Etna da scoprire tra natura, sport, storia e sapori

Hai mai sognato di esplorare un luogo dove la potenza della natura incontra la storia, la cultura e i sapori autentici? Benvenuti sull’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, un luogo che regala emozioni uniche a chiunque vi si avventuri. Dalle sue imponenti eruzioni alla quieta bellezza dei suoi vigneti, l’Etna è una delle destinazioni più affascinanti e variegate che si possa immaginare.
A Casa Farlisa, ci dedichiamo a farvi vivere la Sicilia più autentica, e oggi vogliamo accompagnarvi alla scoperta delle meraviglie di questo sito Unesco, fornendovi spunti e consigli preziosi per una visita indimenticabile.

Nonostante la sua fama di vulcano attivo, l’Etna è considerato relativamente sicuro per i visitatori, grazie a un’attenta vigilanza e monitoraggio costante. Gli esperti osservano ogni minima variazione dell’attività vulcanica, garantendo che le escursioni si svolgano in condizioni di massima sicurezza. Inoltre, le aree accessibili al pubblico sono attentamente delimitate, tenendo conto delle zone più stabili e meno esposte a rischi. Visitare l’Etna con guide esperte assicura un’esperienza affascinante e ben organizzata, in cui la natura mostra il suo lato spettacolare, senza pericoli per chi decide di esplorarla.

La storia e la geologia dell’Etna

L’Etna, con la sua maestosità, ha una storia geologica che si intreccia con l’evoluzione stessa della Terra. Si stima che la sua formazione sia iniziata circa 500.000 anni fa, quando una serie di eruzioni sottomarine diedero origine ai primi depositi vulcanici nella zona. Con il passare dei millenni, le eruzioni successive hanno contribuito a modellare il suo paesaggio unico, alternando fasi di intensa attività a periodi di relativa quiete.

La sua collocazione sulla placca tettonica africana, che si scontra con quella europea, è il motore principale della continua attività vulcanica. Questo dinamismo ha fatto dell’Etna una delle più importanti aree di studio per vulcanologi di tutto il mondo, offrendo uno sguardo privilegiato sulle forze primordiali che plasmano il nostro pianeta. Le sue colate laviche, ghiacciai antichi e crateri sempre mutevoli ci raccontano una storia di potenza e trasformazione che non smette mai di stupire.

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L’Etna non è solo un vulcano, ma un racconto di milioni di anni di trasformazioni naturali. Da tempi immemori, le sue eruzioni hanno modellato il paesaggio siciliano e arricchito il terreno rendendolo fertile e unico. Nella mitologia greca, qui era situata la fucina di Efesto, il dio forgiatore, alimentata dalla furia delle sue eruzioni. Camminare lungo i suoi crateri è come attraversare pagine vive di storia e leggenda.

Punti di interesse imperdibili

I crateri sommitali

I crateri sommitali dell’Etna rappresentano la parte più spettacolare e affascinante di questo vulcano attivo. Sono un gruppo di enormi aperture che si trovano sulla sommità, da cui emergono fumi, gas e spesso colate di lava. Ogni cratere ha una sua storia unica, plasmata da millenni di attività vulcanica. Il Cratere Centrale, il Cratere di Nord-Est, il Cratere di Sud-Est e la Bocca Nuova si ergono come vere e proprie finestre sul cuore infuocato della Terra. Osservare da vicino queste poderose manifestazioni naturali suscita un misto di meraviglia e rispetto, offrendo una connessione intima con le forze più primitive e potenti della Natura. Durante le giornate più limpide, dai crateri sommitali si può godere di una vista mozzafiato che spazia fino al mare e alle terre circostanti, rendendo l’esperienza indimenticabile.

Etna_crateri sommitali

Per chi cerca l’avventura, i crateri sommitali sono il cuore pulsante dell’Etna. Salire fin lassù, accompagnati da guide esperte, significa immergersi in un altro mondo, fatto di paesaggi lunari e vapori sulfurei. Una vista che lascia senza fiato.

La Valle del Bove

Etna_valle del bove

Una delle aree più suggestive è la Valle del Bove, un’enorme depressione vulcanica. Perfetta per gli appassionati di trekking, questo luogo offre panorami mozzafiato e la possibilità di osservare le tracce delle antiche colate laviche.
Questa straordinaria valle, caratterizzata da imponenti pareti di roccia vulcanica, è uno dei luoghi più affascinanti dell’Etna. La Valle del Bove, situata sul versante orientale, si presenta come un’enorme anfiteatro naturale, creato da millenni di eruzioni e crolli colossali. Camminare al suo interno è come fare un tuffo nel passato geologico dell’Etna, circondati da paesaggi che alternano colate di lava antiche a sentieri più recenti modellati dalla forza primordiale della Natura. Le sue dimensioni maestose e il silenzio che vi regna regalano un senso di pace e stupore a chi la visita. Ad ogni passo, si è rapiti dalla bellezza selvaggia e dalla varietà cromatica delle rocce vulcaniche, che vanno dal nero intenso al rosso ferroso. La Valle del Bove racconta, in tutta la sua magnificenza, la lunga e affascinante storia dell’Etna.

I borghi Etnei

I Borghi Etnei rappresentano veri e propri gioielli incastonati tra le pendici dell’Etna e la costa. Ciascuno con la propria storia, tradizioni e caratteristiche uniche, offrono al visitatore un viaggio nel tempo e nella cultura di questa terra straordinaria.

Zafferana Etnea

Conosciuta come “la Perla dell’Etna”, Zafferana Etnea è celebre per le sue vedute panoramiche mozzafiato e per le prelibatezze enogastronomiche. Il paese, immerso nel verde dei boschi e vigneti, si anima soprattutto durante l’Ottobrata, un evento che celebra i prodotti tipici locali come miele, vino e pistacchi. La sua vicinanza al vulcano lo rende un punto di partenza ideale per escursioni.

Milo

Piccolo e suggestivo, Milo è famoso per la purezza dell’aria e la produzione di vini bianchi d’eccellenza, come il celebre Etna Bianco DOC. Questo borgo è anche un paradiso per gli amanti della natura, grazie ai sentieri che si snodano tra i boschi circostanti. È noto, inoltre, per i numerosi eventi culturali che animano le sue vie durante i mesi estivi.

Linguaglossa

Linguaglossa, un borgo ricco di fascino situato sul versante settentrionale dell’Etna, è apprezzato per la sua architettura in pietra lavica e le tradizioni alpine che si mescolano con il calore siciliano. Il paese è una meta ambita da chi ama lo sport, grazie alla vicina stazione sciistica di Piano Provenzana, che offre l’esperienza unica di sciare con vista sul mare.

Randazzo

Randazzo è un borgo medievale che conserva intatto il fascino dell’antichità. Le sue stradine lastricate e le chiese costruite con pietra lavica narrano di un passato glorioso. Situato a un’altitudine ideale, Randazzo è avvolto da vigneti rigogliosi e rappresenta un centro di eccellenza per la produzione vinicola dell’Etna.

Trecastagni

Questo borgo, il cui nome significa “Tre Castagni”, è noto per il suo ricco patrimonio religioso e artistico. La Basilica di San Nicola è una delle principali attrazioni, unita alle numerose feste patronali che animano il paese tutto l’anno. Trecastagni è anche un luogo di relax, dove si può godere di uno scenario naturale e di un’atmosfera accogliente.

Ogni borgo etneo è ricco di storie da raccontare, profumi da respirare e paesaggi da ammirare, invitando chiunque a scoprire il cuore autentico della Sicilia.

Attività sportive e percorsi naturali

L’Etna, con la sua maestosità e il suo fascino, offre un’incredibile varietà di attività sportive ed escursionistiche adatte a ogni tipo di visitatore. Per gli amanti delle escursioni, i sentieri naturalistici conducono attraverso paesaggi unici, fatti di antiche colate laviche, foreste lussureggianti e panorami mozzafiato. Percorsi come il Sentiero della Schiena dell’Asino o il sentiero di Monte Zoccolaro sono tra i più apprezzati per esplorare la natura incontaminata.

Chi preferisce un’esperienza più dinamica può cimentarsi nel trekking fino ai crateri sommitali, un’attività affascinante che permette di sentire il respiro vivo della montagna. Per gli appassionati di mountain bike, l’Etna offre percorsi avventurosi, tra salite impervie e discese adrenaliniche. Durante l’inverno, invece, è possibile praticare sci e snowboard sui versanti della montagna, un’esperienza unica dove il candore della neve si incontra con il nero della lava.

Ogni attività sull’Etna permette di immergersi completamente nella straordinaria bellezza di questo vulcano, lasciandosi stupire dalla forza della natura.

Etna_ crateri 2002

L’Etna non si limita a offrire panorami da cartolina; qui si può vivere la natura in modo attivo. Dalle escursioni a piedi o in mountain bike alle discese sugli sci durante l’inverno, il vulcano si adatta a ogni stagione e passione. E per chi desidera qualcosa di più avventuroso? Provate un tour in quad o una scalata sui crateri laterali.

Gastronomia e vini dell’Etna

La terra vulcanica dell’Etna è sinonimo di autentiche eccellenze enogastronomiche. Qui vengono prodotti alcuni dei migliori vini italiani grazie ai vitigni autoctoni come il Nerello Mascalese e il Carricante. Una degustazione di vini in una delle numerose cantine della zona è un’esperienza che solletica i sensi e arricchisce l’anima.

Prodotti enogastronomici dell’Etna

L’Etna, con il suo suolo fertile e ricco di minerali, offre una varietà di prodotti enogastronomici che riflette la ricchezza di questa terra straordinaria. Oltre ai rinomati vini, qui si producono prelibatezze che combinano tradizione e autenticità.

