissariato di Vigata

Iniziamo il nostro excursus su cosa vedere a Scicli, partendo dall’inizio della Mormina Penna, dove si incrocia con via Nazionale. Celato nel piano terra del municipio di Scicli, incontrerete il Commissariato di Vigata. Il vero e proprio set cinematografico della fiction da visitare.
Infatti alcune delle stanze del comune sono state trasformate, nella famosa stazione di polizia di Montalbano e sono pervase dal fascino di una Sicilia senza tempo. La scenografia perfetta per i racconti di Andrea Camilleri.
Alzate gli occhi e godetevi i bellissimi affreschi in stile Liberty, che adornano il salone centrale, una vera perla inaspettata, di rado inquadrati nelle scene della fiction.

Da non perdere poi la foto, di rito, alla scrivania di Salvo Montalbano, il commissario più amato d’Italia.

Accedere a quest’esperienza sarà facile, all’ingresso del comune troverete ad accogliervi la Cooperativa Agire, che gestisce questi luoghi e potrete anche scegliere di acquistare un biglietto cumulativo, per visitare altri siti museali di Scicli:

  • La Stanza del sindaco
  • Il palazzo Spadaro
  • Il Museo del costume
  • Il Museo-chiesa di Santa Teresa a fine via
scrivania-Montalbano
Scrivania di Salvo Montalbano, con omaggio a Camilleri
La Stanza del Sindaco, municipio Scicli

La stanza del Sindaco

Famosa anch’essa per essere sede fissa del questore Bonetti-Alderighi nella fiction, in realtà si tratta della stanza di rappresentanza del Sindaco di Scicli.
Il mobilio datato 1908, pregiato esempio di artigianato d’altri tempi, è contornato da curiosi cimeli e dettagli che raccontano la storia della città.
Imperdibile l’affaccio dal balcone, con vista sulla via Mormina Penna ed il colle San Matteo, con il Duomo di San Matteo, da cui prende nome il colle, che domina la città dall’alto, fin dall’era pre-terremoto del 1693. Altra tappa assolutamente imperdibile, dove perdendosi per i suoi vicoli, che da tempo sono conteso oggetto di riqualificazione, da parte di abbienti famiglie italiane e non solo, vi ritroverete a rivivere l’atmosfera di una Sicilia d’altri tempi.

La Stanza del Sindaco, municipio Scicli

Palazzo Spadaro

Continuiamo il nostro tour su cosa vedere a Scicli, esplorando un’altro sito di particolare interesse.
Residenza tardobarocca di una delle famiglie più facoltose di Scicli, il palazzo è stato acquisito dal comune negli anni ’80 del Novecento. Adesso ospita opere del rinomato “Gruppo di Scicli”, con esponenti di spicco dell’arte contemporanea come Piero Guccione, Franco Sarnari, Franco Polizzi ed altri. Negli anni ’20 del Novecento il barone Spadaro commissionò un lavoro di restauro per gli ingressi in marmo, coinvolgendo artigiani locali ed il pittore Raffaele Scalia, importante rappresentante del movimento Liberty nel Val di Noto.

A destra un dettaglio del salone da ballo del palazzo.

Palazzo Spadaro Scicli
Piero Guccione
Piero Guccione – La linea del mare, Olio su tela – 2003

Museo-Chiesa di Santa Teresa

Un piccolo scrigno settecentesco: all’epoca convento di suore di clausura, oggi chiesa sconsacrata, divenuta spazio espositivo di proprietà del comune.
Gli interni rivelano sculture in pietra bianca e diverse peculiarità religiose, come un Crocifisso con rose al posto dei chiodi e tele sulla vita di Santa Teresa d’Avila. Al momento ospita importanti affreschi che gli storici d’arte locali inseriscono nel contesto artistico dei secoli XV e XVI, provenienti dal convento della Croce; queste opere raccontano la devozione popolare sciclitana, fortemente orientata alla figura della Madonna.

Chiesa Santa Teresa Scicli
Altare centrale della chiesa di Santa Teresa
Chiesa Santa Teresa Scicli
Ex voto – Miracoli narrati in volgare siciliano

Potrete prenotare la vostra visita tramite il sito sistema Museale Scicli – Viaggiare per scoprire, fermarsi per conoscere, e per chi ha esigenze specifiche troverete, percorsi in braille e guide in LIS.

palazzo-Bonelli

Palazzo Bonelli-Patané

Spostandoci al centro della via, troveremo palazzo Bonelli e l’Antica farmacia Cartia, imperdibili ed entrambi visitabili grazie ad un biglietto cumulativo separato.

