Il baglio siciliano, antica masseria, tra passato e presente

Il baglio siciliano, con la sua imponente presenza, è più di un semplice elemento architettonico nell’infinita bellezza del paesaggio dell’isola; è un simbolo vivente del passato feudale della Sicilia, una testimonianza della sua ricca storia agricola e sociale. Questi complessi, a cui Casa Farlisa appartiene a pieno titolo, un tempo erano il cuore pulsante delle attività agricole e dei sistemi di difesa, ci raccontano oggi una storia di lavoro, comunità e cultura che risale a secoli fa.
L’importanza del baglio si estende oltre la sua funzione originaria di centro agricolo fortificato; esso rappresenta un capitolo cruciale nella narrazione del feudalesimo siciliano, offrendo spunti sulle dinamiche sociali ed economiche dell’epoca.
La loro trasformazione nel tempo riflette non solo i cambiamenti nella struttura sociale e economica della Sicilia ma anche l’adattamento della cultura e delle pratiche agricole alle nuove esigenze e opportunità. Oggi, la preservazione dei bagli è intrinsecamente legata agli sforzi di conservazione del patrimonio culturale siciliano, evidenziando il loro valore non solo come monumenti storici ma anche come risorse vitali per il turismo sostenibile e l’educazione culturale.

Origine del baglio

La nascita dei bagli siciliani può essere tracciata durante il feudalesimo, quando la Sicilia era divisa in grandi estensioni di terra incolta concesse ai nobili locali, i Baroni. Questi complessi agricoli fortificati sorgevano come residenze nobiliari, centri di controllo e gestione delle attività agricole, essenziali per l’economia dell’epoca. La loro origine è profondamente legata alle esigenze di difesa e organizzazione del lavoro agricolo in un’epoca caratterizzata da incertezze e conflitti.
L’architettura del baglio, prettamente rurale, è il risultato di un sapiente mix tra necessità difensive e funzionalità agricole. Caratterizzato da un’imponente struttura muraria che circonda un ampio cortile interno, il baglio integrava abitazioni, stalle, magazzini, spazi di lavoro e in alcuni casi anche una chiesetta rurale. Le torri di guardia, i portali d’accesso fortificati e le mura spesse sono testimonianze della necessità di protezione. Allo stesso tempo, l’organizzazione interna dei bagli rifletteva la complessità delle attività agricole, con aree dedicate alla lavorazione e alla conservazione dei prodotti.
Durante il dominio spagnolo in Sicilia, l’esigenza di produrre vaste quantità di cereali portò all’istituzione della “licenza di ripopolamento” (Licentia populandi), grazie alla quale l’aristocrazia siciliana iniziò a creare veri e propri villaggi nelle vicinanze delle proprie proprietà agricole, dando vita a quelle che vennero chiamate “città di fondazione”.
In questo contesto, il baglio emergeva come fulcro di un’organizzazione agricola di stampo feudale o latifondista, rappresentando una vasta tenuta agricola che ospitava, oltre ai signori terrieri, una moltitudine di contadini impegnati nei lavori dei campi per periodi di tempo variabili, fornendo quindi alloggio, magazzini, stalle e ricoveri per gli attrezzi, i raccolti e le carrozze padronali.
La parola “baglio” deriva probabilmente dall’arabo “bahal”, che significa “corte”, evidenziando le sue origini e la funzione centrale che queste strutture avevano nella vita delle comunità rurali.
Con l’arrivo dei Normanni nel XI secolo, e successivamente degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi, il baglio continuò ad evolversi, integrando influenze architettoniche e funzionali diverse. Questi governanti stranieri furono affascinati dalla praticità e dall’efficacia del baglio come centro agricolo e lo adottarono, espandendone l’uso e contribuendo alla sua diffusione in tutta l’isola.
Nel corso dei secoli, i bagli hanno svolto un ruolo cruciale nello sviluppo agricolo dell’isola, facilitando la coltivazione intensiva e la produzione di beni destinati sia al consumo interno che all’esportazione.

Storia dei bagli siciliani

La storia dei bagli siciliani è un viaggio attraverso i secoli, durante il quale queste strutture hanno testimoniato e contribuito alla ricca cultura e storia dell’isola. Dall’epoca medievale fino al Rinascimento e oltre, i bagli hanno subito trasformazioni che riflettono i cambiamenti politici, economici e sociali della Sicilia.
Durante il Medioevo, i bagli consolidarono la loro importanza come centri agricoli e di difesa. Le frequenti incursioni piratesche e i conflitti territoriali resero indispensabili le mura fortificate dei bagli, che fornivano rifugio e protezione alle comunità rurali. In questo periodo, i bagli erano spesso costruiti in posizioni strategiche, come colline o promontori, per sfruttare la visuale e difendersi meglio dagli attacchi.
Con l’arrivo del Rinascimento, il focus si spostò gradualmente dalla difesa all’agricoltura e alla produzione. La Sicilia, grazie alla sua posizione nel Mediterraneo, divenne un crocevia di scambi commerciali. I bagli, situati nelle fertili campagne, divennero centri vitali per la produzione di olio, vino, cereali e altri prodotti agricoli destinati.
L’era barocca portò con sé un rinnovato interesse per l’arte e l’architettura. Anche i bagli furono influenzati da questo movimento, con l’aggiunta di elementi decorativi e la ristrutturazione degli spazi interni ed esterni. Molti bagli furono abbelliti con portali scolpiti, cortili pavimentati e giardini. Questi cambiamenti riflettevano non solo un’estetica evoluta ma anche la crescente prosperità dei proprietari terrieri siciliani.
Il XIX secolo fu un periodo di grandi cambiamenti sociali ed economici in Sicilia. Le riforme agrarie e l’abolizione del feudalesimo cambiarono radicalmente la struttura fondiaria dell’isola. Molti bagli, che un tempo erano stati al centro di vasti latifondi, furono frazionati e venduti. Questo periodo vide anche un declino dell’agricoltura tradizionale, con l’introduzione di colture più redditizie ma meno legate alla terra e alla comunità.
Il XX secolo fu un periodo di sfide e opportunità per i bagli siciliani. Mentre alcuni furono abbandonati o trascurati a seguito dell’emigrazione e dei cambiamenti nell’agricoltura, altri trovarono nuova vita. La crescente attenzione al turismo e alla conservazione del patrimonio culturale ha portato al restauro e alla riconversione di molti bagli. Questa rinascita ha contribuito a preservare l’architettura e la storia dei bagli, rendendoli accessibili a un pubblico più ampio e integrandoli nella vita economica e culturale contemporanea.
La storia dei bagli siciliani è un riflesso delle trasformazioni della Sicilia stessa. Da strutture agricole fortificate a simboli di rinascita culturale e turistica, i bagli continuano a giocare un ruolo significativo nel paesaggio e nell’identità dell’isola.

Baglio_Casa Farlisa
Vista del baglio di Casa Farlisa
Portone baglio_Casa Farlisa
Il portone fortificato del baglio di Casa Farlisa
Baglio restaurato_Casa Farlisa
Il baglio restaurato di Casa Farlisa

Caratteristiche principali del baglio

La struttura tipica del baglio si caratterizzava per essere chiusa verso l’esterno, con tutte le aperture rivolte verso il cortile interno. Solitamente, gli spazi abitativi destinati ai proprietari e alle loro famiglie, particolarmente accoglienti durante i caldi mesi estivi siciliani, occupavano uno o più piani elevati e si distinguevano per l’eleganza degli arredi. I piani terra, invece, erano riservati ai lavoratori agricoli e ai depositi.
Spesso, al suo interno si trovava una piccola chiesa rurale, che serviva le comunità locali facilitando la partecipazione alle funzioni religiose e rafforzando il ruolo del baglio come centro di aggregazione.
Le spesse mura esterne del baglio, prive di aperture, fungevano da difesa contro possibili attacchi, mentre un ampio portone garantiva l’accesso al cortile, consentendo il passaggio di carrozze e veicoli agricoli.
I bagli erano generalmente edificati vicino a fonti d’acqua, in posizioni elevate che dominavano il paesaggio circostante, consentendo un efficace controllo delle terre. La loro costruzione prevedeva l’uso di pietra locale legata con malta, con pavimenti in grandi lastre di pietra (i balatuni) o ciottoli. I tetti erano realizzati con strutture in legno, utilizzando tecniche tradizionali che includevano capriate a “forbice”, travi, listelli e coperture in tegole.
I “balatuni” sono un elemento caratteristico dell’architettura tradizionale siciliana, in particolare nei cortili e negli spazi esterni delle antiche abitazioni, inclusi i bagli. Si tratta di pavimentazioni realizzate con grandi lastre di pietra calcarea locale, note per la loro resistenza e durabilità. Questo tipo di pavimentazione è particolarmente adatto ai climi caldi, come quello siciliano, per le sue proprietà di riflessione della luce solare e di mantenimento di una certa freschezza al tatto. Il cortile non era solo un’area funzionale ma rappresentava il cuore sociale del baglio, dove si svolgevano la maggior parte delle interazioni quotidiane. Durante le giornate di lavoro, uomini e donne si riunivano per svolgere il lavoro, mentre nei momenti di pausa il cortile diventava luogo di riposo, di gioco e d’incontro. La sua importanza andava ben oltre l’aspetto pratico, contribuendo a rafforzare il senso di comunità e appartenenza tra gli abitanti del baglio.

Materiali, posizionamento e architettura dei bagli

Dettagli_baglio Casa Farlisa
Testa di moro in ceramica di Caltagirone su uno dei terrazzi del baglio di Casa Farlisa

I bagli erano costruiti principalmente con materiali reperibili localmente, una scelta dettata dalla praticità e dall’economia. Le mura esterne, spesse e robuste, erano solitamente in pietra calcarea o tufo, materiali locali che offrono buone proprietà isolanti contro il caldo e il freddo. Il tufo, in particolare, era apprezzato per la sua lavorabilità e per l’effetto estetico. Il calcare, più duro e resistente, era spesso utilizzato per le fondazioni, i portali, e gli elementi strutturali portanti.
Le coperture erano realizzate con tegole in terracotta, materiale efficace per proteggere gli interni dalle intemperie mantenendo al contempo una buona ventilazione. Gli interni erano intonacati con calce, spesso lasciata di colore naturale o tinteggiata con pigmenti per creare ambienti luminosi e riflettenti la luce solare.
Il posizionamento dei bagli era strategicamente scelto per sfruttare le risorse naturali, la protezione e l’accessibilità. Molti bagli erano situati su colline o promontori, per garantire ventilazione, ridurre l’umidità e offrire una vista che consentiva di controllare facilmente le terre circostanti e avvistare pericoli da lontano. Questa posizione elevata facilitava anche la difesa, aspetto cruciale in periodi di instabilità.
La planimetria dei bagli rifletteva la multifunzionalità di queste strutture. Al centro si trovava il cortile, cuore della vita quotidiana e lavorativa, attorno al quale erano organizzati gli spazi residenziali, i magazzini, le stalle etc. L’accesso al baglio era controllato da un unico grande portale, spesso dotato di un robusto portone, che si apriva sul cortile interno, così da che coniugare esigenze difensive e funzionali.