Vini Etnei

Tra i frutti più celebri troviamo i pistacchi di Bronte, il cosiddetto “oro verde”, usati per preparare creme, dolci, salse e persino gelati dall’inconfondibile sapore. Altro protagonista della tavola etnea è il miele, prodotto in diverse varianti come millefiori, agrumi ed eucalipto, utilizzato sia nella pasticceria che come ingrediente raffinato di piatti salati.
Le castagne delle pendici etnee sono un altro prodotto tipico amato, perfette per zuppe o dolci, così come le noci, altrettanto celebri per la loro qualità. Da non dimenticare, poi, la frutta coltivata ai piedi del vulcano, come le ciliegie di Mascalucia, golose e succose, o le intense arance rosse di Sicilia, orgoglio regionale.

Infine, l’Etna è famosa anche per i suoi formaggi, pecorini e ricotte dai sapori autentici e intensi, spesso accompagnati da marmellate o miele locali. Ogni boccone dei prodotti dell’Etna racconta una storia di tradizione e legame profondo con la terra, regalando a chi li assaggia un’autentica esperienza multisensoriale.

Non dimenticate poi i prodotti tipici come i funghi porcini dell’Etna, le castagne e il miele. Ogni morso vi racconterà una storia di tradizione e passione.

Curiosità e peculiarità uniche

Sapevate che l’Etna ospita una grotta interamente scolpita nella lava, la “Grotta di Serracozzo”? O che le sue eruzioni, osservate persino dallo spazio, hanno attirato studiosi e turisti da ogni angolo del mondo? Questo luogo incarna la perfetta simbiosi tra mistero e scienza.

La Grotta di Serracozzo è una vera meraviglia naturale situata sul versante nord-est dell’Etna. Si tratta di una galleria di scorrimento lavico formatasi durante un’eruzione avvenuta nel 1971, un esempio spettacolare di come la potenza della natura possa creare ambienti straordinari. L’accesso alla grotta si trova a circa 1700 metri di altitudine, raggiungibile attraverso sentieri immersi in un paesaggio unico, tra distese di lava solidificata e vegetazione boschiva.

Entrando nella grotta, si resta affascinati dall’atmosfera surreale creata dalle pareti levigate e dai colori scuri della lava solidificata, che sembrano raccontare la storia tumultuosa dell’eruzione che l’ha generata. Il percorso interno è caratterizzato da passaggi stretti e ampi spazi che si aprono inaspettatamente, lasciando intravedere scorci suggestivi. La luce che penetra dall’ingresso illumina piccoli dettagli nei rilievi delle pareti, accentuando l’impressione di trovarsi in un’opera d’arte scolpita dalla natura stessa.

La Grotta di Serracozzo non è solo un luogo di straordinaria bellezza, ma anche una meta perfetta per gli appassionati di geologia e vulcanologia, che qui possono osservare da vicino le testimonianze dei processi vulcanici. Visitare questa grotta significa immergersi in un’esperienza fuori dall’ordinario, un viaggio nel cuore della terra che lascia un ricordo indelebile.

Etna vulcano
Etna vulcano

Come organizzare una gita perfetta sull’Etna

A Casa Farlisa vogliamo rendere la vostra esperienza sull’Etna semplice e memorabile. Ecco come possiamo aiutarvi a organizzare la vostra avventura:

  1. Prenotazione di guide locali: Collaboriamo con esperti conoscitori dell’Etna che vi guideranno tra crateri, percorsi e storie segrete.
  2. Itinerari su misura: Sia che preferiate un’escursione sportiva o una giornata enogastronomica, creeremo un percorso che soddisfi i vostri desideri.
  3. Degustazioni esclusive: Vi proporremo visite a cantine selezionate e ristoranti autentici per assaporare i sapori dell’Etna.
  4. Consigli di viaggio personalizzati: Dal miglior momento per visitare il vulcano agli accessori indispensabili, riceverete tutti i consigli di cui avete bisogno.

Scopri l’Etna con noi

L’Etna è molto più di una semplice destinazione turistica. È un’esperienza multisensoriale che unisce natura, storia, avventura e gusto.
Pronti a scoprire le meraviglie dell’Etna? Esploratele con la nostra guida esclusiva e trasformatelo nel vostro prossimo indimenticabile capitolo di viaggio.
Benvenuti in un’avventura che vi lascerà senza parole.

La visita guidata può essere svolta nell’arco di una giornata.

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Pantalica, tesoro nascosto della Sicilia

Patrimonio UNESCO

Pantalica, conosciuta ufficialmente come la Necropoli Rupestre di Pantalica, è inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO dal 2005. Situata tra i comuni di Sortino e Ferla, nella provincia di Siracusa, questa necropoli è uno dei siti archeologici più straordinari della Sicilia.
Pantalica è famosa per le sue antiche necropoli, scavate nella roccia calcarea a partire dall’età del bronzo. Questi sepolcri rupestri, che si estendono per diversi chilometri lungo le pareti della valle, testimoniano la presenza di una fiorente civiltà che abitò questi luoghi per secoli. La visita alle necropoli è un’esperienza unica e suggestiva, che permette di immergersi nella storia e nella spiritualità di un popolo antico.
Ma Pantalica non è solo archeologia. La riserva naturale che la circonda offre una straordinaria varietà di flora e fauna, con sentieri immersi nel verde che si snodano tra boschi di querce, lecci e carrubi. Camminando lungo questi percorsi, si possono ammirare piante rare e bellissime come l’Iris sicula e l’Orchidea di Pantalica, ma anche incrociare volpi, istrici e rapaci come il falco pellegrino.

Pantalica

Le Origini di Pantalica

La storia di Pantalica è una narrazione lunga millenni, iniziando nel Bronzo Antico (circa 13° secolo a.C.) e continuando fino al periodo bizantino nel Medioevo. Quest’area fu scelta come sito funerario per la sua posizione strategica e la difficoltà di accesso, che offriva protezione contro gli invasori. Le necropoli di Pantalica comprendono tombe di diverse epoche, che riflettono i cambiamenti nelle pratiche funerarie e nelle strutture sociali dei suoi abitanti. Le tombe più antiche sono semplici fosse, mentre quelle più recenti sono elaborate camere sepolcrali.
Durante l’eta del Ferro (9°-8° secolo a.C.), Pantalica divenne un importante centro politico e culturale, come testimoniato dalla complessità delle sue strutture abitative e dalla ricchezza dei corredi funerari. L’influenza greca, seguita dall’arrivo dei Bizantini, introdusse nuovi elementi architettonici e artistici, che possono essere osservati nelle rovine del villaggio e nelle pratiche religiose che si sono evolute nel tempo.

Percorsi consigliati

Il tour di Pantalica inizia solitamente al centro visitatori, dove i partecipanti possono acquisire mappe e guide informative. Qui, una breve introduzione storica prepara i visitatori all’immersione nell’antichità del sito.

Necropoli di Pantalica

La necropoli, che contiene oltre 5000 tombe scavate nella roccia, si estende lungo i ripidi fianchi delle gole del fiume Anapo e dei suoi affluenti. Le tombe sono di varie forme e dimensioni, alcune semplici e altre più elaborate, che indicano il rango sociale dei defunti. Durante il tour, una guida esperta spiegherà la storia e l’importanza del sito, offrendo una panoramica sulla vita e le usanze delle antiche popolazioni che abitavano quest’area. Questo percorso è leggermente più impegnativo, ma regala vedute spettacolari delle gole.

La valle dell’Anapo

Dopo aver esplorato le tombe, il tour può proseguire con una passeggiata lungo le sponde del fiume Anapo. Questa zona è ideale per gli amanti del birdwatching e per chi apprezza la flora mediterranea. Le acque cristalline del fiume invitano a momenti di riflessione e rilassamento, circondati da una natura rigogliosa. Un’escursione pianeggiante tra il verde, ideale anche per bambini piccoli.

Il villaggio Bizantino

Proseguendo, si raggiungono i resti del villaggio bizantino, dove è possibile esplorare il palazzo del principe e la chiesa di San Micidiario. Questi edifici offrono una finestra sul quotidiano e sull’architettura domestica e religiosa del periodo medioevale.

Grotta dei pipistrelli

Il tour può includere anche una visita alla Grotta dei Pipistrelli, un sito ecologicamente significativo che ospita diverse specie di pipistrelli, illustrando l’importanza di Pantalica anche dal punto di vista biologico.

Il territorio circostante è costellato di pittoreschi borghi rurali, dove il tempo sembra essersi fermato e dove si possono gustare i sapori autentici della cucina siciliana. A Ferla, piccolo paese arroccato su una collina, si può visitare il museo etno-antropologico e assaggiare il famoso pane locale, cotto nei forni a legna secondo antiche ricette. A Sortino, altro suggestivo borgo medievale, si possono ammirare le chiese barocche e degustare il rinomato miele di sulla, prodotto dalle api che bottinano i fiori di questa pianta selvatica.

Consigli per i visitatori

Indossare scarpe comode e abbigliamento adatto per camminate su terreni accidentati. Le temperature possono variare molto, quindi è consigliabile vestirsi a strati.
La primavera e l’autunno sono i periodi ideali per visitare Pantalica, grazie al clima mite e alla natura rigogliosa. L’estate può essere molto calda, quindi è consigliabile pianificare la visita nelle ore più fresche della giornata.
Portare acqua a sufficienza e uno snack leggero, poiché non ci sono punti ristoro lungo il percorso.
È consigliabile prenotare un tour guidato per apprezzare pienamente la storia e l’archeologia del sito.
Per una visita più approfondita, considerate l’idea di partecipare a un tour guidato. Le guide locali possono offrire informazioni preziose sulla storia e sulla geologia del sito, arricchendo notevolmente l’esperienza.
Sito Ufficiale del Parco Archeologico di Pantalica

Il tempo necessario per una visita completa è di circa 8 ore.