Costruito a cavallo tra XIX e XX secolo, il palazzo al centro di via Mormina Penna è la storica residenza della famiglia Bonelli.
Fu il cavalier Francesco Bonelli ad occuparsi dell’arredamento degli interni, poco prima del suo matrimonio nel Dicembre 1931.
Per l’occasione, fu convocato l’artista avolese Raffaele Scalia, che si dedicò non soltanto alle decorazioni pittoriche e alle tele, ma anche al design di ogni stanza, con un focus sul mobilio e sull’armonia d’insieme. Questo rese il palazzo un’opera unica e pregevole, in un equilibrio perfetto tra la nobiltà classica e la funzionalità tipica dell’epoca moderna.
Da qualche anno il palazzo è aperto al pubblico grazie ad un’opera di restauro voluta dalla nuova proprietà, che lo ha così restituito alla città e ai suoi avventori, la famiglia Patané.

Nell’immagine a sinistra, l’ingresso del palazzo con scala a tenaglia.

Palazzo Bonelli scicli
Il salone delle feste di Palazzo Bonelli

L’antica Farmacia Cartia

Tra i musei più piccoli d’Italia spicca senz’altro l’Antica Farmacia Cartia. Ma state attenti a non farvi ingannare dalle dimensioni, si tratta di un piccolo cofanetto ricolmo di storia e curiosità.
L’ormai dimenticato lavoro dello speziale si palesa tra i decori in stile Liberty, tra le boccette di medicinali, gli alambicchi e gli strumenti galenici.
Lasciatevi travolgere dalle sensazioni visive ed olfattive. Varcare la porta d’ingresso vi porterà in una bolla in cui il tempo si è fermato, accompagnati dalle visite guidate dalle guide di Tanit Scicli. L’associazione culturale, che dal 2014, in accordo con la famiglia Cartia (farmacisti da generazioni), valorizza i segreti delle arti mediche di una volta, ed è anche parte attiva nel panorama culturale sciclitano e nella riapertura di importanti siti museali rimasti chiusi per secoli.

A destra, un’immagine dell’insegna, su Via Mormina Penna dell’antica Farmacia Cartia – dall’archivio di Tanit Scicli.

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Il meraviglioso interno dell’antica Farmacia Cartia – dall’archivio di Tanit Scicli

Il Museo del costume

Non solo stoffe e vestiti: costume qui è da intendersi come complesso sistema di usanze, peculiari di un popolo o di una cittadina in un determinato momento storico.
Il Museo del Costume, fu allestito con cura dai gestori fin dagli anni ’90. Vanta pezzi dal brillante valore storico e custodisce storie di personaggi appartenuti alla Scicli di un tempo. Dal compositore sciclitano novecentesco Federico Borrometi, ai vestiti della nobiltà siciliana, fino agli strumenti di una volta, usati per il ricamo o la cucina.
Anche qui avrete la possibilità di acquistare un biglietto cumulativo, comprensivo di visita guidata dei siti culturali del comune di Scicli (Palazzo Spadaro, Museo-Chiesa di Santa Teresa e Municipio).

Museo del Costume Scicli
Alcuni degli abiti esposti, vestiti da donna, per la casa, per il giorno o per la sera
Cosa vedere a Scicli-museo del costume
Pregiati pizzi ricamati a mano, insieme ad un esemplare d’epoca della mitica macchina da cucire Singer

Le chiese di San Michele e San Giovanni

Concludiamo il nostro articolo su cosa vedere a Scicli, in via Mormina Penna, con due perle tardo-barocche. Oltre alla chiesa di Santa Teresa d’Avila, ormai museo, troverete anche: la chiesa di San Michele Arcangelo e la chiesa di San Giovanni Evangelista.
Un tempo l’intera via si chiamava infatti corso San Michele, ed è proprio San Michele una delle chiese più antiche della città, che durante il terremoto del 1693, fu rifugio per molti sciclitani colpiti dal disastro.
Dopo il terremoto, nel ‘700 venne costruita la chiesa di San Giovanni, anch’essa tappa obbligata per la sua bellezza architettonica e la presenza di una tela raffigurante il Cristo di Burgos, di origine spagnola. Comunemente chiamato “Cristo in gonnella” per via della forma della veste che indossa.

A sinistra la Chiesa di San Michele.

Chiesa-San-Giovanni Evangelista-Scicli
La facciata tardo-barocca della chiesa di San Giovanni Evangelista

Un tour completo dei siti museali di Scicli richiede una media di circa 6-8 ore.

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