Tipologie di baglio

La distinzione tra bagli padronali e contadini in Sicilia si manifesta attraverso differenze significative in termini architettonici, planimetrici, estetici e dimensionali. Queste differenze non solo riflettono le disparità sociali ed economiche tra i proprietari terrieri e i lavoratori agricoli ma anche l’adattamento funzionale di queste strutture alle necessità della vita feudale siciliana.

Bagli padronali

I bagli padronali erano progettati con un’enfasi sulla rappresentanza e l’estetica. Architettonicamente, presentavano spesso un mix di stili, dall’arabo-normanno al barocco siciliano, con influenze esterne che riflettevano la ricchezza e il potere dei loro proprietari. La planimetria era complessa e articolata, organizzata attorno a uno o più cortili interni, che fungevano da veri e propri centri nevralgici dell’intero complesso. Questi cortili erano circondati da portici, giardini, fontane e spazi ricreativi, oltre che da ambienti destinati alla residenza padronale.
L’estetica dei bagli padronali puntava alla grandiosità e al dettaglio, con facciate decorate, portali imponenti, scalinate monumentali, e interni riccamente adornati. Le dimensioni di questi bagli erano notevolmente ampie, riflettendo la scala dell’operazione agricola gestita e la posizione sociale del proprietario. Spazi come sale di rappresentanza, cappelle private e alloggi per gli ospiti erano comuni.
I bagli padronali erano abitati dai proprietari terrieri, le loro famiglie e un considerevole numero di servitori e amministratori che gestivano la proprietà. Questi complessi servivano non solo come residenze ma anche come sedi amministrative da cui si dirigevano le operazioni agricole e si amministravano le terre.

Bagli contadini

Il baglio_Casa Farlisa
Il baglio di Casa Farlisa

I bagli contadini, invece, sorsero alle fine del 1800, costruiti dai mezzadri che gestivano privatamente la terra avuta in concessione dal signore. Erano edifici dall’architettura più semplice e funzionale, progettati per massimizzare l’efficienza del lavoro agricolo. La loro planimetria era generalmente più compatta, spesso organizzata attorno ad un unico grande cortile centrale. Questo spazio serviva per svariate funzioni lavorative, dalla lavorazione dei prodotti agricoli all’allevamento di animali, e come luogo di ritrovo per la comunità.
Le facciate erano spoglie, con pochi elementi decorativi, e i materiali utilizzati erano quelli locali, funzionali e meno costosi. Le dimensioni variavano in base alla grandezza dell’azienda agricola ma tendevano a essere più contenute rispetto ai bagli padronali. Gli spazi abitativi erano essenziali, progettati per ospitare i lavoratori e le loro famiglie in maniera economica.
I bagli contadini erano principalmente abitati dai lavoratori agricoli e dalle loro famiglie. In alcuni casi, potevano ospitare anche artigiani e piccoli commercianti che fornivano beni e servizi alla comunità agricola. La vita in questi bagli era caratterizzata da una stretta collaborazione e da un forte senso di appartenenza alla comunità.
La conservazione di entrambi i tipi di bagli fornisce una finestra preziosa sul passato, permettendo di comprendere meglio la storia e l’evoluzione della società siciliana.

Alcuni tra i bagli più Importanti

La Sicilia è costellata di bagli storici, molti dei quali sono stati conservati o restaurati. Essi si trovano principalmente nelle zone rurali, dove l’agricoltura ha rappresentato la spina dorsale dell’economia locale per secoli.

  • Baglio di Scopello (Trapani): Situato vicino alla Riserva Naturale dello Zingaro, è uno degli esempi più pittoreschi ed iconici dell’isola. Ben conservato, oggi è una destinazione turistica che offre un’immersione nella natura e nella storia locale.
  • Baglio Sorìa (Trapani): Fa parte di un’azienda vinicola e ospita un resort.
  • Baglio Regaleali (Palermo): Situato nel cuore della Sicilia, è famoso per essere al centro di una delle più rinomate aziende vinicole dell’isola. La sua storia e posizione ne fanno un punto di riferimento per la cultura vinicola siciliana.
  • Baglio del Cristo di Campobello (Agrigento): Altro esempio di baglio trasformato in cantina moderna, coniuga tradizione e innovazione nel settore vinicolo.

Preservazione e valorizzazione dei bagli oggi

Negli ultimi decenni, si è assistito a un crescente interesse verso la conservazione dei bagli siciliani, riconosciuti come patrimonio culturale di grande valore. Molti di questi complessi sono stati restaurati e riconvertiti in alberghi, musei, centri culturali e spazi per eventi, diventando catalizzatori di un turismo culturale sostenibile. Queste iniziative non solo contribuiscono a preservare l’architettura e la storia dei bagli ma offrono anche nuove opportunità economiche per le comunità locali.
Il baglio siciliano, con la sua storia secolare e la sua architettura caratteristica, rimane uno dei simboli più affascinanti del patrimonio culturale dell’isola. Questi complessi raccontano la storia di una Sicilia antica, riflettendo le trasformazioni economiche, sociali e politiche della regione. La loro preservazione e valorizzazione rappresentano una sfida ma anche un’opportunità per mantenere vivo il legame con il passato e promuovere uno sviluppo sostenibile. Attraverso la riscoperta e il riuso dei bagli, possiamo continuare a celebrare e trasmettere l’identità unica e la ricchezza culturale di questa terra straordinaria.

Ingresso baglio_Casa Farlisa
L’ingresso principale al baglio di Casa Farlisa
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Il castello di Donnafugata

Un po’ di storia

Il Castello di Donnafugata è situato nella campagna ragusana, a circa 15 Km dalla città di Ragusa.
La storia del Castello di Donnafugata si intreccia indissolubilmente con quella della Sicilia, riflettendo le vicissitudini, i cambiamenti politici e le influenze culturali che hanno segnato l’isola nel corso dei secoli. Originariamente parte di un feudo più ampio, la sua esistenza è oggetto di una leggenda quattrocentesca, riguardante Bernardo Cabrera e Bianca di Navarra, ma è nel XVII secolo che inizia a prendere la forma di residenza nobiliare, distaccandosi dall’originaria funzione di masseria fortificata per assumere quella di simbolo di potere e prestigio.
Nel XIX secolo, il Barone Corrado Arezzo de Spuches, figura centrale nella storia del castello, intraprese una serie di lavori di ristrutturazione che trasformarono profondamente l’edificio e i suoi dintorni. Sotto la sua guida, il castello fu arricchito con elementi architettonici neogotici e neoclassici, riflettendo le correnti artistiche europee dell’epoca e il desiderio del barone di creare un’oasi di bellezza e cultura.
La passione del barone per l’arte e la cultura trasformò il castello in un centro culturale, ospitando artisti, letterati e musicisti, e arricchendosi di opere d’arte e collezioni che oggi costituiscono un grande patrimonio.
Le vicende storiche del XX secolo, inclusi i due conflitti mondiali e il cambiamento socio-economico dell’Italia post-bellica, influenzarono anche il destino del castello, che vide un progressivo declino fino al suo acquisto, nel 1982, da parte del Comune di Ragusa. Da allora, un’intensa opera di restauro e valorizzazione ha permesso di riaprire il castello al pubblico.

Il Castello di Donnafugata_il giardino
Un dettaglio della scalinata di accesso al giardino del castello

L’architettura del castello

L’architettura del Castello di Donnafugata, che si sviluppa su tre piani, è un affascinante esempio di eclettismo stilistico, che incorpora elementi neogotici, neoclassici e barocchi, risultato delle diverse fasi di costruzione e ristrutturazione che si sono susseguite nei secoli. La facciata principale, caratterizzata da torrette merlate, eleganti archi trilobati e logge, evoca l’immaginario dei castelli medievali, pur inserendosi in un contesto tipicamente siciliano.
Particolare attenzione merita l’ingresso principale, adornato da un’imponente scalinata e da un portale d’ingresso che introduce al lussuoso interno. Gli ambienti interni sono caratterizzati da un’opulenza decorativa, con soffitti affrescati, pavimenti in maiolica e marmo, stucchi e boiseries.

Il Castello di Donnafugata, l'ingresso principale
Uno scorcio dell’area frontale del Castello di Donnafugata

Il castello ospita numerose sale, ciascuna con una propria identità e funzione, da quelle di rappresentanza, come il salone degli specchi, a quelle più intime, destinate alla vita quotidiana della famiglia. La Sala del Teatro, in particolare, rappresenta un unicum nel suo genere, testimoniando la passione per la musica e le arti sceniche
I giardini del castello, progettati come estensione naturale della residenza, sono un capolavoro di giardinaggio, con elementi di paesaggio all’inglese e all’italiana che creano un dialogo armonico tra natura e architettura. Il labirinto di siepi, i viali alberati e le aree di sosta offrono scorci e prospettive, in un gioco che invita alla scoperta e alla contemplazione.
L’importanza dell’acqua come elemento decorativo e funzionale è evidente nella presenza di fontane, laghetti e nel sofisticato sistema di raccolta e distribuzione. Allo stesso modo, le tecnologie adottate per il riscaldamento e l’illuminazione degli ambienti interni dimostrano un precoce interesse per il comfort e l’innovazione.

Gli interni 

Gli interni del Castello di Donnafugata sono un vero e proprio museo, con una collezione di mobili d’epoca, opere d’arte e manufatti che raccontano la vita quotidiana e le passioni dei suoi abitanti. Tra le stanze più notevoli, vi è la Sala degli Stemmi, con i suoi affreschi che raffigurano gli stemmi delle famiglie nobiliari siciliane, e la Sala del Teatro, un piccolo teatro privato dove si svolgevano rappresentazioni per gli ospiti del castello.
La biblioteca, con i suoi preziosi volumi antichi, e la galleria d’arte, che ospita una collezione di dipinti e sculture, sono testimoni dell’amore per la cultura e l’arte che hanno sempre caratterizzato la storia del castello.

Il Castello di Donnafugata_La biblioteca
La preziosa biblioteca del castello
Il Castello di Donnafugata_Interni
Particolare del soffitto finemente decorato
Il Castello di Donnafugata, gli interni
Una delle camere da letto del castello

Il giardino

I giardini del Castello di Donnafugata rappresentano uno degli aspetti più suggestivi e immersivi dell’intero complesso. Estesi su una vasta area, offrono ai visitatori un’esperienza unica tra varietà di piante, circa 1500, alberi secolari e opere architettoniche che si fondono armoniosamente con il paesaggio naturale.
Un unicum è che nel parco si trovino degli scherzi che il barone aveva ideato per rallegrare le giornate sue e degli ospiti. Attualmente essi sono oggetto di un’opera di ristrutturazione e messa in funzione.