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Cosa vedere a Scicli, seconda parte

Vi abbiamo già raccontato cosa vedere a Scicli nel nostro precedente articolo, concentrandoci sui siti museali di via Mormina Penna. Ma ovviamente questa piccola cittadina tardo-barocca siciliana, patrimonio Unesco dal 2002, offre molto altro. Quindi in quest’articolo percorreremo i quartieri più caratteristici e panoramici e gli edifici che non potrete mancare di visitare.

La Chiesa di San Matteo

La Chiesa di San Matteo, si erge maestosamente sulla sommità dell’omonimo colle. Questo edificio religioso è un punto di riferimento iconico per Scicli. La sua posizione elevata offre una vista mozzafiato sulla città e un panorama che vale la lunga scalinata per raggiungerla.
Già nell’alto medioevo, una chiesa occupava il sito dove oggi sorge l’attuale Chiesa di San Matteo. Questo luogo sacro, immortalato in numerose tele e incisioni conservate nelle chiese di Scicli, testimonia la lunga storia religiosa del colle, con la sua caratteristica torre campanaria che si staglia nel il cielo.
In seguito al terremoto che colpì la regione nel 1693, Scicli fu ricostruita in un’area più a valle, eccezion fatta per la sua chiesa principale. La chiesa infatti venne riedificata in stile settecentesco, diventando un esempio significativo dell’architettura tardo barocca. La devozione dei cittadini per il sito che conservava le reliquie del Beato Guglielmo, un eremita locale morto nel 1404, era talmente profonda che, nonostante l’opposizione del vescovo di quel tempo, si prese la decisione di erigere nuovamente la chiesa nella medesima posizione sulla collina.
Nel 1874 la chiesa fu definitivamente abbandonata, dopo un ambiziosa ristrutturazione iniziata nel 1704. Il tetto venne rimosso per precludere ogni possibilità di ripristino, e il Duomo fu spostato nella Chiesa di Sant’Ignazio situata in Piazza Italia.
Guardandola dalla città ricostruita a seguito del sisma, la chiesa svetta sul colle, offrendo una prospettiva della facciata laterale, culminante con il campanile settecentesco eretto in sostituzione di quello precedente distruttosi. 
La facciata incompiuta, di una sobrietà raffinata, si articola su due livelli: il primo presenta tre ingressi principali, arricchiti da lesene e colonnati, mentre il livello superiore è impreziosito da un grande finestrone centrale, fiancheggiato da decorazioni naturalistiche e pennacchi.
L’imponente struttura della Chiesa di San Matteo è caratterizzata da un impianto basilicale con tre navate e una serie di absidi rettangolari che creano uno spazio sacro di notevole impatto visivo. La presenza di una cripta sotto la chiesa, utilizzata storicamente per le sepolture fino al 1884, aggiunge un ulteriore livello di interesse storico.
Esternamente, un vasto piazzale accoglie i visitatori sia frontalmente che lateralmente, completato dalla presenza di un orologio, che si ritiene sia ispirato all’originale preesistente al terremoto sul vecchio campanile.
Negli anni ’90, una complessa e articolata opera di restauro ha ridato vita alla Chiesa di San Matteo, mirando a stabilizzarne la struttura e ripristinare gli elementi architettonici danneggiati. Una delle scelte più significative e contestate fu quella di realizzare una nuova copertura in cemento armato per proteggere l’edificio dalle intemperie.
Il nuovo tetto sollevò preoccupazioni riguardo l’impatto estetico e la compatibilità con le strutture esistenti, oltre ai potenziali problemi statici legati al peso della nuova copertura e alla diversa risposta alle sollecitazioni dei materiali utilizzati rispetto a quelli originali.

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La Chiesa di San Matteo dall’omonimo colle

Il quartiere di San Matteo

Il quartiere di San Matteo si estende attorno all’omonima chiesa, è arroccato lungo una delle colline che dominano la città di Scicli. Questo quartiere, tra i più antichi della città, è caratterizzato da una rete di stretti vicoli e scalinate che si snodano tra edifici storici, offrendo scorci suggestivi e panorami mozzafiato sul centro di Scicli.
Passeggiando per il quartiere di San Matteo, si può percepire il fascino di un tempo passato, con le abitazioni che conservano un’atmosfera d’altri tempi. Tra questi edifici spiccano palazzetti nobiliari, testimoni dell’antica prosperità della zona, e piccole chiese che svelano l’intensa vita religiosa del quartiere.

Cosa vedere a Scicli_Vista da San Matteo
La vista panoramica dal quartiere di San Matteo su Scicli

Palazzo Beneventano

Palazzo Beneventano, situato nel cuore della cittadina, è uno dei più esemplari ed emblematici monumenti del barocco siciliano. Fu edificato sui resti di un precedente edificio medievale, gravemente danneggiato dal terremoto. La sua costruzione è attribuita alla famiglia Beneventano, una delle più influenti di Scicli, che lo commissionò come simbolo del proprio potere e status sociale.  Palazzo Beneventano, è celebre per la sua stravaganza e ricchezza decorativa, evidenziata da giochi di luce e ornamenti abbondanti. Sir Anthony Blunt, storico dell’arte, lo considera uno dei più importanti e originali monumenti barocchi del Settecento. E’ caratterizzato da balconi con inferriate in ferro battuto e sostenuti da mensoloni decorati con animali fantastici, espressioni grottesche che rappresentano figure mitologiche, animali e motivi vegetali.
Questi elementi decorativi non sono puramente ornamentali ma simboleggiano il potere, la protezione e la fertilità, secondo la simbologia barocca.
Palazzo Beneventano, è descritto come un “capolavoro del genio creativo umano” dell’epoca tardo-barocca.

Cosa vedere a Scicli_Palazzo Beneventano
La facciata di Palazzo Beneventano
Cosa vedere a Scicli_Palazzo Beneventano
La vista sul colle di San Matteo dai balconi di Palazzo Beneventano


I suoi interni, normalmente non accessibili al pubblico, sono rimasti avvolti nel mistero per anni. Successivamente alla straordinaria apertura durante “Le Vie dei Tesori”, hanno rivelato decorazioni grottesche, storie di incursioni saracene e piraterie nel Mediterraneo, offrendoci così uno spaccato unico sulla cultura e l’arte del periodo, con l’obiettivo di stupire e meravigliare i visitatori.
Uno degli aspetti notevoli della costruzione è la presenza di un cortile interno, elemento caratteristico dell’architettura residenziale barocca, che fungeva da spazio privato all’aperto. Quest’area è inoltre circondata da un elegante porticato decorato.
L’edificio si distingue particolarmente per la parte ad angolo caratterizzata da un imponente cornicione che collega due facciate stilisticamente simili, creando un punto di demarcazione verticale unico. Questa area così particolare nel suo genere, è impreziosita da decorazioni sulle lesene bugnate ed arricchita da due teste di moro in posizione elevata, con una raffigurazione di San Giuseppe nella parte bassa.
Oggi, il palazzo attira visitatori da tutto il mondo, desiderosi di ammirare le sue facciate elaborate. 

San Bartolomeo

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La Chiesa di San Bartolomeo, Scicli

Situata nel cuore di Scicli, la Chiesa di San Bartolomeo è un prezioso testimone della storia architettonica e culturale della città. Risale ai primi decenni del XV secolo ed è sopravvissuta in gran parte al disastroso terremoto del 1693. Questo edificio sacro, con la sua maestosa facciata, è un esempio eloquente del passaggio dalla ricca esuberanza tardo barocca alla sobrietà del neoclassicismo. Un cambiamento di gusto evidente già nei primi lavori del suo prgettista, l’architetto siracusano Salvatore Alì.
La facciata è caratterizzata da un’influenza neoclassica nell’uso di colonne trabeate che riflettono il rigore palladiano e sono disposte in sequenza ascendente verso i grandi costoloni della cupola. Per questo motivo l’edificio rivela un netto passaggio stilistico. Nonostante questi elementi, la composizione volumetrica e l’effetto scenico conferiscono all’edificio un carattere barocco, sottolineando una continuità con la tradizione artistica precedente.


L’interno della chiesa, articolato in una navata unica con un’esedra rettangolare al termine e due cappelle simmetriche a metà percorso, funge da transetto ma con altezze delle volte ridotte, mostrando una chiara disposizione spaziale, tipica delle chiese barocche, che permette di dirigere l’attenzione dei fedeli verso l’altare maggiore. L’aula è introdotta da un nartece e impreziosita da un ricco apparato decorativo in stucco, in parte dorato, che copre l’arco temporale dalla metà del XVIII secolo fino al 1864, rappresentando uno dei migliori esempi di spazialità barocca e rococò in Sicilia.
Gli affreschi che adornano la volta narrano episodi della vita di San Bartolomeo, illustrando momenti di preghiera, benedizione e martirio. La luce filtra attraverso le finestre poste in alto, creando giochi di luce che esaltano la ricchezza degli ornamenti interni, creando un’atmosfera di contemplazione.
Tra le opere d’arte di notevole importanza conservate nella chiesa spiccano la tela dell’altare maggiore che rappresenta il Martirio di San Bartolomeo di Francesco Pascucci e l’Immacolata fra Santi di Cassarino.
Il presepe ligneo del 1573, attribuito alla scuola napoletana di Pietro Padula, è un capolavoro di rara bellezza e qualità. Originariamente era composto da sessantacinque statue di un metro di altezza, di cui oggi ne rimangono soltanto ventinove. La scena della Natività è collocata al centro, con contadini e pastori a fare da coro e angeli-pastorelli a sospenderla nel cielo, aggiungendo un tocco di magia e trascendenza alla narrazione artistica della chiesa.

