Una giornata alternativa, una gita a Cava Paradiso.

Cava del Prainito

Una meraviglia della natura da riscoprire, valorizzare e rispettare

Lungo la strada provinciale che da Modica porta a Rosolini, immersa nella tipica campagna modicana, ma nascosta in una vallata, si estende Cava Prainito, anche detta Cava Paradiso. Un luogo incantevole dalla natura selvaggia e incontaminata, con delle caratteristiche particolari e uniche nella zona.

Nella cava scorre il torrente Prainito, affluente destro del Tellaro. Il torrente lungo il suo corso, forma laghetti e cascatelle, che si “intrecciano” con la fitta vegetazione di tipo fluviale. Specie piuttosto rare da trovare in zona come platano, pioppo, leccio e le rocce di natura calcarea, danno vita a veri spettacoli della natura.

La fitta vegetazione selvatica, spesso nasconde e rende quasi inaccessibili i luoghi più belli della cava e la ricca fauna, soprattutto dal punto di vista ittico. L’autoctona “Trota macrostigma”, rendono Cava del Prainito un luogo davvero unico.

Cava Prainito
Cava Prainito, una piscina naturale di acqua dolce da scoprire. Foto: ELORODISTRICT SICILY STAFF

Dal punto di vista archeologico, si possono ammirare insediamenti delle antiche civiltà Paleocristiana e Castelluciana, oltre che testimonianze di un passato più prossimo. Grotte, forme tombali, vecchie fornaci per la produzione della calce, scalinate scavate nella roccia e come se non bastasse, mulini ad acqua.

La sorgente del torrente Prainito, che si trova nella cava, è chiamata “delle povere donne”. Il nome deriva da una leggenda, che narra di alcuni briganti. Avevano imprigionato delle donne, nella grotta della fonte, insieme a svariati tesori. Un giorno, alcuni vasciddari sentirono le voci delle donne e le liberarono. Ma una volta uscite, le donne, accecate dalla luce del sole, morirono, lasciando il bottino ai fortunati vasciddari.

La vegetazione nasconde specchi d’acqua trasparenti a Cava Paradiso. Foto: AMBRA GALASSI 2014 on Flickr

Eccone una descrizione del Prof. Francesco Gurrieri profondo conoscitore dei luoghi Iblei:

“Un vero angolo di paradiso, caratterizzato dalle ridotte dimensioni, nelle quali sono concentrate però tante bellezze dai diversi aspetti. Da quello paesaggistico-naturalistico a quello geologico-faunistico e floristico. Una nicchia naturale che certamente, per tutti i vantaggi che offriva, non sfuggì all’attenzione dell’uomo antico e moderno, per cui è anche uno scrigno di vestigia storiche risalenti alla civiltà “Castellucciana” e “Paleocristiana”.

Cava Paradiso, il torrente Prainito, Rosolini (SR). Foto: PEPPEPERZ

Nelle limpide acque vive ancora l’autoctona trota “Macrostigma”, trote iridee, tinche ed anguille. Abbondano pure alcuni crostacei, come gamberetti di fiume, granchi e l’interessante “Pesce pietra”. Il corso fluviale, anche se di ridotta portata e di limitato sviluppo, scorre tra una lussureggiante vegetazione, costretta all’interno di una profonda incisione, contornata da rocce carbonatiche che, dall’altopiano ibleo, degradano verso il mare africano.

Volgendo lo sguardo alle testimonianze archeologiche, muovendoci per i pendii rocciosi, possiamo osservare percorsi incisi nel tempo. Anticamente rifugio per le primitive popolazioni indigene, che sicuramente traevano sostentamento dalla cava, attorno alla quale avevano costruito i diversi villaggi di capanne.

Tombe di epoca castellucciana a Cava Paradiso. Foto: ELORODISTRICT SICILY STAFF

Le nicchie sepolcrali che attirano l’attenzione sono quelli risalenti alla cultura “Castellucciana”, fiorita nel comprensorio ibleo intorno al 2000 a.C.

Gli ipogei funerari, hanno un prospetto monumentale elaborato da finti pilastrini, o segnati con semplici solchi verticali. Motivo per cui, possiamo collegarle alle architetture megalitiche maltese.
Sepolto nel verde incontrerete un antico mulino ad acqua del quale si può osservare la base su cui era impiantata la tramoggia, nonché il percorso della SAIA.”

Un’escursione a Cava Prainito richiede una media di circa 3 ore e un impegno di difficoltà media.

Alcuni dei contenuti di questo post, sono apparsi originariamente, sul sito personale di Dario Fiore.


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