Il Castello di Donnafugata_il giardino
Il giardino del Castello di Donnafugata

Il labirinto

Una delle attrazioni più affascinanti e misteriose dei giardini è senza dubbio il labirinto. Creato alla fine del XIX secolo, questo labirinto di siepi si estende su una superficie significativa e rappresenta un raro esempio di giardinaggio ludico e simbolico dell’epoca. Progettato non solo per l’intrattenimento ma anche come metafora del viaggio della vita, con i suoi percorsi che si biforcano e si riuniscono, il labirinto invita alla riflessione e all’esplorazione.
Fu ideato come parte dell’ampliamento dei giardini voluto dai proprietari del castello, che desideravano arricchire il loro dominio con elementi di sorpresa e bellezza. L’ispirazione venne probabilmente dai famosi labirinti dei giardini europei, simboli di potere e ingegno umano, reinterpretati qui in chiave locale con piante e materiali tipici della flora siciliana.
Il disegno del labirinto è complesso, con un intreccio di percorsi che si snodano tra alte siepi verdi. Al centro del labirinto, un’apertura circolare offre un momento di riposo e contemplazione prima di affrontare il percorso di ritorno. La scelta delle piante, resistente alle condizioni climatiche locali, assicura che il labirinto mantenga la sua imponenza e densità tutto l’anno.
Attraversare il labirinto del Castello di Donnafugata è un’esperienza immersiva che stimola tutti i sensi. Il fruscio delle foglie, il profumo delle piante aromatiche e il gioco di luci ed ombre creato dalle alte siepi creano un’atmosfera magica. È un viaggio che simboleggia la ricerca di direzione, con sorprese e scoperte ad ogni angolo.
La manutenzione del labirinto richiede cura e dedizione, essendo un elemento vivo e in continua crescita. Gli sforzi per la sua conservazione assicurano che rimanga una delle attrazioni principali del Castello di Donnafugata, testimoniando l’ingegnosità e la passione per il giardinaggio dei suoi creatori.

Importanza culturale ed eventi 

Il Castello di Donnafugata è stato teatro di una varietà di eventi culturali, tra cui concerti, mostre d’arte, e festival letterari, che hanno attratto visitatori da tutto il mondo.
Il castello ha fatto da sfondo a numerose produzioni cinematografiche e televisive, grazie alla sua architettura eccezionale e ai suoi paesaggi suggestivi. Uno dei film più famosi girati al Castello di Donnafugata è “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, dove il castello fa da cornice alle vicende della famiglia Salina, simbolo del declino dell’aristocrazia siciliana. Le sue sale e i giardini hanno offerto lo scenario ideale per ricreare l’atmosfera dell’epoca, contribuendo in modo significativo all’impatto visivo del film. Altro film più recente girato tra le mira del bellissimo castello è stato Il racconto dei racconti – Tale of Tales, un film a episodi del 2015 diretto da Matteo Garrone, recentemente candidato agli Oscar 2024, al suo debutto in un film in lingua inglese.
Ogni evento tenutosi al Castello rappresenta anche un’opportunità per la conservazione e la valorizzazione del suo patrimonio culturale. Gli incassi derivanti da queste attività contribuiscono infatti al finanziamento di progetti di restauro e manutenzione, assicurando che questo gioiello dell’architettura siciliana possa essere preservato per le generazioni future.
Progetti per il suo avvenire includono infatti la realizzazione di un festival cinematografico internazionale e l’organizzazione di mostre d’arte contemporanea, che si affiancheranno agli eventi già consolidati nel calendario del castello.
Inoltre, il castello è una location privilegiata per matrimoni e ricevimenti vip, offrendo un’ambientazione fiabesca per eventi indimenticabili. Questa multifunzionalità testimonia l’importanza di questo luogo come crocevia d’incontro e scambio culturale.
Eventi speciali, come le notti bianche, in cui il castello è aperto fino a tarda notte, offrono un’occasione unica per viverlo sotto una luce diversa.

Il Museo del Costume MuDeCo

Il Castello di Donnafugata, oltre alla sua ricca storia e alla bellezza architettonica, ospita all’interno delle sue mura, nei bassi del castello, un interessante Museo del Costume. Questo museo rappresenta una tappa fondamentale per i visitatori, poiché offre una prospettiva unica sulla vita sociale, culturale e quotidiana attraverso i secoli, grazie alla vasta collezione di abiti e accessori storici:
460 abiti completi; 695 singoli indumenti; 1555 accessori moda con scarpe e cappelli di ogni foggia; 72 elementi di oggettistica varia tra cui prodotti per la cosmesi, utensili per il ricamo e il cucito e, tra gli altri, una singolare sedia-parto e una curiosa vasca da bagno da viaggio.

Il Castello di Donna Fugata_ MuDeCo
Alcuni degli abiti esposti al MuDeCo

La collezione

Il Museo del Costume del Castello di Donnafugata, MuDeCo, conserva una collezione di costumi che spazia dal XVIII secolo fino alla prima metà del XX secolo. Questi abiti non sono solo pezzi di straordinaria fattura ma anche testimoni delle trasformazioni sociali, dei cambiamenti nei gusti estetici e delle evoluzioni nella tecnica sartoriale avvenute nel corso dei decenni.
La collezione include abiti da sera, costumi da lavoro, uniformi, abiti da cerimonia e accessori, come cappelli, guanti, scarpe e ventagli, che insieme offrono una panoramica completa sulla moda e sulle tendenze di varie epoche. Particolare attenzione è dedicata ai materiali utilizzati, dai tessuti preziosi come seta e velluto a quelli più umili, che riflettono le diverse classi sociali e le differenti possibilità economiche.

Il Castello di Donnafugata, MudeCo
Uno dei bellissimi cappelli esposti al MudeCo

Il museo è organizzato in modo da creare un percorso espositivo che non solo mostra i costumi in maniera esteticamente piacevole ma inquadra ogni pezzo nel suo contesto storico e culturale. Attraverso pannelli informativi, visite guidate e materiali didattici, i visitatori possono approfondire la conoscenza della storia del costume, della moda e delle tecniche di confezionamento.
Periodicamente, il museo organizza mostre temporanee dedicate a specifici temi o periodi storici, permettendo di mettere in luce pezzi particolarmente rari o di approfondire aspetti meno noti della storia della moda.

Importanza culturale

Il Museo del Costume del Castello di Donnafugata non è solo un luogo di conservazione ma anche di studio e di divulgazione della storia del costume e della moda. Attraverso la sua collezione, il museo offre spunti di riflessione sul ruolo dell’abbigliamento nelle dinamiche sociali, sull’evoluzione dei canoni estetici e sulla funzione del costume come espressione di identità individuale e collettiva.
Visitare il MuDeCo permette di stabilire un dialogo tra passato e presente, mostrando come la moda sia sempre stata un potente mezzo di comunicazione sociale.
Il Museo del Costume rappresenta, quindi, una risorsa preziosa per studiosi, appassionati di moda e visitatori interessati a comprendere più a fondo la cultura e la società attraverso il linguaggio universale del vestire.

Eventi e iniziative

Il museo è anche sede di eventi e iniziative legate al mondo della moda, come workshop, conferenze e incontri con stilisti, che arricchiscono il calendario culturale del castello e offrono al pubblico occasioni di approfondimento e di confronto su temi attuali legati al fashion design, alla sostenibilità nella moda e all’importanza del recupero e della valorizzazione dei costumi storici.

Un tour completo del castello può richiedere dalle 2 alle 3 ore.

Scoprire il meglio di Noto

Andiamo a scoprire insieme il meglio di Noto, a circa 45 minuti da Casa Farlisa, conosciuta per la sua architettura unica, attraverso un tour che renderà la vostra vacanza indimenticabile.
Noto, gioiello del barocco siciliano, è una città che racchiude secoli di storia e cultura. E’ una testimonianza eloquente della grandezza artistica e architettonica del XVIII secolo. La città, fondata più di 2800 anni fa, ha vissuto periodi di splendore sotto i Greci, i Romani, gli Arabi e i Normanni. Ricostruita magnificamente dopo il terremoto del 1693, rappresenta una delle espressioni più sublimi del tardo barocco siciliano. Le sue chiese, i palazzi nobiliari, e le piazze ampie e luminose narrano storie di un passato glorioso, di una resilienza incrollabile e di un amore profondo per la bellezza.
Ma Noto non è solo un museo a cielo aperto; è un luogo vivace, dove la storia si intreccia con la vita quotidiana dei suoi abitanti. Ogni pietra, ogni balcone scolpito, ogni facciata parla di un passato che continua a pulsare nel presente. 
Per scoprire il meglio di Noto, la città vi inviterà a perdervi tra le sue strade, a scoprire i piccoli dettagli che rendono ogni angolo unico.

La storia di Noto: dalle origini al Rinascimento Barocco 

La storia di Noto affonda le sue radici nell’antichità. Fondata dai Siculi, antico popolo dell’isola, Noto divenne presto un centro importante sotto i Greci e i Romani. Questo periodo lasciò impronte indelebili, come testimoniano i resti archeologici sparsi nei dintorni della città attuale. Noto antica infatti, situata a circa 8 km a nord dell’attuale cittadina, era un crocevia di culture e commerci, un melting pot di influenze che hanno plasmato l’identità storica e culturale della cittadina.
Il 1693 segnò una svolta drammatica nella storia di Noto. Un devastante terremoto colpì la Sicilia sud-orientale, distruggendo gran parte degli edifici sul territorio. Invece di arrendersi alla distruzione, i locali videro questa calamità come un’opportunità per rinascere. Fu così che nacque la Noto odierna, ricostruita con uno splendore mai visto prima.
Gli architetti del tempo, come Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi, furono i protagonisti di questa rinascita. Essi disegnarono la città in stile barocco, con strade ampie e palazzi decorati che si aprivano su piazze grandiose. Questa pianificazione urbana non era solo estetica; rifletteva un nuovo approccio alla vita e all’arte, un’armonia tra l’uomo e il suo ambiente.
La Noto del XVIII secolo divenne un capolavoro del barocco. Le sue chiese, con facciate ed interni riccamente decorati, erano espressioni di una fede profonda e di un’arte eccelsa. I palazzi nobiliari, con i loro balconi scolpiti e cortili interni, parlavano di una società che valorizzava la bellezza e la grandiosità. Noto divenne un simbolo del rinascimento barocco, un luogo dove l’arte e l’architettura si fondono per creare un’esperienza visiva e spirituale unica.

I più bei siti da visitare a Noto

Il cuore pulsante di Noto è senza dubbio la Cattedrale di San Nicolò. Situata in cima ad una scalinata monumentale, questa chiesa è un trionfo del tardo barocco siciliano. La facciata imponente, adornata con statue di santi e motivi ornamentali, accoglie i visitatori in un mondo di grandiosità spirituale. All’interno, la navata luminosa e gli altari laterali riccamente decorati sono un esempio squisito di arte e artigianato. La Cattedrale non è solo un luogo di culto, è un simbolo della resilienza della città, che avendo subito ulteriori gravi danni nel terremoto del 1990, la restaurò e riportò al suo splendore iniziale.

Un altro gioiello architettonico immancabile, per scoprire il meglio di Noto, è Palazzo Ducezio, sede del Municipio. Questo edificio, con la sua facciata elegante e il salone degli specchi all’interno, rappresenta il potere e la ricchezza della Noto barocca. Ogni dettaglio del palazzo, dalle finestre alle decorazioni murali, è un omaggio all’arte barocca. La visita a Palazzo Ducezio offre una prospettiva unica sulla storia amministrativa e sociale della città.

Via Nicolaci è il cuore della vita culturale e artistica di Noto. Famosa per il Palazzo Nicolaci di Villadorata con i suoi balconi unici, questa strada è un esempio vivente della creatività del barocco. Ma è l’Infiorata, il festival annuale dei fiori, che trasforma Via Nicolaci in una tela colorata. Durante l’Infiorata, artisti da tutto il mondo creano immagini elaborate usando petali di fiori, creando un’esperienza visiva mozzafiato che celebra la bellezza, la creatività e le tradizioni locali.