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L’interno della Chiesa di San Bartolomeo

Il Quartiere di San Bartolomeo

Il quartiere circostante conserva ancora oggi l’impronta barocca, coni suoi vicoli sinuosi, i palazzi nobiliari e le case con balconi in ferro battuto affacciati su strade in pietra calcarea. 
San Bartolomeo è un luogo carico di significati sociali e culturali. Qui la comunità si riunisce per celebrare feste religiose e tradizioni locali, mantenendo vive le sue usanze. Questa dimensione sociale e spirituale, insieme alla ricchezza architettonica, rende il quartiere un luogo, dove il patrimonio storico si intreccia indissolubilmente con la vita degli abitanti.

La Chiesa di Santa Maria la Nova e le festività religiose

La Chiesa di Santa Maria La Nova, che dal 1994, ospita il Santuario di Maria SS. della Pietà, trova la sua origine nel culto mariano nella cava di Santa Maria La Nova, in un tempo antico, che si presume d’epoca bizantina. Documentazioni attestano l’esistenza di un antico luogo di culto precedente. Una modesta chiesa dedicata a Sancta Maria Pietatis. la struttura pertanto ha vissuto una lunga storia di cambiamenti, rifacimenti e restauri che ne hanno definito l’attuale aspetto. Fu ricostruita, in seguito al terremoto, seguendo i canoni dell’arte barocca, che in quel periodo trovava la sua massima espressione nell’isola.
Santa Maria La Nova ha una facciata imponente e armoniosa, che seduce lo sguardo con il suo gioco di volumi, nicchie e statue. Il portale d’ingresso, incorniciato da colonne tortili e sormontato da un elaborato timpano, invita i fedeli e i visitatori a entrare in uno spazio sacro dove il tempo sembra sospendersi.

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L’interno della Chiesa di Santa Maria La Nova a Pasqua

L’edificio mostra un chiaro stile neoclassico, particolarmente evidente all’interno grazie all’uso armonico delle paraste, ispirate agli edifici termali romani.
Internamente è suddiviso in tre navate, con altari laterali dedicati a vari santi, che si espandono verso l’alto e si illuminano di una luce soffusa che filtra dalle finestre laterali. L’aula voltata è arricchita da tre cappelle cupolate per lato connesse tra loro, ciascuna dedicata a un santo o a un episodio della vita di Maria.
Un profondo coro quadrangolare, opera di Giuseppe Venanzio Marvuglia, chiude l’aula, separato da un arco trionfale.
Al centro dell’attenzione si trova l’altare maggiore, dominato dalla presenza di una tela che rappresenta la Vergine Maria, a cui la chiesa è dedicata. Quest’opera, insieme al prezioso corredo di arredi liturgici che adornano l’altare, testimonia la ricchezza artistica e la profondità spirituale che caratterizzano questo luogo.
Il complesso abbonda di sculture, pitture e reliquie di notevole interesse storico e artistico. Adiacente alla struttura ecclesiastica c’è il giardino di San Guglielmo con l’omonima chiesetta e il tronco del cipresso che, secondo la tradizione, fu piantato dal Santo.

Il Quartiere di Santa Maria La Nova

Il quartiere intorno alla chiesa conserva l’atmosfera di un tempo, con le sue strade strette e acciottolate che racchiudono storie di vita quotidiana e tradizione. Le abitazioni, con le loro facciate in pietra locale, i balconi in ferro battuto e i cortili interni, parlano di un’architettura che ha saputo resistere al tempo, conservando il fascino più autentico di Scicli.
In questo quartiere, la vita scorre lenta, seguendo i ritmi delle stagioni e delle festività religiose, tra cui la più famosa ed amata è durante la Settimana Santa. In queste occasioni, la piazza antistante la chiesa si trasforma in uno spazio di preghiera, dove i cittadini e i visitatori si riuniscono per partecipare attivamente alla vita spirituale.

Le Feste religiose

Queste festività, di cui vi abbiamo raccontato nel nostro articolo dedicato alla Pasqua in Val di Noto, sono occasioni per la comunità di riaffermare le proprie tradizioni. I festeggiamenti religiosi a Santa Maria La Nova, con la loro ricchezza di simboli, musica e condivisione, contribuiscono a mantenere vivo il legame tra i cittadini e la loro storia, promuovendo al contempo la città come un luogo di interesse culturale e turistico.
Tra le celebrazioni che vi si svolgono, la Festa di San Giuseppe è particolarmente significativa. Questa ricorrenza, che cade il 19 marzo, vede la chiesa e le strade circostanti adornate di fiori e luci. Tradizionalmente, viene allestito un “altare di San Giuseppe” all’interno della chiesa. Qui si esporranno pani artistici e altri alimenti, simboli di abbondanza e prosperità, che verranno poi distribuiti agli indigenti. La processione con la statua di San Giuseppe, accompagnata da musica sacra e preghiere, attraversa le vie della città in un momento di profonda devozione.
Altro momento di grande rilievo è la celebrazione della Settimana Santa, culminante con la Festa di Pasqua e il Cristo risorto, “U Gioia”, una processione gioiosa e colorata. Durante questi giorni, la chiesa diventa il fulcro di riti antichi e processioni evocative che ripercorrono gli ultimi giorni di vita di Gesù Cristo. Il “Venerdì Santo”, particolarmente emozionante, è caratterizzato dalla processione di un magnifico simulacro della Madonna Addolorata, nota come “dell’Ospedale”.

Le grotte di Chiafura, un viaggio nel tempo

Chiafura oggi parco archeologico, è un’area che risale all’VIII-X secolo. Situata lungo il fianco del colle di San Matteo, si estende dalla sommità della collina, vicino alle fortificazioni del Castello dei Tre Cantoni, fino alla valle sottostante di San Bartolomeo.
Le informazioni sul sito archeologico in epoca protostorica sono limitate. Tuttavia, frammenti ceramici risalenti all’Antica Età del Bronzo e ad altri periodi indicano una continua frequentazione del sito.
Prima di diventare un insediamento rupestre infatti, l’area fungeva da necropoli in età bizantina, tra il V e il VII secolo d.C., con tombe ad arcosolio che divennero abitazioni. Successivamente fu trasformata in insediamenti abitativi durante l’Altomedioevo, divenendo un quartiere urbano tra l’VIII e il X secolo, a seguito dell’incastellamento iniziato nell’età bizantina, periodo che coincide con la conquista Araba. L’insediamento trogloditico occupava pareti terrazzate formate dalla confluenza di due cave, con le grotte abitative allineate.
La necessità di difesa dalle incursioni aveva spinto gli abitanti a trasferirsi dall’area costiera verso l’interno. E a Chiafura la protezione era garantita dalla posizione strategica su speroni naturali.
Dopo la caduta sotto i Normanni nel 1091, il fenomeno del trogloditismo in Sicilia crebbe, influenzato dall’arrivo di popolazioni dall’Italia meridionale. Le prime evidenze di abitazioni rupestri risalgono al XIV secolo, ma fu solo a partire dal XV secolo che l’insediamento cominciò a espandersi.
Le grotte rimasero abitate fino alla metà del XX secolo, con l’avvento delle abitazioni moderne. Si assistette al loro progressivo abbandono, seppur con molte resistenze da parte dei residenti che in esse sperimentavano un forte senso di comunità e appartenenza.
Questo luogo ci racconta la vita quotidiana di una comunità, dall’agricoltura che l’ha sostenuta alle pratiche religiose che l’hanno mantenuta unita. Le grotte sono il riflesso antico di una società profondamente in sintonia con il suo ambiente, che utilizzava le risorse naturali per costruire una vita ricca di interazioni sociali.
Nel 1959, un gruppo di intellettuali, tra cui Renato Guttuso, Carlo Levi, Maria Antonietta Macciocchi, Pier Paolo Pasolini, Antonello Trombadori e Paolo Alatri, visitò il sito per esplorare le condizioni di vita degli “aggrottati”, portando alla luce sfide sociali e abitative.
La fine del XXI secolo vide un rinnovato interesse per Chiafura, con sforzi per preservarne il valore.
Le Grotte sono un museo rupestre vivente, una testimonianza di ingegno umano e resilienza, da conservare come memoria del passato per le generazioni future. La storia di questo luogo è la nostra storia, uno specchio che riflette l’esperienza umana attraverso i secoli.

La Chiesa della Consolazione

La Chiesa della Consolazione, è situata nel cuore della suggestiva cava di S.M la Nova. Un luogo di culto che si distingue per la sua ricca stratificazione storica e architettonica, testimoniando le fasi di ricostruzione che si sono susseguite nei secoli. Nel XV secolo, la presenza di un tempio dedicato a S. Tommaso Apostolo segna l’inizio della storia di questo sito sacro. Successivamente, nella seconda metà del XVII secolo, la chiesa fu riedificata dopo il devastante terremoto del 1693.
La facciata della chiesa, è caratterizzata da un’imponente struttura divisa in due ordini. Il primo ordine presenta lesene tuscaniche e un elegante portone centrale. Il secondo è impreziosito da lesene composite che incorniciano la finestra principale, fonte di luce per la navata centrale. Il timpano triangolare che corona la facciata e il privilegio di Patrona Civitatis, concesso da Filippo IV di Spagna nel 1645, sottolineano l’importanza storica del luogo.
L’interno, caratterizzato da uno stile tardo-barocco, è suddiviso in tre navate sostenute da pilastri tuscanici. Qui, si trovano cappelle laterali con volte a botte e un’abside semicircolare, coperta da una cupola ribassata. L’edificio ecclesiastico conserva un ricco patrimonio artistico, tra cui spiccano il portale d’ingresso gotico seicentesco e il pavimento in pietra calcarea e pece, decorato con motivi geometrici e floreali.
Notevole è il campanile isolato della costruzione, che si distingue per la sua cuspide decorata con ceramiche colorate, un elemento unico nell’architettura religiosa di Scicli. La Consolazione custodisce opere d’arte di valore. Tra queste le statue lignee che raffigurano la Flagellazione di Cristo e una tela del XVII secolo che ritrae Gesù con le anime del Purgatorio.

Cosa vedere a Scicli_Chiesa della consolazione
Chiesa della Consolazione, Scicli

Convento del Rosario

Il Convento del Rosario, si erge sulla cima del Monte Campagna, uno dei tre principali valloni di Scicli. Fu costruito nel 1516 e originariamente consacrato alla Madonna di Monserrato. Successivamente fu ampliato grazie al contributo di numerosi fedeli locali.
Nel 1567, divenne di proprietà dai padri Domenicani, cambiando il suo nome in chiesa del Santissimo Rosario. Il convento così venne dedicato alla venerazione del Rosario, una pratica devozionale centrale nella spiritualità cattolica, particolarmente promossa dall’ordine monastico a cui era affiliato. Nel corso degli ultimi tre secoli l’edificio è stato oggetto di restauri e modifiche, pur scampando a gravi danni durante il terremoto del 1693. Esternamente ha un elegante stile neoclassico, che si inserisce armoniosamente nel contesto urbano e naturale. All’interno, la chiesa presenta una struttura a navata unica che si ispira al tardo barocco siciliano e ai rifacimenti del XIX secolo.
Oggi, il convento luogo di bellezza e pace, ospita anche un centro diurno di formazione per i bambini delle famiglie più bisognose. Riflettendo l’impegno a sostegno della comunità locale.

Convento della Croce

Santa Maria della Croce a Scicli, è un sito di grande importanza storica e culturale, situato sulla sommità dell’omonimo colle. Fondato nel 1528, come indicato da un cartiglio a losanga sul prospetto della chiesa, il complesso comprende un convento, una chiesa, un oratorio e due cortili. Questo lo rende uno degli edifici più antichi e rappresentativi della città a seguito del devastante terremoto​​.
La storia di questo luogo inizia nel XVI secolo, con l’oratorio dedicato alla Madonna di Sion, preesistente alla costruzione della chiesa e del convento, risalente alla seconda metà del XV secolo. Questo oratorio è notevole per gli affreschi del XV e XVI secolo, ora conservati nella chiesa di Santa Teresa a Scicli. Dopo l’Unità d’Italia, il complesso fu venduto e divenne proprietà privata, per poi essere espropriato dalla Regione alla fine del XX secolo e restaurato​​.
La chiesa e il convento si distinguono per gli elementi tardogotici, sopravvissuti al terremoto del 1693, inserendosi in modo unico nel contesto barocco locale. La prima presenta una navata unica con abside semicircolare. La facciata, in stile tardogotico, è caratterizzata da colonne tortili e archi, a tutto sesto e a sesto acuto. Accanto si trova l’oratorio della Madonna di Sion, con un prospetto decorato da semicolonne e un arco trilobato​​.
Oltre alla sua importanza architettonica, il complesso ha svolto un ruolo significativo nella vita religiosa e culturale di Scicli, ospitando i frati minori dell’ordine Francescano. Oggi, il complesso è aperto al pubblico ed offre la possibilità di esplorare le bellezze artistiche e storiche del sito. E’ inoltre parte della vita contemporanea della cittadina ospitando eventi musicali e rappresentazioni teatrali​​.
Il complesso è facilmente accessibile dal centro storico della città. La sua posizione elevata offre viste panoramiche mozzafiato su Scicli e sui dintorni.

La Chiesa e il Convento del Carmine

La Chiesa e il convento del Carmine si distinguono per la loro posizione in una piazza affascinante di Scicli, con la chiesa che risalta per la sua bellezza architettonica in stile barocco, particolarmente quando la luce solare mette in risalto la pietra calcarea dorata dell’edificato. Questo complesso è apprezzato per la sua atmosfera tranquilla e per l’area pedonale antistante, in cui i visitatori possono rilassarsi e godersi la piazza.
L’edificio eretto nel XVIII secolo, fu costruito su un impianto preesistente, testimoniando la resilienza e la dedizione della comunità locale nel preservare i propri luoghi di culto.
Esternamente la facciata è sobria ma elegante, caratteristica tipica del barocco siciliano. E’ caratterizzata da un portale maestoso, sormontato da un timpano curvilineo, e da finestre decorate che permettono alla luce di filtrare all’interno, creando un’atmosfera mistica. Un piccolo campanile, situato a fianco della chiesa, completa l’esterno, aggiungendo un elemento verticale.
Entrando nella chiesa del Carmine, si viene immediatamente colpiti dalla luminosità e dall’ampiezza della navata, elemento che contraddistingue molti edifici religiosi barocchi. L’interno è arricchito da stucchi e opere d’arte di valore, tra cui tele e sculture che narrano storie bibliche e di santi del culto carmelitano.
Il soffitto è adornato da affreschi a tema, eseguiti con maestria da artisti del tempo, che invitano alla riflessione spirituale. L’altare maggiore, opera di pregevole fattura, è un punto focale che attira lo sguardo dei fedeli e dei visitatori, simbolo dell’eucaristia e del sacrificio cristiano.

Un tour completo dei siti raccontati richiede una media di circa 8 ore.

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Alla scoperta di Noto e del suo territorio

Andiamo a scoprire insieme il meglio di Noto, a circa 45 minuti da Casa Farlisa, conosciuta per la sua architettura unica, attraverso un tour che renderà la vostra vacanza indimenticabile.
Noto, gioiello del barocco siciliano, è una città che racchiude secoli di storia e cultura. E’ una testimonianza eloquente della grandezza artistica e architettonica del XVIII secolo. La città, fondata più di 2800 anni fa, ha vissuto periodi di splendore sotto i Greci, i Romani, gli Arabi e i Normanni. Ricostruita magnificamente dopo il terremoto del 1693, rappresenta una delle espressioni più sublimi del tardo barocco siciliano. Le sue chiese, i palazzi nobiliari, e le piazze ampie e luminose narrano storie di un passato glorioso, di una resilienza incrollabile e di un amore profondo per la bellezza.
Ma Noto non è solo un museo a cielo aperto; è un luogo vivace, dove la storia si intreccia con la vita quotidiana dei suoi abitanti. Ogni pietra, ogni balcone scolpito, ogni facciata parla di un passato che continua a pulsare nel presente. 
Per scoprire il meglio di Noto, la città vi inviterà a perdervi tra le sue strade, a scoprire i piccoli dettagli che rendono ogni angolo unico.

La storia di Noto: dalle origini al Rinascimento Barocco 

La storia di Noto affonda le sue radici nell’antichità. Fondata dai Siculi, antico popolo dell’isola, Noto divenne presto un centro importante sotto i Greci e i Romani. Questo periodo lasciò impronte indelebili, come testimoniano i resti archeologici sparsi nei dintorni della città attuale. Noto antica infatti, situata a circa 8 km a nord dell’attuale cittadina, era un crocevia di culture e commerci, un melting pot di influenze che hanno plasmato l’identità storica e culturale della cittadina.
Il 1693 segnò una svolta drammatica nella storia di Noto. Un devastante terremoto colpì la Sicilia sud-orientale, distruggendo gran parte degli edifici sul territorio. Invece di arrendersi alla distruzione, i locali videro questa calamità come un’opportunità per rinascere. Fu così che nacque la Noto odierna, ricostruita con uno splendore mai visto prima.
Gli architetti del tempo, come Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi, furono i protagonisti di questa rinascita. Essi disegnarono la città in stile barocco, con strade ampie e palazzi decorati che si aprivano su piazze grandiose. Questa pianificazione urbana non era solo estetica; rifletteva un nuovo approccio alla vita e all’arte, un’armonia tra l’uomo e il suo ambiente.
La Noto del XVIII secolo divenne un capolavoro del barocco. Le sue chiese, con facciate ed interni riccamente decorati, erano espressioni di una fede profonda e di un’arte eccelsa. I palazzi nobiliari, con i loro balconi scolpiti e cortili interni, parlavano di una società che valorizzava la bellezza e la grandiosità. Noto divenne un simbolo del rinascimento barocco, un luogo dove l’arte e l’architettura si fondono per creare un’esperienza visiva e spirituale unica.

I più bei siti da visitare a Noto

Il cuore pulsante di Noto è senza dubbio la Cattedrale di San Nicolò. Situata in cima ad una scalinata monumentale, questa chiesa è un trionfo del tardo barocco siciliano. La facciata imponente, adornata con statue di santi e motivi ornamentali, accoglie i visitatori in un mondo di grandiosità spirituale. All’interno, la navata luminosa e gli altari laterali riccamente decorati sono un esempio squisito di arte e artigianato. La Cattedrale non è solo un luogo di culto, è un simbolo della resilienza della città, che avendo subito ulteriori gravi danni nel terremoto del 1990, la restaurò e riportò al suo splendore iniziale.

Un altro gioiello architettonico immancabile, per scoprire il meglio di Noto, è Palazzo Ducezio, sede del Municipio. Questo edificio, con la sua facciata elegante e il salone degli specchi all’interno, rappresenta il potere e la ricchezza della Noto barocca. Ogni dettaglio del palazzo, dalle finestre alle decorazioni murali, è un omaggio all’arte barocca. La visita a Palazzo Ducezio offre una prospettiva unica sulla storia amministrativa e sociale della città.

Via Nicolaci è il cuore della vita culturale e artistica di Noto. Famosa per il Palazzo Nicolaci di Villadorata con i suoi balconi unici, questa strada è un esempio vivente della creatività del barocco. Ma è l’Infiorata, il festival annuale dei fiori, che trasforma Via Nicolaci in una tela colorata. Durante l’Infiorata, artisti da tutto il mondo creano immagini elaborate usando petali di fiori, creando un’esperienza visiva mozzafiato che celebra la bellezza, la creatività e le tradizioni locali.