I tesori nascosti di Noto: piccole chiese e palazzi storici

Chiesa di Santa Chiara

Per scoprire il meglio di Noto, non potrete mancare di aver visitato i suoi palazzi e le sue chiese.
La Chiesa di Santa Chiara è un gioiello nascosto nel tessuto urbano. Questo luogo di culto, meno noto rispetto alla grande Cattedrale, offre un’intimità e una spiritualità uniche. L’interno, con i suoi affreschi delicati e l’altare magistralmente scolpito, è un rifugio di pace e bellezza. La chiesa riflette la devozione e l’arte della comunità locale.
Palazzo Nicolaci, situato nella famosa Via Nicolaci, è l’epitome dell’eleganza barocca. Conosciuto per i suoi balconi elaborati, che sembrano danzare sulla facciata dell’edificio, questo palazzo era la residenza dell’aristocratica famiglia Nicolaci. Ogni elemento architettonico del palazzo, dai soffitti dipinti ai pavimenti in marmo, racconta una storia di opulenza e raffinatezza.
Noto è disseminata di altri edifici storici che meritano una visita. La Basilica del Santissimo Salvatore, con la sua facciata semplice ma elegante, è un esempio di come il barocco si fonde con l’ambiente urbano. Palazzo Trigona, con i suoi interni lussuosi, mostra un altro aspetto della vita aristocratica della città. Questi edifici, insieme a tanti altri, compongono il ricco tessuto storico e culturale di Noto.

Noto oltre l’architettura: cultura, tradizioni e musica

La città è resa vivace grazie ai festival ed eventi culturali che celebrano la sua storia e il suo patrimonio. L’Infiorata di Noto, con la sua esplosione di colori e creatività, è un esempio lampante di come la comunità celebra le sue radici e la sua cultura. Questa ricorrenza, ha preso vita negli anni ’80 e da allora è diventata un evento annuale che celebra la primavera. Questa festa ha le sue radici nelle tradizioni floreali della Chiesa, dove i fiori venivano usati per creare “tappeti” durante le festività importanti.
Ogni maggio, le strade di Noto si trasformano in una galleria d’arte a cielo aperto. Artisti provenienti da tutto il mondo disegnano e realizzano enormi murales composti interamente di fiori, creando scenari effimeri e mozzafiato.
L’Infiorata non è solo un’esibizione artistica; è un evento che unisce la comunità e attira turisti da ogni angolo del mondo, promuovendo la cultura locale e l’artigianato.
La Festa di San Corrado, il patrono di Noto, viene celebrato ogni febbraio con una grande processione che attraversa la città. Questa ricorrenza è un misto di devozione religiosa, tradizioni locali e festeggiamenti che includono musica, cibo e fuochi d’artificio.

Scoprire il meglio di Noto_Festa di San Corrado
Festa di San Corrado, Noto

La scena teatrale di Noto è vivace, con rappresentazioni che vanno dal teatro classico alle moderne performance d’avanguardia, spesso tenute in luoghi storici come il Teatro Tina Di Lorenzo. Un gioiello architettonico, noto anche come Teatro Comunale, che ospita una varietà di spettacoli. L’interno del teatro, splendidamente conservato, riflette l’eleganza e il fascino del passato.
NotoMusicaFestival, è un evento che si tiene nel periodo estivo e presenta una serie di concerti che spaziano dalla musica classica al jazz, esibendo sia talenti locali che artisti internazionali.

Escursioni a Noto e dintorni

Noto non è solo una città storica, circondata da un paesaggio naturale mozzafiato, offre numerose opportunità per gli amanti delle escursioni. 
La Riserva naturale di Vendicari, è un’oasi naturale, un vero e proprio paradiso per birdwatchers e amanti della natura. Con sentieri ben segnalati che serpeggiano tra laghetti costieri e dune sabbiose, è un luogo perfetto per osservare la fauna selvatica, in particolare durante la migrazione degli uccelli.
Cava Grande del Cassibile è invece una profonda gola naturale, che offre agli intrepidi escursionisti, una vista spettacolare e l’opportunità di nuotare nei bellissimi laghetti naturali. È un’avventura indimenticabile, con sentieri che portano ai famosi laghetti di acque cristalline. Se desiderate intraprendere quest’escursione è Importante indossare scarpe adatte ed essere preparati ad un sentiero ripido e avventuroso, che renderà quest’esperienza un’escursione indimenticabile, ma non adatta a tutti.

Laghetti di Cava Grande del Cassibile_Scoprire il meglio di Noto
Laghetti di Cava Grande del Cassibile

Le spiagge nei dintorni di Noto sono rinomate per la loro bellezza incontaminata e il bellissimo mare trasparente. Tra queste molte si trovano nella riserva di Vendicari. Spesso descritta come una delle più belle d’Italia, la spiaggia di Calamosche incanta con le sue acque turchesi e la sua baia protetta, perfetta per lo snorkeling e il relax al sole.
Il Lido di Noto e di Eloro, offrono chilometri di sabbia fine e dorata, sono ideali per famiglie, sport acquatici e amanti del sole. L’acqua poco profonda e limpida rende infatti queste spiagge perfette per nuotate sicure e rilassanti.

Marzamemi, situato lungo la costa sud-orientale della Sicilia, è un pittoresco villaggio di pescatori che ha mantenuto intatto il suo fascino storico e la sua autenticità. Questo borgo marinaro è noto per le sue case colorate, le strette vie lastricate e il suo vivace porto.
Il nome Marzamemi deriva dall’arabo Marsa al-hamam che significa “Baia delle Tortore”, indicando la sua lunga storia che risale al periodo della dominazione araba in Sicilia. Il villaggio si è sviluppato intorno all’antica tonnara, una delle più importanti della Sicilia, che ha giocato un ruolo cruciale nell’economia locale fino al XX secolo.
Il complesso della tonnara, con il suo antico stabilimento di lavorazione del tonno, è una tappa obbligata per capire la storia e la cultura del luogo.
Piazza Regina Margherita è Il cuore pulsante di Marzamemi, ospita caffè, ristoranti e botteghe artigianali, ideali per assaporare la vita locale. Marzamemi è famosa anche per i suoi prodotti ittici, in particolare il tonno e i piatti a base di pesce fresco.
Il villaggio inoltre è circondato da vigneti che producono ottimi vini, con cantine che offrono degustazioni e visite guidate.

Piazza Regina Margherita Marzamemi_Scoprire il meglio di Noto
Piazza Regina Margherita Marzamemi

Palazzolo Acreide, situato nell’entroterra vicino all’area di Noto, è un borgo ricco di storia e cultura. Questa città, patrimonio dell’UNESCO, è famosa per i suoi siti archeologici, l’architettura barocca e le tradizioni folcloristiche.
Akrai, antico nome della città, fu fondata nel 664 a.C. dai Corinzi, divenendo una colonia greca importante. Oggi, il suo parco Archeologico offre una vista spettacolare sui resti di teatri, necropoli e santuari.
Santoni è un sito che ospita un insieme di rilievi rupestri, dedicati alla dea Cibele, un esempio unico dell’arte sacra ellenistica.
Palazzolo Acreide è rinomato per le sue magnifiche chiese barocche, tra cui la Chiesa di San Sebastiano e la Chiesa di San Paolo, che rappresentano gioielli dell’architettura barocca siciliana.
Passeggiando per le vie del centro, si possono ammirare palazzi nobiliari, piazze pittoresche e scorci affascinanti che raccontano storie di secoli passati.
La festa di San Sebastiano è celebrazione annuale, che si svolge in onore del santo patrono. E’ famosa per la sua processione e per le atmosfere vivaci e colorate.

Un tour completo del castello può richiedere dalle 2 alle 3 ore.

Esplorare Ragusa

Esplorare Ragusa è un piacevole gita da Casa Farlisa, una tappa assolutamente imperdibile per conoscere il territorio ed apprezzarlo.

Un po’ di storia

Per esplorare Ragusa è necessario visitare Ragusa Ibla, il cuore antico della città, con la sua storia ricca e complessa, è un gioiello incastonato nella Sicilia sud-orientale. La sua origine risale a tempi antichissimi e la sua evoluzione è intrisa di numerosi strati culturali. Immaginate di passeggiare tra le stradine acciottolate, dove ogni pietra sembra raccontare una storia.
Ragusa Ibla ha radici che si estendono fino all’Età del Bronzo, tuttavia, fu durante il periodo greco e romano che iniziò a prendere forma come centro urbano. Conquistata dai Romani nel 212 a.C., Ragusa divenne un importante nodo agricolo e commerciale, anche se rimase in ombra rispetto ad altre città siciliane più importanti.
Durante il Medioevo, Ragusa passò sotto il dominio bizantino e successivamente fu conquistata dagli Arabi nel IX secolo. Gli Arabi apportarono significativi cambiamenti, migliorando le tecniche agricole e influenzando la lingua e la cultura locali. Fu in questo periodo che la città prese il nome di “Ragus”, che poi divenne “Ragusa”.
Con i Normanni, a partire dal XI secolo, Ragusa conobbe un periodo di rinascimento culturale ed economico. Vennero costruite numerose chiese e palazzi in stile romanico e gotico. La città continuò a prosperare anche sotto gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi.
Il 1693 fu un anno cruciale nella storia della Sicilia sud-orientale e di Ragusa, un devastante terremoto colpì il vasto territorio, distruggendo gran parte della città. Questo evento tragico segnò l’inizio di una fase di ricostruzione, durante la quale Ragusa fu praticamente riedificata in stile tardo barocco. Architetti e artisti locali, come Rosario Gagliardi, Giovanni Battista Vaccarini e altri, furono i protagonisti di questa rinascita, dando vita a splendide chiese, palazzi e alle piazze che oggi ammiriamo. Con le sue viuzze strette e le sue piazze incantevoli, Ibla vi farà sentire come se foste saltati indietro nel tempo.
La divisione di Ragusa in due parti, Ragusa Superiore e Ragusa Ibla, risale al periodo post-terremoto. Mentre Ragusa Superiore si sviluppava come il nuovo centro cittadino, Ragusa Ibla, con le sue stradine labirintiche e palazzi barocchi, rimase un magnifico esempio di città barocca, quasi un museo a cielo aperto.
Oggi, Ragusa Ibla è un Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, riconosciuto per la sua straordinaria architettura barocca e il suo valore storico e culturale. È una meta turistica, che attrae visitatori da tutto il mondo per le sue bellezze architettoniche, i suoi panorami mozzafiato e la sua atmosfera unica.

Il Duomo di San Giorgio

Non si può pensare di esplorare Ragusa senza menzionare il Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla, uno splendido esempio di architettura tardo barocca, che rappresenta una delle gemme artistiche della regione. La sua costruzione iniziò nel XVIII secolo, dopo il terremoto del 1693 che distrusse gran parte della città vecchia di Ragusa, tra cui la precedente chiesa medievale.
Il progetto del nuovo duomo fu affidato all’architetto Rosario Gagliardi, che ideò una struttura che si distingue per eleganza e dinamismo, tipiche del barocco. La struttura si eleva su una scalinata imponente, creando un effetto scenografico che accentua la sua grandezza. Questa scalinata, composta da diversi livelli, serve anche a colmare il dislivello del terreno. Esempio di come l’architettura barocca si adattasse alle sfide del paesaggio urbano. La facciata è ricca di dettagli decorativi, con colonne, nicchie, statue e finestre ornate che creano un gioco di luci e ombre che cambia nel corso della giornata. È divisa in tre parti, con il portale centrale incorniciato da colonne corinzie e sormontato da una statua di San Giorgio che uccide il drago, simbolo della città.