I tesori nascosti di Noto: piccole chiese e palazzi storici

Chiesa di Santa Chiara

Per scoprire il meglio di Noto, non potrete mancare di aver visitato i suoi palazzi e le sue chiese.
La Chiesa di Santa Chiara è un gioiello nascosto nel tessuto urbano. Questo luogo di culto, meno noto rispetto alla grande Cattedrale, offre un’intimità e una spiritualità uniche. L’interno, con i suoi affreschi delicati e l’altare magistralmente scolpito, è un rifugio di pace e bellezza. La chiesa riflette la devozione e l’arte della comunità locale.
Palazzo Nicolaci, situato nella famosa Via Nicolaci, è l’epitome dell’eleganza barocca. Conosciuto per i suoi balconi elaborati, che sembrano danzare sulla facciata dell’edificio, questo palazzo era la residenza dell’aristocratica famiglia Nicolaci. Ogni elemento architettonico del palazzo, dai soffitti dipinti ai pavimenti in marmo, racconta una storia di opulenza e raffinatezza.
Noto è disseminata di altri edifici storici che meritano una visita. La Basilica del Santissimo Salvatore, con la sua facciata semplice ma elegante, è un esempio di come il barocco si fonde con l’ambiente urbano. Palazzo Trigona, con i suoi interni lussuosi, mostra un altro aspetto della vita aristocratica della città. Questi edifici, insieme a tanti altri, compongono il ricco tessuto storico e culturale di Noto.

Noto oltre l’architettura: cultura, tradizioni e musica

La città è resa vivace grazie ai festival ed eventi culturali che celebrano la sua storia e il suo patrimonio. L’Infiorata di Noto, con la sua esplosione di colori e creatività, è un esempio lampante di come la comunità celebra le sue radici e la sua cultura. Questa ricorrenza, ha preso vita negli anni ’80 e da allora è diventata un evento annuale che celebra la primavera. Questa festa ha le sue radici nelle tradizioni floreali della Chiesa, dove i fiori venivano usati per creare “tappeti” durante le festività importanti.
Ogni maggio, le strade di Noto si trasformano in una galleria d’arte a cielo aperto. Artisti provenienti da tutto il mondo disegnano e realizzano enormi murales composti interamente di fiori, creando scenari effimeri e mozzafiato.
L’Infiorata non è solo un’esibizione artistica; è un evento che unisce la comunità e attira turisti da ogni angolo del mondo, promuovendo la cultura locale e l’artigianato.
La Festa di San Corrado, il patrono di Noto, viene celebrato ogni febbraio con una grande processione che attraversa la città. Questa ricorrenza è un misto di devozione religiosa, tradizioni locali e festeggiamenti che includono musica, cibo e fuochi d’artificio.

Scoprire il meglio di Noto_Festa di San Corrado
Festa di San Corrado, Noto

La scena teatrale di Noto è vivace, con rappresentazioni che vanno dal teatro classico alle moderne performance d’avanguardia, spesso tenute in luoghi storici come il Teatro Tina Di Lorenzo. Un gioiello architettonico, noto anche come Teatro Comunale, che ospita una varietà di spettacoli. L’interno del teatro, splendidamente conservato, riflette l’eleganza e il fascino del passato.
NotoMusicaFestival, è un evento che si tiene nel periodo estivo e presenta una serie di concerti che spaziano dalla musica classica al jazz, esibendo sia talenti locali che artisti internazionali.

Escursioni a Noto e dintorni

Noto non è solo una città storica, circondata da un paesaggio naturale mozzafiato, offre numerose opportunità per gli amanti delle escursioni. 
La Riserva naturale di Vendicari, è un’oasi naturale, un vero e proprio paradiso per birdwatchers e amanti della natura. Con sentieri ben segnalati che serpeggiano tra laghetti costieri e dune sabbiose, è un luogo perfetto per osservare la fauna selvatica, in particolare durante la migrazione degli uccelli.
Cava Grande del Cassibile è invece una profonda gola naturale, che offre agli intrepidi escursionisti, una vista spettacolare e l’opportunità di nuotare nei bellissimi laghetti naturali. È un’avventura indimenticabile, con sentieri che portano ai famosi laghetti di acque cristalline. Se desiderate intraprendere quest’escursione è Importante indossare scarpe adatte ed essere preparati ad un sentiero ripido e avventuroso, che renderà quest’esperienza un’escursione indimenticabile, ma non adatta a tutti.

Laghetti di Cava Grande del Cassibile_Scoprire il meglio di Noto
Laghetti di Cava Grande del Cassibile

Le spiagge nei dintorni di Noto sono rinomate per la loro bellezza incontaminata e il bellissimo mare trasparente. Tra queste molte si trovano nella riserva di Vendicari. Spesso descritta come una delle più belle d’Italia, la spiaggia di Calamosche incanta con le sue acque turchesi e la sua baia protetta, perfetta per lo snorkeling e il relax al sole.
Il Lido di Noto e di Eloro, offrono chilometri di sabbia fine e dorata, sono ideali per famiglie, sport acquatici e amanti del sole. L’acqua poco profonda e limpida rende infatti queste spiagge perfette per nuotate sicure e rilassanti.

Marzamemi, situato lungo la costa sud-orientale della Sicilia, è un pittoresco villaggio di pescatori che ha mantenuto intatto il suo fascino storico e la sua autenticità. Questo borgo marinaro è noto per le sue case colorate, le strette vie lastricate e il suo vivace porto.
Il nome Marzamemi deriva dall’arabo Marsa al-hamam che significa “Baia delle Tortore”, indicando la sua lunga storia che risale al periodo della dominazione araba in Sicilia. Il villaggio si è sviluppato intorno all’antica tonnara, una delle più importanti della Sicilia, che ha giocato un ruolo cruciale nell’economia locale fino al XX secolo.
Il complesso della tonnara, con il suo antico stabilimento di lavorazione del tonno, è una tappa obbligata per capire la storia e la cultura del luogo.
Piazza Regina Margherita è Il cuore pulsante di Marzamemi, ospita caffè, ristoranti e botteghe artigianali, ideali per assaporare la vita locale. Marzamemi è famosa anche per i suoi prodotti ittici, in particolare il tonno e i piatti a base di pesce fresco.
Il villaggio inoltre è circondato da vigneti che producono ottimi vini, con cantine che offrono degustazioni e visite guidate.

Piazza Regina Margherita Marzamemi_Scoprire il meglio di Noto
Piazza Regina Margherita Marzamemi

Palazzolo Acreide, situato nell’entroterra vicino all’area di Noto, è un borgo ricco di storia e cultura. Questa città, patrimonio dell’UNESCO, è famosa per i suoi siti archeologici, l’architettura barocca e le tradizioni folcloristiche.
Akrai, antico nome della città, fu fondata nel 664 a.C. dai Corinzi, divenendo una colonia greca importante. Oggi, il suo parco Archeologico offre una vista spettacolare sui resti di teatri, necropoli e santuari.
Santoni è un sito che ospita un insieme di rilievi rupestri, dedicati alla dea Cibele, un esempio unico dell’arte sacra ellenistica.
Palazzolo Acreide è rinomato per le sue magnifiche chiese barocche, tra cui la Chiesa di San Sebastiano e la Chiesa di San Paolo, che rappresentano gioielli dell’architettura barocca siciliana.
Passeggiando per le vie del centro, si possono ammirare palazzi nobiliari, piazze pittoresche e scorci affascinanti che raccontano storie di secoli passati.
La festa di San Sebastiano è celebrazione annuale, che si svolge in onore del santo patrono. E’ famosa per la sua processione e per le atmosfere vivaci e colorate.

Il tempo per una visita ai siti di Noto è di circa 6 ore.

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Esplorare Ragusa

Esplorare Ragusa è un piacevole gita da Casa Farlisa, una tappa assolutamente imperdibile per conoscere il territorio ed apprezzarlo.

Un po’ di storia

Per esplorare Ragusa è necessario visitare Ragusa Ibla, il cuore antico della città, con la sua storia ricca e complessa, è un gioiello incastonato nella Sicilia sud-orientale. La sua origine risale a tempi antichissimi e la sua evoluzione è intrisa di numerosi strati culturali. Immaginate di passeggiare tra le stradine acciottolate, dove ogni pietra sembra raccontare una storia.
Ragusa Ibla ha radici che si estendono fino all’Età del Bronzo, tuttavia, fu durante il periodo greco e romano che iniziò a prendere forma come centro urbano. Conquistata dai Romani nel 212 a.C., Ragusa divenne un importante nodo agricolo e commerciale, anche se rimase in ombra rispetto ad altre città siciliane più importanti.
Durante il Medioevo, Ragusa passò sotto il dominio bizantino e successivamente fu conquistata dagli Arabi nel IX secolo. Gli Arabi apportarono significativi cambiamenti, migliorando le tecniche agricole e influenzando la lingua e la cultura locali. Fu in questo periodo che la città prese il nome di “Ragus”, che poi divenne “Ragusa”.
Con i Normanni, a partire dal XI secolo, Ragusa conobbe un periodo di rinascimento culturale ed economico. Vennero costruite numerose chiese e palazzi in stile romanico e gotico. La città continuò a prosperare anche sotto gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi.
Il 1693 fu un anno cruciale nella storia della Sicilia sud-orientale e di Ragusa, un devastante terremoto colpì il vasto territorio, distruggendo gran parte della città. Questo evento tragico segnò l’inizio di una fase di ricostruzione, durante la quale Ragusa fu praticamente riedificata in stile tardo barocco. Architetti e artisti locali, come Rosario Gagliardi, Giovanni Battista Vaccarini e altri, furono i protagonisti di questa rinascita, dando vita a splendide chiese, palazzi e alle piazze che oggi ammiriamo. Con le sue viuzze strette e le sue piazze incantevoli, Ibla vi farà sentire come se foste saltati indietro nel tempo.
La divisione di Ragusa in due parti, Ragusa Superiore e Ragusa Ibla, risale al periodo post-terremoto. Mentre Ragusa Superiore si sviluppava come il nuovo centro cittadino, Ragusa Ibla, con le sue stradine labirintiche e palazzi barocchi, rimase un magnifico esempio di città barocca, quasi un museo a cielo aperto.
Oggi, Ragusa Ibla è un Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, riconosciuto per la sua straordinaria architettura barocca e il suo valore storico e culturale. È una meta turistica, che attrae visitatori da tutto il mondo per le sue bellezze architettoniche, i suoi panorami mozzafiato e la sua atmosfera unica.

Il Duomo di San Giorgio

Non si può pensare di esplorare Ragusa senza menzionare il Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla, uno splendido esempio di architettura tardo barocca, che rappresenta una delle gemme artistiche della regione. La sua costruzione iniziò nel XVIII secolo, dopo il terremoto del 1693 che distrusse gran parte della città vecchia di Ragusa, tra cui la precedente chiesa medievale.
Il progetto del nuovo duomo fu affidato all’architetto Rosario Gagliardi, che ideò una struttura che si distingue per eleganza e dinamismo, tipiche del barocco. La struttura si eleva su una scalinata imponente, creando un effetto scenografico che accentua la sua grandezza. Questa scalinata, composta da diversi livelli, serve anche a colmare il dislivello del terreno. Esempio di come l’architettura barocca si adattasse alle sfide del paesaggio urbano. La facciata è ricca di dettagli decorativi, con colonne, nicchie, statue e finestre ornate che creano un gioco di luci e ombre che cambia nel corso della giornata. È divisa in tre parti, con il portale centrale incorniciato da colonne corinzie e sormontato da una statua di San Giorgio che uccide il drago, simbolo della città.

Esplorare Ragusa_Duomo San Giorgio Ibla
Duomo San Giorgio Ibla

All’interno, il Duomo è altrettanto maestoso, con una navata unica che conduce all’altare maggiore. L’interno è riccamente decorato con stucchi e marmi, che creano un’atmosfera solenne e maestosa. L’altare maggiore è un’opera d’arte in sé, riccamente decorato e collocato in modo da essere il fulcro dell’intero edificio. Dietro l’altare, l’abside semicircolare con il suo coro è altrettanto impressionante, con dettagli in stucco e opere d’arte che arricchiscono l’ambiente. Particolarmente notevoli sono le cappelle laterali, ciascuna dedicata a un santo diverso e decorata in modo unico.
Il Duomo è anche famoso per la sua cupola, un elemento distintivo dell’architettura barocca. La cupola inoltre, visibile da vari punti della città, aggiunge un senso di maestosità e grandezza all’intera struttura.
La posizione del Duomo, al centro del centro storico di Ragusa Ibla, lo rende un punto focale non solo religioso, ma anche culturale e sociale. In sintesi, il Duomo di San Giorgio è un capolavoro del barocco siciliano, che incanta i visitatori con la sua eleganza architettonica e la sua ricchezza decorativa, testimoniando la maestria e l’ingegno del XVIII secolo.

Esplorare Ragusa_Cupola del Duomo di San Giorgio

Il Giardino Ibleo

Il Giardino Ibleo, è una destinazione imperdibile in un tour per esplorare Ragusa. Situato nella parte più antica di Ibla, è un vero e proprio gioiello di verde e storia, un luogo incantevole che racchiude in sé la bellezza e la tranquillità tipiche dei giardini storici siciliani. Noto anche come Villa Comunale di Ragusa Ibla, venne realizzato nella seconda metà del XIX secolo. La sua creazione è legata alla volontà di dotare la città di un luogo di svago, un’oasi verde che contrastasse l’urbanistica densa e barocca di Ibla.
Il giardino, progettato in stile tipicamente italiano, è strutturato su terrazzamenti che si affacciano sulla vallata sottostante, offrendo viste spettacolari sulla campagna ragusana e sui monti Iblei. Questi terrazzamenti sono collegati tra loro da scalinate e vialetti, rendendo piacevole e varia la passeggiata all’interno del parco.
Una delle caratteristiche più notevoli del Giardino Ibleo è la sua vegetazione. Alberi secolari, come palme, pini e cipressi, si alternano a cespugli fioriti, aiuole e varie specie di piante mediterranee, creando un ambiente rilassante e rigoglioso.
All’interno del giardino si trovano diverse statue e monumenti che celebrano personaggi storici e culturali importanti per la città.
Un elemento particolarmente affascinante del Giardino Ibleo è la presenza di tre chiese, ciascuna con una storia e un’architettura uniche: la Chiesa di San Giorgio Vecchio, la Chiesa di San Giacomo Apostolo e la Chiesa dei Cappuccini Vecchi.
Il Giardino Ibleo non è solo un luogo di bellezza naturale e storica, ma anche un importante spazio sociale per gli abitanti di Ragusa. È un luogo dove le persone si riuniscono per passeggiare, socializzare e godere della tranquillità dell’ambiente. Inoltre, il giardino ospita eventi culturali e manifestazioni, fungendo da cuore pulsante per la vita comunitaria della città.
Passeggiare nel Giardino Ibleo è un’esperienza che permette di staccare dalla frenesia della vita quotidiana, immergendosi in un ambiente sereno e storico. È un luogo ideale per gli amanti della natura, della storia e dell’arte, che possono godere di un contesto unico dove la bellezza della natura si fonde con quella dell’architettura storica.

Esplorare Ragusa_Giardino Ibleo
Giardino Ibleo a Ragusa Ibla

Il Ponte dei Cappuccini

Questo antico ponte, che collega due parti significative della città, è non solo un esempio eccellente di ingegneria civile, ma anche un simbolo della resilienza della città.
Il Ponte dei Cappuccini, costruito nel XIX secolo, è una struttura che testimonia la capacità degli architetti e degli ingegneri dell’epoca di superare sfide notevoli. Il ponte fu edificato per collegare il centro storico di Ragusa Ibla con la parte più moderna della città, Ragusa Superiore, unendo così due realtà urbane che il terremoto del 1693 aveva diviso.
La struttura del ponte si distingue per la sua maestosità e per l’armonia delle sue forme. Realizzato in pietra calcarea, materiale tipico della regione, il Ponte dei Cappuccini si innalza maestoso sopra la vallata, offrendo una vista spettacolare sui paesaggi circostanti. La sua lunghezza e l’altezza lo rendono uno dei ponti più imponenti e scenografici della zona.
Il design semplice ed elegante, con archi in stile classico, unito alla robustezza dei materiali, simboleggiano la capacità di costruire opere durevoli e in armonia con il paesaggio.
Il Ponte dei Cappuccini non è solo un’opera di ingegneria, ma anche un elemento fondamentale nel tessuto sociale e culturale di Ragusa. Il ponte ha svolto un ruolo cruciale nel facilitare i movimenti e le comunicazioni tra le diverse parti della città, contribuendo allo sviluppo economico e sociale di Ragusa.
Inoltre, il ponte è diventato una delle icone della città, attirando turisti e appassionati di fotografia da tutto il mondo. La sua presenza in numerosi scatti e cartoline rende il Ponte dei Cappuccini un emblema riconoscibile di Ragusa e della sua storia.
Attraversare il Ponte dei Cappuccini offre un’esperienza unica, permettendo di godere di una vista mozzafiato sulla città e sulla campagna circostante. La passeggiata sul ponte diventa un viaggio nel tempo, dove si può percepire la storia secolare della città e apprezzare la bellezza del suo paesaggio.

Altri luoghi da visitare

Ragusa è un vero e proprio museo a cielo aperto, ma non dimenticate di visitare il Museo Archeologico Ibleo. Situato nel cuore di Ragusa, questo museo è un must per gli appassionati di storia. Con una vasta collezione di reperti che risalgono all’era greca e romana, il Museo Archeologico Ibleo offre un viaggio affascinante nel passato della regione. Non perdetevi la sezione dedicata alla storia locale, dove potrete ammirare gioielli, utensili e sculture antiche.

Per chi è interessato alla vita quotidiana del passato di Ragusa, la Casa Museo Appiano è una tappa obbligata. Questa casa storica, perfettamente conservata, offre uno sguardo autentico sulla vita borghese del XVIII secolo. Ogni stanza è un piccolo museo in sé, con mobili d’epoca, opere d’arte e manufatti che raccontano la storia della famiglia Appiano e della vita in quel periodo.

I palazzi barocchi di Ragusa sono un must imperdibile durante una gita, costellata com’è di palazzi che sembrano usciti direttamente da una favola. Palazzo Bertini, situato in pieno centro, è un esempio eccezionale dell’architettura barocca ragusana. Notabile per le sue sculture decorative che raffigurano tre facce maschili, ciascuna simboleggiante una fase della vita umana: giovinezza, maturità e vecchiaia. Queste sculture, insieme ai dettagli intricati che adornano l’esterno, rendono Palazzo Bertini un’opera d’arte unica.
Palazzo Cosentini, è noto per la sua esuberanza e i ricchi dettagli. La facciata del palazzo è caratterizzata da quattro meravigliosi balconi: maldicenza, cantastorie, benessere e gentiluomo. Ognuno d’essi è sostenuto da mensoloni, raffiguranti soggetti grotteschi, connessi alle quattro tematiche riportate sopra. Il portale d’ingresso, maestoso ed elegante, si apre invece su Salita Commendatore.
L’interno del palazzo è altrettanto maestoso, con sale sapientemente adornate con stucchi e arredi d’epoca. I soffitti sono decorati con affreschi che raccontano storie mitologiche e allegoriche, aggiungendo un ulteriore livello di splendore al palazzo.
Altri luoghi da non perdere esplorando Ragusa sono: Palazzo Zacco e Palazzo La Rocca; La chiesa di Santa Maria delle Scale; Via del Mercato e Piazza Duomo.