Esplorare Ragusa_Duomo San Giorgio Ibla
Duomo San Giorgio Ibla

All’interno, il Duomo è altrettanto maestoso, con una navata unica che conduce all’altare maggiore. L’interno è riccamente decorato con stucchi e marmi, che creano un’atmosfera solenne e maestosa. L’altare maggiore è un’opera d’arte in sé, riccamente decorato e collocato in modo da essere il fulcro dell’intero edificio. Dietro l’altare, l’abside semicircolare con il suo coro è altrettanto impressionante, con dettagli in stucco e opere d’arte che arricchiscono l’ambiente. Particolarmente notevoli sono le cappelle laterali, ciascuna dedicata a un santo diverso e decorata in modo unico.
Il Duomo è anche famoso per la sua cupola, un elemento distintivo dell’architettura barocca. La cupola inoltre, visibile da vari punti della città, aggiunge un senso di maestosità e grandezza all’intera struttura.
La posizione del Duomo, al centro del centro storico di Ragusa Ibla, lo rende un punto focale non solo religioso, ma anche culturale e sociale. In sintesi, il Duomo di San Giorgio è un capolavoro del barocco siciliano, che incanta i visitatori con la sua eleganza architettonica e la sua ricchezza decorativa, testimoniando la maestria e l’ingegno del XVIII secolo.

Esplorare Ragusa_Cupola del Duomo di San Giorgio

Il Giardino Ibleo

Il Giardino Ibleo, è una destinazione imperdibile in un tour per esplorare Ragusa. Situato nella parte più antica di Ibla, è un vero e proprio gioiello di verde e storia, un luogo incantevole che racchiude in sé la bellezza e la tranquillità tipiche dei giardini storici siciliani. Noto anche come Villa Comunale di Ragusa Ibla, venne realizzato nella seconda metà del XIX secolo. La sua creazione è legata alla volontà di dotare la città di un luogo di svago, un’oasi verde che contrastasse l’urbanistica densa e barocca di Ibla.
Il giardino, progettato in stile tipicamente italiano, è strutturato su terrazzamenti che si affacciano sulla vallata sottostante, offrendo viste spettacolari sulla campagna ragusana e sui monti Iblei. Questi terrazzamenti sono collegati tra loro da scalinate e vialetti, rendendo piacevole e varia la passeggiata all’interno del parco.
Una delle caratteristiche più notevoli del Giardino Ibleo è la sua vegetazione. Alberi secolari, come palme, pini e cipressi, si alternano a cespugli fioriti, aiuole e varie specie di piante mediterranee, creando un ambiente rilassante e rigoglioso.
All’interno del giardino si trovano diverse statue e monumenti che celebrano personaggi storici e culturali importanti per la città.
Un elemento particolarmente affascinante del Giardino Ibleo è la presenza di tre chiese, ciascuna con una storia e un’architettura uniche: la Chiesa di San Giorgio Vecchio, la Chiesa di San Giacomo Apostolo e la Chiesa dei Cappuccini Vecchi.
Il Giardino Ibleo non è solo un luogo di bellezza naturale e storica, ma anche un importante spazio sociale per gli abitanti di Ragusa. È un luogo dove le persone si riuniscono per passeggiare, socializzare e godere della tranquillità dell’ambiente. Inoltre, il giardino ospita eventi culturali e manifestazioni, fungendo da cuore pulsante per la vita comunitaria della città.
Passeggiare nel Giardino Ibleo è un’esperienza che permette di staccare dalla frenesia della vita quotidiana, immergendosi in un ambiente sereno e storico. È un luogo ideale per gli amanti della natura, della storia e dell’arte, che possono godere di un contesto unico dove la bellezza della natura si fonde con quella dell’architettura storica.

Esplorare Ragusa_Giardino Ibleo
Giardino Ibleo a Ragusa Ibla

Il Ponte dei Cappuccini

Questo antico ponte, che collega due parti significative della città, è non solo un esempio eccellente di ingegneria civile, ma anche un simbolo della resilienza della città.
Il Ponte dei Cappuccini, costruito nel XIX secolo, è una struttura che testimonia la capacità degli architetti e degli ingegneri dell’epoca di superare sfide notevoli. Il ponte fu edificato per collegare il centro storico di Ragusa Ibla con la parte più moderna della città, Ragusa Superiore, unendo così due realtà urbane che il terremoto del 1693 aveva diviso.
La struttura del ponte si distingue per la sua maestosità e per l’armonia delle sue forme. Realizzato in pietra calcarea, materiale tipico della regione, il Ponte dei Cappuccini si innalza maestoso sopra la vallata, offrendo una vista spettacolare sui paesaggi circostanti. La sua lunghezza e l’altezza lo rendono uno dei ponti più imponenti e scenografici della zona.
Il design semplice ed elegante, con archi in stile classico, unito alla robustezza dei materiali, simboleggiano la capacità di costruire opere durevoli e in armonia con il paesaggio.
Il Ponte dei Cappuccini non è solo un’opera di ingegneria, ma anche un elemento fondamentale nel tessuto sociale e culturale di Ragusa. Il ponte ha svolto un ruolo cruciale nel facilitare i movimenti e le comunicazioni tra le diverse parti della città, contribuendo allo sviluppo economico e sociale di Ragusa.
Inoltre, il ponte è diventato una delle icone della città, attirando turisti e appassionati di fotografia da tutto il mondo. La sua presenza in numerosi scatti e cartoline rende il Ponte dei Cappuccini un emblema riconoscibile di Ragusa e della sua storia.
Attraversare il Ponte dei Cappuccini offre un’esperienza unica, permettendo di godere di una vista mozzafiato sulla città e sulla campagna circostante. La passeggiata sul ponte diventa un viaggio nel tempo, dove si può percepire la storia secolare della città e apprezzare la bellezza del suo paesaggio.

Altri luoghi da visitare

Ragusa è un vero e proprio museo a cielo aperto, ma non dimenticate di visitare il Museo Archeologico Ibleo. Situato nel cuore di Ragusa, questo museo è un must per gli appassionati di storia. Con una vasta collezione di reperti che risalgono all’era greca e romana, il Museo Archeologico Ibleo offre un viaggio affascinante nel passato della regione. Non perdetevi la sezione dedicata alla storia locale, dove potrete ammirare gioielli, utensili e sculture antiche.

Per chi è interessato alla vita quotidiana del passato di Ragusa, la Casa Museo Appiano è una tappa obbligata. Questa casa storica, perfettamente conservata, offre uno sguardo autentico sulla vita borghese del XVIII secolo. Ogni stanza è un piccolo museo in sé, con mobili d’epoca, opere d’arte e manufatti che raccontano la storia della famiglia Appiano e della vita in quel periodo.

I palazzi barocchi di Ragusa sono un must imperdibile durante una gita, costellata com’è di palazzi che sembrano usciti direttamente da una favola. Palazzo Bertini, situato in pieno centro, è un esempio eccezionale dell’architettura barocca ragusana. Notabile per le sue sculture decorative che raffigurano tre facce maschili, ciascuna simboleggiante una fase della vita umana: giovinezza, maturità e vecchiaia. Queste sculture, insieme ai dettagli intricati che adornano l’esterno, rendono Palazzo Bertini un’opera d’arte unica.
Palazzo Cosentini, è noto per la sua esuberanza e i ricchi dettagli. La facciata del palazzo è caratterizzata da quattro meravigliosi balconi: maldicenza, cantastorie, benessere e gentiluomo. Ognuno d’essi è sostenuto da mensoloni, raffiguranti soggetti grotteschi, connessi alle quattro tematiche riportate sopra. Il portale d’ingresso, maestoso ed elegante, si apre invece su Salita Commendatore.
L’interno del palazzo è altrettanto maestoso, con sale sapientemente adornate con stucchi e arredi d’epoca. I soffitti sono decorati con affreschi che raccontano storie mitologiche e allegoriche, aggiungendo un ulteriore livello di splendore al palazzo.
Altri luoghi da non perdere esplorando Ragusa sono: Palazzo Zacco e Palazzo La Rocca; La chiesa di Santa Maria delle Scale; Via del Mercato e Piazza Duomo.

Un tour completo di Ragusa richiede circa 8-10 ore

Cosa vedere a Modica

Ecco cosa vedere a Modica durante una visita, le principali attrazioni d’interesse culturale da non perdere.

Il Duomo di San Giorgio

Simbolo dell’architettura tardo barocca siciliana, il Duomo di San Giorgio, con una vista mozzafiato, è uno dei luoghi più iconici da visitare nel territorio ibleo, inserito nella Lista Mondiale dei Beni dell’umanità dell’UNESCO.
La sua prima edificazione si ipotizza risalga al 1090, per volontà dal conte Ruggero d’Altavilla, in seguito alla conquista normanna della Sicilia. La splendida facciata a torre, alta ben 62 metri, fu costruita dal 1702 e completata nel 1842, con il posizionamento della croce in ferro sulla guglia.
Per la realizzazione dei primi due ordini del prospetto gli architetti si ispirarono alla cattedrale di Dresda, Katholische Hofkirche, completata nel 1753. Le modifiche vennero realizzate sulla facciata settecentesca, di cui non ci sono pervenuti disegni, ma che aveva resistito al terremoto del 1693, attraverso parziali demolizioni di alcune aree successivamente ricostruite.
A completamente del poderoso impianto votivo, era stata costruita tra il 1814 e il 1818 una scalinata di 181 gradini, prima nella parte superiore a Corso San Giorgio, successivamente nella parte inferiore fu iniziata nel 1874 e completata nel 1880.
Questa magnifica scalinata conduce ai cinque portali della chiesa, come preludio alle cinque navate interne. Sul versante frontale, estremamente panoramico, il complesso è impreziosito da un giardino pensile che si snoda su diversi livelli, chiamato Orto del Piombo, fiancheggiato dalla scalinata, a comporre una scenografia che ricorda Trinità dei Monti a Roma.

Duomo di San Giorgio
Duomo di San Giorgio


All’interno la chiesa, ha una pianta a croce latina con tre absidi dopo il transetto ed è suddivisa in cinque navate attraverso ventidue pilastri, ornati da capitelli corinzi. Le superfici delle volte sono decorate da un ciclo pittorico e stucchi decorativi, con una cupola che raggiunge i 36 metri di altezza. Posto al di sopra dell’arco inscritto nel portale principale, sulla contro facciata interna, si trova uno stemma che riproduce l’armatura del conte Ruggero d’Altavilla, fondatore.
Il Duomo di San Giorgio si trova salendo per Modica Alta, nel centro storico, ed è facilmente raggiungibile a piedi attraverso la bellissima scalinata panoramica.