Un tour completo di Ragusa richiede circa 8-10 ore.

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Cosa vedere a Scicli

I siti museali di Via Mormina Penna

E’ proprio qui, nel cuore della piccola cittadina tardo barocca, che ritroverete l’atmosfera senza tempo che ha ispirato la fiction de “Il commissario Montalbano”.
La via Francesco Mormina Penna, Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2002, si trova nel centro storico a Scicli. Qui ritroviamo il municipio di Scicli, musei, palazzi nobiliari e chiese.
Per la via si respirano stili ed epoche diverse, dalla rinascita tardo-barocca avvenuta nel Settecento, ai salottini liberty del Novecento. Il tutto è amalgamato alla perfezione, per una passeggiata sulle tipiche basole, avvolti nella tipica atmosfera o esplorando all’interno i diversi siti museali, che gestiti da diverse realtà, offrono interessanti visite guidate.

Il Commissariato di Vigata

Iniziamo il nostro excursus su cosa vedere a Scicli, partendo dall’inizio della Mormina Penna, dove si incrocia con via Nazionale. Celato nel piano terra del municipio di Scicli, incontrerete il Commissariato di Vigata. Il vero e proprio set cinematografico della fiction da visitare.
Infatti alcune delle stanze del comune sono state trasformate, nella famosa stazione di polizia di Montalbano e sono pervase dal fascino di una Sicilia senza tempo. La scenografia perfetta per i racconti di Andrea Camilleri.
Alzate gli occhi e godetevi i bellissimi affreschi in stile Liberty, che adornano il salone centrale, una vera perla inaspettata, di rado inquadrati nelle scene della fiction.

Da non perdere poi la foto, di rito, alla scrivania di Salvo Montalbano, il commissario più amato d’Italia.

Accedere a quest’esperienza sarà facile, all’ingresso del comune troverete ad accogliervi la Cooperativa Agire, che gestisce questi luoghi e potrete anche scegliere di acquistare un biglietto cumulativo, per visitare altri siti museali di Scicli:

  • La Stanza del sindaco
  • Il palazzo Spadaro
  • Il Museo del costume
  • Il Museo-chiesa di Santa Teresa a fine via
scrivania-Montalbano
Scrivania di Salvo Montalbano, con omaggio a Camilleri
La Stanza del Sindaco, municipio Scicli

La stanza del Sindaco

Famosa anch’essa per essere sede fissa del questore Bonetti-Alderighi nella fiction, in realtà si tratta della stanza di rappresentanza del Sindaco di Scicli.
Il mobilio datato 1908, pregiato esempio di artigianato d’altri tempi, è contornato da curiosi cimeli e dettagli che raccontano la storia della città.
Imperdibile l’affaccio dal balcone, con vista sulla via Mormina Penna ed il colle San Matteo, con il Duomo di San Matteo, da cui prende nome il colle, che domina la città dall’alto, fin dall’era pre-terremoto del 1693. Altra tappa assolutamente imperdibile, dove perdendosi per i suoi vicoli, che da tempo sono conteso oggetto di riqualificazione, da parte di abbienti famiglie italiane e non solo, vi ritroverete a rivivere l’atmosfera di una Sicilia d’altri tempi.

La Stanza del Sindaco, municipio Scicli

Palazzo Spadaro

Continuiamo il nostro tour su cosa vedere a Scicli, esplorando un’altro sito di particolare interesse.
Residenza tardobarocca di una delle famiglie più facoltose di Scicli, il palazzo è stato acquisito dal comune negli anni ’80 del Novecento. Adesso ospita opere del rinomato “Gruppo di Scicli”, con esponenti di spicco dell’arte contemporanea come Piero Guccione, Franco Sarnari, Franco Polizzi ed altri. Negli anni ’20 del Novecento il barone Spadaro commissionò un lavoro di restauro per gli ingressi in marmo, coinvolgendo artigiani locali ed il pittore Raffaele Scalia, importante rappresentante del movimento Liberty nel Val di Noto.

A destra un dettaglio del salone da ballo del palazzo.

Palazzo Spadaro Scicli
Piero Guccione
Piero Guccione – La linea del mare, Olio su tela – 2003

Museo-Chiesa di Santa Teresa

Un piccolo scrigno settecentesco: all’epoca convento di suore di clausura, oggi chiesa sconsacrata, divenuta spazio espositivo di proprietà del comune.
Gli interni rivelano sculture in pietra bianca e diverse peculiarità religiose, come un Crocifisso con rose al posto dei chiodi e tele sulla vita di Santa Teresa d’Avila. Al momento ospita importanti affreschi che gli storici d’arte locali inseriscono nel contesto artistico dei secoli XV e XVI, provenienti dal convento della Croce; queste opere raccontano la devozione popolare sciclitana, fortemente orientata alla figura della Madonna.

Chiesa Santa Teresa Scicli
Altare centrale della chiesa di Santa Teresa
Chiesa Santa Teresa Scicli
Ex voto – Miracoli narrati in volgare siciliano

Potrete prenotare la vostra visita tramite il sito sistema Museale Scicli – Viaggiare per scoprire, fermarsi per conoscere, e per chi ha esigenze specifiche troverete, percorsi in braille e guide in LIS.

palazzo-Bonelli

Palazzo Bonelli-Patané

Spostandoci al centro della via, troveremo palazzo Bonelli e l’Antica farmacia Cartia, imperdibili ed entrambi visitabili grazie ad un biglietto cumulativo separato.

Costruito a cavallo tra XIX e XX secolo, il palazzo al centro di via Mormina Penna è la storica residenza della famiglia Bonelli.
Fu il cavalier Francesco Bonelli ad occuparsi dell’arredamento degli interni, poco prima del suo matrimonio nel Dicembre 1931.
Per l’occasione, fu convocato l’artista avolese Raffaele Scalia, che si dedicò non soltanto alle decorazioni pittoriche e alle tele, ma anche al design di ogni stanza, con un focus sul mobilio e sull’armonia d’insieme. Questo rese il palazzo un’opera unica e pregevole, in un equilibrio perfetto tra la nobiltà classica e la funzionalità tipica dell’epoca moderna.
Da qualche anno il palazzo è aperto al pubblico grazie ad un’opera di restauro voluta dalla nuova proprietà, che lo ha così restituito alla città e ai suoi avventori, la famiglia Patané.

Nell’immagine a sinistra, l’ingresso del palazzo con scala a tenaglia.

Palazzo Bonelli scicli
Il salone delle feste di Palazzo Bonelli

L’antica Farmacia Cartia

Tra i musei più piccoli d’Italia spicca senz’altro l’Antica Farmacia Cartia. Ma state attenti a non farvi ingannare dalle dimensioni, si tratta di un piccolo cofanetto ricolmo di storia e curiosità.
L’ormai dimenticato lavoro dello speziale si palesa tra i decori in stile Liberty, tra le boccette di medicinali, gli alambicchi e gli strumenti galenici.
Lasciatevi travolgere dalle sensazioni visive ed olfattive. Varcare la porta d’ingresso vi porterà in una bolla in cui il tempo si è fermato, accompagnati dalle visite guidate dalle guide di Tanit Scicli. L’associazione culturale, che dal 2014, in accordo con la famiglia Cartia (farmacisti da generazioni), valorizza i segreti delle arti mediche di una volta, ed è anche parte attiva nel panorama culturale sciclitano e nella riapertura di importanti siti museali rimasti chiusi per secoli.

A destra, un’immagine dell’insegna, su Via Mormina Penna dell’antica Farmacia Cartia – dall’archivio di Tanit Scicli.

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Il meraviglioso interno dell’antica Farmacia Cartia – dall’archivio di Tanit Scicli

Il Museo del costume

Non solo stoffe e vestiti: costume qui è da intendersi come complesso sistema di usanze, peculiari di un popolo o di una cittadina in un determinato momento storico.
Il Museo del Costume, fu allestito con cura dai gestori fin dagli anni ’90. Vanta pezzi dal brillante valore storico e custodisce storie di personaggi appartenuti alla Scicli di un tempo. Dal compositore sciclitano novecentesco Federico Borrometi, ai vestiti della nobiltà siciliana, fino agli strumenti di una volta, usati per il ricamo o la cucina.
Anche qui avrete la possibilità di acquistare un biglietto cumulativo, comprensivo di visita guidata dei siti culturali del comune di Scicli (Palazzo Spadaro, Museo-Chiesa di Santa Teresa e Municipio).

Museo del Costume Scicli
Alcuni degli abiti esposti, vestiti da donna, per la casa, per il giorno o per la sera
Cosa vedere a Scicli-museo del costume
Pregiati pizzi ricamati a mano, insieme ad un esemplare d’epoca della mitica macchina da cucire Singer

Le chiese di San Michele e San Giovanni

Concludiamo il nostro articolo su cosa vedere a Scicli, in via Mormina Penna, con due perle tardo-barocche. Oltre alla chiesa di Santa Teresa d’Avila, ormai museo, troverete anche: la chiesa di San Michele Arcangelo e la chiesa di San Giovanni Evangelista.
Un tempo l’intera via si chiamava infatti corso San Michele, ed è proprio San Michele una delle chiese più antiche della città, che durante il terremoto del 1693, fu rifugio per molti sciclitani colpiti dal disastro.
Dopo il terremoto, nel ‘700 venne costruita la chiesa di San Giovanni, anch’essa tappa obbligata per la sua bellezza architettonica e la presenza di una tela raffigurante il Cristo di Burgos, di origine spagnola. Comunemente chiamato “Cristo in gonnella” per via della forma della veste che indossa.

A sinistra la Chiesa di San Michele.

Chiesa-San-Giovanni Evangelista-Scicli
La facciata tardo-barocca della chiesa di San Giovanni Evangelista

Un tour completo dei siti museali di Scicli richiede una media di circa 6-8 ore.


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