Cosa vedere a Modica_Interno Duomo S. Giorgio
A. Sessa, interno del Duomo S. Giorgio

Il Duomo di San Pietro Apostolo

Il Duomo di San Pietro Apostolo è la chiesa madre della città insieme al Duomo di San Giorgio. Si colloca tra gli edifici votivi più antichi, la sua prima edificazione infatti è da collocarsi dal 1301 al 1350. L’edificio attuale è stato in gran parte ricostruito a causa dei danni avvenuti nei secoli e durante il disastroso terremoto del 1693.
Come il Duomo di San Giorgio, è un esempio di architettura tardo-barocca siciliana. La sua facciata è spettacolare, caratterizzata da una serie di colonne e dettagli decorativi elaborati. Al suo interno racchiude una serie di opere d’arte di grande valore, affreschi, statue e gli altari che decorano l’interno della chiesa. Nella navata di sinistra, si trova la Cappella Mazara, il Museo Parrocchiale, visitabile ad oggi, custode del patrimonio artistico della chiesa. Calici, ostensori, dipinti e statue del XVI sec.
Ha un campanile alto, quadrangolare e imponente, disposto su tre livelli di epoche diverse, a conferma della stratificazione storica, che domina Modica bassa. Nella parte sommitale, la torre campanaria, appare incompleta per la mancanza della consueta cupola. La sua principale campana, “Petra” è, insieme ad “Ippolita”, sua gemella nel campanile di San Giorgio, la più grande della cittadina siciliana.
Una bellissima scalinata, fiancheggiata dalle statue dei 12 apostoli e composta da 3 rampe, conduce al sagrato da Corso Umberto I.
La Chiesa di San Pietro si trova nel centro storico di Modica, quindi è facilmente raggiungibile a piedi.

Cosa vedere a Modica_S.Pietro
Dagnija BerzinaIl, il Duomo di S.Pietro

Il Castello dei Conti di Modica

Cosa vedere a Modica_S.Maria di Betlem
S.Maria di Betlem con il Castello dei Conti in alto a sinistra sullo sfondo

Il Castello dei Conti di Modica, è uno degli edifici storici più importanti del territorio. Si trova sulla sommità di una rocca e rappresentò per secoli la sede del potere politico e amministrativo della contea storica di Modica.
Il Castello ad oggi, è il frutto di una massiccia ricostruzione che ha interessato le sue strutture non solo dopo il terremoto del 1693, ma, soprattutto, dopo il 1779, quando fu realizzato Il progetto per la ricostruzione dell’abitazione del Governatore della Contea.
Inizialmente venne pensato come fortezza, ma modificato in varie epoche, tra VIII e XIX secolo. La struttura fu costruita in posizione strategica, su un promontorio roccioso, con due delle tre pareti naturalmente inattaccabili poiché a strapiombo. All’esterno rimane una torre poligonale del XIV sec.
Recenti scavi archeologici, per il progetto di trasformazione di una parte del castello in centro congressi, stanno riportando alla luce reperti della prima età del bronzo, del periodo ellenistico, di quello romano, di quello arabo, fino al suo utilizzo per scopi amministrativi e militari.

Nel cortile interno sono visitabili le carceri medievali, suddivise per tipologia di carcerati. Qui nel 1930, sui ruderi della chiesa di San Leonardo, costruirono la chiesa della Madonna del Medagliere, per confortare i carcerati. Nella stessa area si possono ammirare i resti della cappella privata del Conte e del Governatore, la chiesa di San Cataldo, le cui campane scandivano le ore nella città.
Crollate a causa del terremoto del 1693, o demolite per lasciare spazio all’urbanizzazione, nulla è rimasto delle 5 torri, delle 4 porte e delle antiche mura.
Tra le attrazioni principali del castello c’è la vista mozzafiato che dalla sommità delle torri si apre sulla città e sui dintorni.

Il cioccolato

Modica inoltre è famosa per il suo cioccolato unico, preparato con una tecnica antica che ne conserva la consistenza granulosa. Visitare una delle cioccolaterie locali, come l’Antica Dolceria Bonajuto, sarà un’esperienza gastronomica imperdibile. Potrete assaporare il cioccolato in molte varianti, prima di acquistarlo, fatto secondo l’antica ricetta tradizionale.
Il Museo del Cioccolato di Modica è un luogo divertente e informativo che vi permetterà di esplorare la storia del cioccolato di Modica, oltre che le sue antiche radici nella cultura culinaria siciliana.
Il museo mette in mostra il processo tradizionale di produzione del cioccolato di Modica. Scoprite come i grani di cacao vengono lavorati e trasformati in cioccolato senza passare attraverso la fase di conchigliatura, il che dà al cioccolato di Modica la sua texture unica e granulosa. Il cioccolato di Modica è fatto a mano con metodi tradizionali. L’utilizzo di ingredienti semplici come il cacao e lo zucchero, rendono il processo produttivo notevolmente diverso da quello che si utilizza in altri parti del mondo. Qui potrai anche assaporare diverse varietà di cioccolato, ognuna con il suo sapore unico e la sua consistenza particolare. Un’esperienza deliziosa per i sensi.

Molto altro

Tra le molte attrazioni da visitare, ci sono anche la chiesa di Santa Maria di Betlem e la Chiesa rupestre di San Nicola Inferiore, del XI e XII secolo.
Prendetevi del tempo per esplorare la città, perdendovi negli stretti vicoli cittadini e ammirando l’architettura in pietra calcarea, le facciate decorate e gli scorci pittoreschi. Raggiungete uno o più dei numerosi belvedere, dove scattare foto e ammirare il panorama. Il Teatro Garibaldi, realizzato a metà dell’Ottocento in stile neoclassico, per spettacoli teatrali o musicali dal vivo. Palazzo Polara, edificato a fine settecento, accanto al Duomo di San Giorgio. Palazzo Castro Polara Grimaldi a Modica, affacciato sull’Orto del Piombo. Torretta dell’orologio, in funzione ancora oggi dal 1725.

Un tour completo di Modica richiede circa 12-16 ore

Pasqua nel Val di Noto

Se sei interessato a trascorrere una Pasqua speciale nella zona del Val di Noto, che è famosa per la sua bellezza e la sua cultura. Ecco alcune idee su cosa fare a Pasqua in questa affascinante regione della Sicilia.
La Pasqua è una festa importante in Italia, e nel Val di Noto puoi partecipare alle tradizionali processioni e cerimonie religiose che si svolgono nelle città e nei villaggi. È un’opportunità unica per immergerti nella cultura locale e assistere a eventi speciali.
Nella provincia di Ragusa le feste di primavera sono legate profondamente alla fede popolare. Tradizioni secolari ricche di folklore richiamano a gran voce siciliani e turisti che anno dopo anno non mancano mai all’appuntamento. Alcune di queste tradizioni fanno parte del Registro delle Eredità Immateriali della Regione Sicilia.

Cavalcata di San Giuseppe_Le Milizie
Photo credit: Gruppo Le Milizie. Scicli.

La cavalcata di San Giuseppe

San Giuseppe, sposo di Maria viene celebrato il 19 Marzo negli Iblei sin dal Medioevo, come rito di passaggio tra inverno e primavera, con lo scopo di propiziare il raccolto e accogliere al meglio l’arrivo della nuova stagione.
Questa festività viene celebrata a Scicli con una parata di cavalli e cavalieri vestiti ad hoc per l’occasione, definita da Elio Vittorini, un’infiorata a cavallo.
La vestizione degli animali è realizzata da caratteristiche bardature composte da fiori di violaciocca e gigli, accuratamente disposti per formare immagini di rappresentazioni sacre. Queste opere, create pazientemente da vere e proprie compagnie di bardatori, sono oggetto ogni anno di una gara per sancire l’opera più bella. I cavalieri, in costume per la parata, indossano il tipico abito della tradizione contadina: gilet e pantaloni di velluto nero, camicia bianca e alti stivali neri, un fazzoletto rosso al collo, una fascia colorata in vita, mentre sulla testa portano la “burritta”, il tradizionale cappello. Le diverse compagnie, con i loro manufatti, attraverseranno le strade del paese in processione, dove tradizionalmente si accendevano i pagghiara (dei falò) e i ciaccari (fasci di ampelodesmo). Duarante la festa inoltre si potrà assistere a rievocazioni della fuga in Egitto di Giuseppe e Maria, oltre che alla Sagra di San Giuseppe.

La Settimana Santa

I giorni che precedono Pasqua si focalizzano sul dolore di Maria, la morte di Gesù ed il suo calvario, ed iniziano proprio dalla Domenica delle Palme.
L’intera provincia di Ragusa, celebra queste festività con lunghe processioni seguite da bande musicali locali, con una grande varietà nel repertorio delle musicale. Importanti il Giovedì Santo ed il Venerdì Santo ad Ispica, nei quali si celebra rispettivamente Cristo alla Colonna ed il Cristo alla Croce. Ma non solo, anche il Venerdì Santo a Ragusa Ibla e Scicli sono molto sentiti e vissuti dalla popolazione.

Pasqua

L’atteso giorno della Resurrezione di Cristo si celebra con la stessa intensità ed importanza delle giornate che lo precedono.
La “Paci” festeggiata a Comiso, la Madonna “Vasa-vasa” a Modica, festeggiata la domenica di Pasqua ed il martedì successivo, fino ad arrivare alla Pasqua sciclitana con la “Celebrazione dell’Uomo Vivo”. Quest’ultimo, evento straordinario e frenetico, che si tiene a Scicli durante la settimana santa, è noto per la sua atmosfera coinvolgente e per la sua rappresentazione drammatica della Passione di Cristo. Durante la manifestazione, il “Gioia”, così viene affettuosamente chiamata dagli sciclitani la statua di Cristo, viene portato sulle spalle dei “Portatori di Gioia“, in una movimentata processione seguita dall’intera comunità locale.
Innamoratosi di questa tradizione folkloristica, dopo un breve soggiorno nel periodo pasquale, Vinicio Capossela dedicò a quest’evento una canzone, registrata con la banda di Scicli in una chiesa del paese, l’Uomo Vivo (inno al gioia):

La processione del Cristo Risorto a Scicli. L’uomo Vivo.

“Se il Padre eterno l’aveva abbandonato
Ora i paesani se l’hanno accompagnato
Che grande festa poterselo abbracciare
Che grande festa portarselo a mangiare”

Ha raggi sulla schiena irradia gio-gio-ia
Le dita tese indicano gio-gio-ia
Esplodono le mani per la gio-gio-ia
Si butta in braccio a tutti per la gio-gio-ia”

Tra la Chiesa di Santa Maria La Nova e quella della Madonna del Carmine la processione ha un andamento totalmente irregolare, seguita da una folta folla in festa. La statua del Cristo risorto, “u Gioia” è trasportata a ritmo di musica sotto una pioggia di fiori gettati dai balconi e tra fuochi d’artificio provenienti dal colle di San Matteo.
Qualunque cosa sceglierete di fare durante queste festività, assicuratevi di godervi la bellezza e la cultura dello splendido territorio ibleo.
Buona Pasqua!

Cosa vedere a Scicli

I siti museali di Via Mormina Penna

E’ proprio qui, nel cuore della piccola cittadina tardo barocca, che ritroverete l’atmosfera senza tempo che ha ispirato la fiction de “Il commissario Montalbano”.
La via Francesco Mormina Penna, Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2002, si trova nel centro storico a Scicli. Qui ritroviamo il municipio di Scicli, musei, palazzi nobiliari e chiese.
Per la via si respirano stili ed epoche diverse, dalla rinascita tardo-barocca avvenuta nel Settecento, ai salottini liberty del Novecento. Il tutto è amalgamato alla perfezione, per una passeggiata sulle tipiche basole, avvolti nella tipica atmosfera o esplorando all’interno i diversi siti museali, che gestiti da diverse realtà, offrono interessanti visite guidate.

Il Commissariato di Vigata

Iniziamo il nostro excursus su cosa vedere a Scicli, partendo dall’inizio della Mormina Penna, dove si incrocia con via Nazionale. Celato nel piano terra del municipio di Scicli, incontrerete il Commissariato di Vigata. Il vero e proprio set cinematografico della fiction da visitare.
Infatti alcune delle stanze del comune sono state trasformate, nella famosa stazione di polizia di Montalbano e sono pervase dal fascino di una Sicilia senza tempo. La scenografia perfetta per i racconti di Andrea Camilleri.
Alzate gli occhi e godetevi i bellissimi affreschi in stile Liberty, che adornano il salone centrale, una vera perla inaspettata, di rado inquadrati nelle scene della fiction.

Da non perdere poi la foto, di rito, alla scrivania di Salvo Montalbano, il commissario più amato d’Italia.

Accedere a quest’esperienza sarà facile, all’ingresso del comune troverete ad accogliervi la Cooperativa Agire, che gestisce questi luoghi e potrete anche scegliere di acquistare un biglietto cumulativo, per visitare altri siti museali di Scicli:

  • La Stanza del sindaco
  • Il palazzo Spadaro
  • Il Museo del costume
  • Il Museo-chiesa di Santa Teresa a fine via
scrivania-Montalbano
Scrivania di Salvo Montalbano, con omaggio a Camilleri
La Stanza del Sindaco, municipio Scicli

La stanza del Sindaco

Famosa anch’essa per essere sede fissa del questore Bonetti-Alderighi nella fiction, in realtà si tratta della stanza di rappresentanza del Sindaco di Scicli.
Il mobilio datato 1908, pregiato esempio di artigianato d’altri tempi, è contornato da curiosi cimeli e dettagli che raccontano la storia della città.
Imperdibile l’affaccio dal balcone, con vista sulla via Mormina Penna ed il colle San Matteo, con il Duomo di San Matteo, da cui prende nome il colle, che domina la città dall’alto, fin dall’era pre-terremoto del 1693. Altra tappa assolutamente imperdibile, dove perdendosi per i suoi vicoli, che da tempo sono conteso oggetto di riqualificazione, da parte di abbienti famiglie italiane e non solo, vi ritroverete a rivivere l’atmosfera di una Sicilia d’altri tempi.

La Stanza del Sindaco, municipio Scicli

Palazzo Spadaro

Continuiamo il nostro tour su cosa vedere a Scicli, esplorando un’altro sito di particolare interesse.
Residenza tardobarocca di una delle famiglie più facoltose di Scicli, il palazzo è stato acquisito dal comune negli anni ’80 del Novecento. Adesso ospita opere del rinomato “Gruppo di Scicli”, con esponenti di spicco dell’arte contemporanea come Piero Guccione, Franco Sarnari, Franco Polizzi ed altri. Negli anni ’20 del Novecento il barone Spadaro commissionò un lavoro di restauro per gli ingressi in marmo, coinvolgendo artigiani locali ed il pittore Raffaele Scalia, importante rappresentante del movimento Liberty nel Val di Noto.

A destra un dettaglio del salone da ballo del palazzo.

Palazzo Spadaro Scicli
Piero Guccione
Piero Guccione – La linea del mare, Olio su tela – 2003

Museo-Chiesa di Santa Teresa

Un piccolo scrigno settecentesco: all’epoca convento di suore di clausura, oggi chiesa sconsacrata, divenuta spazio espositivo di proprietà del comune.
Gli interni rivelano sculture in pietra bianca e diverse peculiarità religiose, come un Crocifisso con rose al posto dei chiodi e tele sulla vita di Santa Teresa d’Avila. Al momento ospita importanti affreschi che gli storici d’arte locali inseriscono nel contesto artistico dei secoli XV e XVI, provenienti dal convento della Croce; queste opere raccontano la devozione popolare sciclitana, fortemente orientata alla figura della Madonna.

Chiesa Santa Teresa Scicli
Altare centrale della chiesa di Santa Teresa
Chiesa Santa Teresa Scicli
Ex voto – Miracoli narrati in volgare siciliano

Potrete prenotare la vostra visita tramite il sito sistema Museale Scicli – Viaggiare per scoprire, fermarsi per conoscere, e per chi ha esigenze specifiche troverete, percorsi in braille e guide in LIS.

palazzo-Bonelli

Palazzo Bonelli-Patané

Spostandoci al centro della via, troveremo palazzo Bonelli e l’Antica farmacia Cartia, imperdibili ed entrambi visitabili grazie ad un biglietto cumulativo separato.

Costruito a cavallo tra XIX e XX secolo, il palazzo al centro di via Mormina Penna è la storica residenza della famiglia Bonelli.
Fu il cavalier Francesco Bonelli ad occuparsi dell’arredamento degli interni, poco prima del suo matrimonio nel Dicembre 1931.
Per l’occasione, fu convocato l’artista avolese Raffaele Scalia, che si dedicò non soltanto alle decorazioni pittoriche e alle tele, ma anche al design di ogni stanza, con un focus sul mobilio e sull’armonia d’insieme. Questo rese il palazzo un’opera unica e pregevole, in un equilibrio perfetto tra la nobiltà classica e la funzionalità tipica dell’epoca moderna.
Da qualche anno il palazzo è aperto al pubblico grazie ad un’opera di restauro voluta dalla nuova proprietà, che lo ha così restituito alla città e ai suoi avventori, la famiglia Patané.

Nell’immagine a sinistra, l’ingresso del palazzo con scala a tenaglia.

Palazzo Bonelli scicli
Il salone delle feste di Palazzo Bonelli

L’antica Farmacia Cartia

Tra i musei più piccoli d’Italia spicca senz’altro l’Antica Farmacia Cartia. Ma state attenti a non farvi ingannare dalle dimensioni, si tratta di un piccolo cofanetto ricolmo di storia e curiosità.
L’ormai dimenticato lavoro dello speziale si palesa tra i decori in stile Liberty, tra le boccette di medicinali, gli alambicchi e gli strumenti galenici.
Lasciatevi travolgere dalle sensazioni visive ed olfattive. Varcare la porta d’ingresso vi porterà in una bolla in cui il tempo si è fermato, accompagnati dalle visite guidate dalle guide di Tanit Scicli. L’associazione culturale, che dal 2014, in accordo con la famiglia Cartia (farmacisti da generazioni), valorizza i segreti delle arti mediche di una volta, ed è anche parte attiva nel panorama culturale sciclitano e nella riapertura di importanti siti museali rimasti chiusi per secoli.

A destra, un’immagine dell’insegna, su Via Mormina Penna dell’antica Farmacia Cartia – dall’archivio di Tanit Scicli.

antica-farmacia-cartia-scicli
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Il meraviglioso interno dell’antica Farmacia Cartia – dall’archivio di Tanit Scicli

Il Museo del costume

Non solo stoffe e vestiti: costume qui è da intendersi come complesso sistema di usanze, peculiari di un popolo o di una cittadina in un determinato momento storico.
Il Museo del Costume, fu allestito con cura dai gestori fin dagli anni ’90. Vanta pezzi dal brillante valore storico e custodisce storie di personaggi appartenuti alla Scicli di un tempo. Dal compositore sciclitano novecentesco Federico Borrometi, ai vestiti della nobiltà siciliana, fino agli strumenti di una volta, usati per il ricamo o la cucina.
Anche qui avrete la possibilità di acquistare un biglietto cumulativo, comprensivo di visita guidata dei siti culturali del comune di Scicli (Palazzo Spadaro, Museo-Chiesa di Santa Teresa e Municipio).

Museo del Costume Scicli
Alcuni degli abiti esposti, vestiti da donna, per la casa, per il giorno o per la sera
Cosa vedere a Scicli-museo del costume
Pregiati pizzi ricamati a mano, insieme ad un esemplare d’epoca della mitica macchina da cucire Singer

Le chiese di San Michele e San Giovanni

Concludiamo il nostro articolo su cosa vedere a Scicli, in via Mormina Penna, con due perle tardo-barocche. Oltre alla chiesa di Santa Teresa d’Avila, ormai museo, troverete anche: la chiesa di San Michele Arcangelo e la chiesa di San Giovanni Evangelista.
Un tempo l’intera via si chiamava infatti corso San Michele, ed è proprio San Michele una delle chiese più antiche della città, che durante il terremoto del 1693, fu rifugio per molti sciclitani colpiti dal disastro.
Dopo il terremoto, nel ‘700 venne costruita la chiesa di San Giovanni, anch’essa tappa obbligata per la sua bellezza architettonica e la presenza di una tela raffigurante il Cristo di Burgos, di origine spagnola. Comunemente chiamato “Cristo in gonnella” per via della forma della veste che indossa.

A sinistra la Chiesa di San Michele.

Chiesa-San-Giovanni Evangelista-Scicli
La facciata tardo-barocca della chiesa di San Giovanni Evangelista

Un tour completo dei siti museali di Scicli richiede una media di circa 6-8 ore.

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Le più belle spiagge della Sicilia Sud orientale

Diciamocelo subito la Sicilia è in Italia, un’incredibile combinazione di mare, clima, architettura e ottimo cibo!
Un’isola baciata dal sole, dove l’estate inizia a Maggio e finisce a fine Ottobre.
Noi che ci troviamo a Scicli, nella bellissima Val di Noto, patrimonio Unesco, siamo più a sud di Tunisi. Quindi a tutti gli effetti ci troviamo più a sud dell’Africa. E come se non bastasse la Sicilia è l’isola, nel territorio nazionale con il maggior numero di coste da vivere. Motivo per cui offre una grandissima varietà di paesaggi e soluzioni per tutti i gusti e le necessità.
Spiagge dorate, o di sabbia bianca, con acque cristalline, centri storici Barocchi, tipici della Sicilia sud orientale, renderanno la vostra vacanza un connubio perfetto tra mare, visite culturali e ottimo cibo.
Premetto che io amo le spiagge sabbia fine, dove la natura domina, circondate da un paesaggio naturale possibilmente incontaminato. Qui troverete una selezione delle più belle nel territorio tra Siracusa, Noto e Ragusa.

Ragusa e dintorni, quali sono le spiagge più belle

Esploriamo prime tra tutte le nostre coste, perciò quella che troverete di seguito non è una classifica, ma partiamo dalle vicinanze di Casa Farlisa. 🤩
Il territorio offre un gran numero di spiagge di sabbia fine e dorata, ma come da premessa, qui ne troverete una selezione. Le più belle della Sicilia Sud orientale, secondo il mio personale punto di vista. Fermo restando che ognuno ha i suoi gusti ed esigenze. Perciò cercherò di darvi tutte le indicazioni possibili, per capire quale possa essere più adatta a voi.

Sampieri_le più belle spiagge della Sicilia Sud orientale
Spiaggia di Sampieri

1. Spiaggia di Sampieri

Ubicata nel territorio di Scicli, nella frazione di Sampieri, dista giusto 5 km da Casa Farlisa. Oltre ad essere in assoluto una delle mie spiagge preferite, al pari della Riserva di Vendicari, è sempre la mia prima scelta, quando si tratta di andare al mare nelle vicinanze. Qui oltre a mare e spiagge dorate, potrete ammirare il barocco della Sicilia sud orientale e una sua perla, Scicli. Rimasta al di fuori dei circuiti del turismo di massa e divenuta famosa grazie alla fiction “Il commissario Montalbano.
Ha delle bellissime dune di sabbia che la separano da una grande pineta attrezzata, con tanto di pista ciclabile, un’assoluta rarità in questa zona. Inoltre qui troverete 3 stabilimenti balneari che offrono differenti situazioni, oltre che tanta, ma davvero tanta, spiaggia libera.

Sampieri è una delle mie località marittime preferite, per una serie di motivi, che vanno al di là della dorata e lunga spiaggia, di quasi 2 Km.
Ha un bel lungo mare con un piccolo centro abitato caratteristico e un porticciolo di pescatori, che personalmente adoro. Proseguendo da qui potrete fare una camminata fino alla successiva spiaggia di Costa di Carro, passando su un promontorio dove troverete tratti di scogli, con ampie aree dove potersi sedere ad ascoltare il suono delle onde che s’infrangono sulla la roccia.
Esattamente dall’altro lato c’è la famosa Fornace Penna, detta anche Pisciotto, ribattezzata dalla fiction “Il commissario Montalbano” la Mannara. Una bellissima archeologia industriale, che si affaccia sul mare. Un luogo veramente affascinante ed unico, che mi auguro venga preservato e valorizzato.

Fornace-Penna
La Fornace Penna, Sampieri
Punta Pisciotto_le più belle spiagge della Sicilia Sud orientale
Spiaggia di Sampieri, Punta Pisciotto

Ahimè ad oggi l’area è transennata e non visitabile. Ma la fornace svetta sul promontorio a picco sul mare ed è visibile da tutta la spiaggia e dal lungo mare. Si può infatti percorrere a piedi tutto il tratto di costa fino ad arrivare al suo perimetro per una super passeggiata.

  • Gli stabilimenti balneari a Sampieri sono 3, su circa 2Km di costa dorata. Il primo e più famoso è il Pata Pata. Nel mese di Agosto hanno un programma fitto di serate con concerti e discoteca, quindi è abbastanza movimentato e con un’atmosfera vivace. E’ forse il locale più in voga da diversi anni dell’area, è molto frequentato da giovani nelle ore serali, soprattutto nella fascia 20-40 anni. E’ ottimo se volete divertirvi dopo una bella giornata di mare.
    Qui troverete ristorante, aperto sia a pranzo che a cena e bar, per colazioni aperitivi e spuntini sotto l’ombrellone. I tempi di attesa sono abbastanza lunghi a locale pieno, cosa che in alta stagione succede spesso.
    Il cibo è discreto, la pizza buona e offre un menù di carne, pesce e insalate con un sano rapporto qualità prezzo.
Sampieri-Pata-Pata
Stabilimento Pata Pata
Sampieri
La scogliera che porta alla vicina spiaggia di Costa di Carro
Sampieri
Barca di pescatori del piccolo porticciolo
  • Altro stabilimento presente sulla spiaggia è il Pappa Fico. Sicuramente più tranquillo, se si tratta di affittare lettini e ombrelloni, ma anche qui la sera c’è movimento. Alcune sere si trasforma in discoteca per chi avesse voglia di divertirsi un po’.
  • Il terzo stabilimento è Ossi di seppia, in centro spiaggia, raggiungibile in 5 minuti a piedi dalla bella pineta. E’ lo stabilimento più tranquillo, anche a ferragosto, pur trovandolo pieno non rischierete mai di trovare calca. A parte lettini e ombrelloni qui troverete un piccolo bar, con insalate e altri piatti veloci. Non lo sceglierei per il cibo, ma per la tranquillità che può offrire. E’ tra l’altro lo stabilimento balneare del villaggio Marsa Siclà, quindi prenotate sempre.

2. Spiaggia di Costa di Carro

E’ una piccola spiaggia più riparata accanto a Sampieri. Ottima nelle giornate più ventose ha una sabbia bianca e un mare limpido, come la sua vicina. La spiaggia è completamente libera, ma volendo si possono affittare lettini e ombrelloni dal vicino Camping.

Svetta sopra la spiaggia la pizzeria e camping La Spiaggetta, il locale è aperto solo nel periodo primaverile-estivo. La pizza è buona e ha un bello spazio all’aperto, con un’area dedicata agli aperitivi.

Costa-di-Carro_le più belle spiagge della Sicilia Sud orientale
La spiaggia di Costa di Carro al tramonto

3. Spiaggia di Donnalucata

Donnalucata è la più grande frazione marittima di Scicli, anch’essa caratteristica e molto vissuta dai locali durante tutto l’anno.
Un grande e suggestivo lungo mare, il lungo molo, il porticciolo e il mercato del pesce più fresco, fanno da cornice ad una spiaggia di sabbia fine e dorata dove troverete 2 stabilimenti. Jammola ristorante e lido e il Sabir beach club. Un nuovo stabilimento aperto nel 2020 che offre anche idromassaggio all’aperto vista spiaggia, servizio non offerto da altri nella zona e molto gradevole.

4. Spiaggia di Marina di Modica

Marina di Modica è la frazione marittima di Modica. Ha una spiaggia attrezzata poco distante dalla spiaggia di Sampieri con diversi stabilimenti balneari e un bel lungomare per una passeggiata. Anche qui sabbia fine e dorata, come spesso accade in questo tratto di spiagge della Sicilia sud orientale, ma anche un tratto di scogli. Acqua cristallina tanto da aver ricevuto l’agognata Bandiera Blu.
Molto vissuta ed abitata dai Modicani durante l’estate, qui troverete un po’ di tutto, ristoranti, paninoteche, gelaterie, pizzerie. Aree di spiaggia libera e stabilimenti.

Il mio posto preferito di tutta la zona è lo Shuluq, aperto durante la stagione estiva, sia come stabilimento balneare, che come locale sugli scogli. Sappiate che per lo stabilimento balneare, che potrete vedere in versione notturna nel video sotto, con lettini ed ombrelloni sugli scogli, è necessaria la prenotazione. I posti sono limitati. 

Personalmente il momento in cui lo preferisco è verso sera, per un aperitivo al tramonto o un dopo cena. Buona musica e un ambiente giovane, dove potrete gustarvi un drink in un’atmosfera marinara molto gradevole.
Altro stabilimento da segnalare è il Corallo Food & Beach, che oltre a lettini e ombrelloni, offre anche un servizio ristorante apprezzato.

5. Santa Maria del Focallo, Ispica:

Santa Maria del Focallo è una lunghissima spiaggia dorata delimitata da grandi dune, solitamente più ventosa e nel territorio di Ispica. E’ frequentata da surfisti e kiter, motivo per cui ha anche una scuola di kite surf di nome Floripa. Qui troverete tantissima spiaggia libera, ferragosto escluso chiaramente!

Gli stabilimenti balneari che preferisco in questo esteso tratto di costa sono due, Soda e Tiki.
Il Soda, offre servizio bar ed ha lettini e ombrelloni, oltre ad un grande spazio interno, con un fitto programma di serate e dj set. In epoca pre Covid, quest’estate vedremo che organizzeranno per farci divertire un po’.
Il Tiki invece oltre al servizio bar, lettini e ombrelloni, ha un ristorante pizzeria con una bellissima terrazza vista mare affacciata sulla spiaggia. La pizza è buona e forse il conto un pelino salato, ma d’altronde una vista così si paga!

Santa-Maria-del-Focallo_le più belle spiagge della Sicilia Sud orientale
Santa Maria del Focallo

6. Punta Cirica:

Partiamo dal fatto che, individuare quale sia la stradina giusta e trovare un parcheggio per arrivarci direttamente, senza passare dal tratto di spiaggia accanto, potrebbe essere una piccola avventura. Soprattutto nei fine settimana di alta stagione. Ma ovunque riuscirete a parcheggiare, ricordate l’area più particolare da visitare è quella di Punta Cirica. Bella soprattutto se le condizioni del mare sono ottimali, quindi calma piatta, niente vento.
L’area è un insieme di piccole spiagge con varie calette e grotte, che si affacciano su uno specchio di acqua cristallina protetta dai frangiflutti. Quindi evitate le giornate che potrebbero essere troppo affollate o rischierete di non godervela appieno. E’ sicuramente una delle spiagge più particolari di questo tratto di Sicilia sud orientale.

7. Riserva Naturale Speciale Biologica “Macchia Foresta Fiume Irminio”, Marina di Ragusa:

La Riserva Naturale Speciale Biologica “Macchia Foresta Fiume Irminio” è il posto ideale se amate camminare. La spiaggia è molto bella alla destra della foce del fiume, purtroppo sappiate che non è permessa la balneazione. Questo unicamente per evitare che l’eco sistema venga disturbato. Disponendo di molte spiagge, qui si è scelto di preservare la natura, ma è un vero peccato saltare questa tappa. Pur essendoci vari tratti di spiaggia, alcuni con grandi sassi bianchi, il più bello, che vedete qui sotto, ha un bellissimo arenile di sabbia fine e dorata e un mare limpido, cristallino molto bello. 

Riserva-Fiume-Irminio_le più belle spiagge della Sicilia Sud orientale
Spiaggia della Riserva Naturale Speciale Biologica “Macchia Foresta Fiume Irminio”, Marina di Ragusa

Le più belle spiagge del Siracusano: 

In quanto a mare noi che stiamo nella provincia di Ragusa, ricca di città Barocche Patrimonio Unesco, non possiamo far altro che ammettere che tra Riserva del Plemmirio e Riserva di Vendicari, troverete acque cristalline e fondali mozzafiato.

1. Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari

Premetto che, a mio avviso, le spiagge e il mare della Riserva naturale di Vendicari è tra i più belli che potrete trovare in tutta l’area del Val di Noto e lungo questa costa di Sicilia sud Orientale. Se cercate mare caraibico questa tappa non potrete perderla.
Da Casa Farlisa sarà una gita di circa 35 minuti di macchina, in giornate senza traffico. Programmate bene il vostro viaggio perché quest’area, soprattutto ad Agosto, è molto frequentata anche dai locali.

  • La Riserva di Vendicari comprende diverse spiagge, tutte belle e non attrezzate trattandosi di una riserva naturale. Quindi armatevi di ombrellone, acqua e tutto quel che potrà servirvi. Dovrete parcheggiare in un’area esterna alla Riserva e percorrere tratti più o meno lunghi a piedi.
    Il mare è splendido, chiaramente quando le condizioni sono ottimali, quindi calma piatta e niente vento.
    Scegliete attentamente la spiaggia a seconda delle vostre esigenze, perché in alcuni casi potrebbe essere necessario percorrere lunghi tratti a piedi sotto il sole per giungere alla spiaggia. Come nel caso di Cala Mosche, bellissima caletta, che vedete nell’immagine che apre il nostro articolo. La spiaggia è stata recentemente incoronata dal The Guardian tra le 5 spiagge più belle d’Italia e tra le 40 più belle d’Europa. 😍
Spiaggia-San-Lorenzo_Sicilia Sud orientale
Spiaggia di Vendicari
Spiaggia-Cala-Mosche_Sicilia Sud orientale
Spiaggia di Calamosche
  1. La spiaggia di Cittadella di San Lorenzo è la più frequentata. Accedendo tratto più a sud della Riserva, la strada da fare a piedi è pochissima, quindi è la prima a riempirsi. Qui l’arenile è bianco, la spiaggia molto lunga e il mare, come avrete intuito è sempre splendido, condizioni climatiche permettendo.
  2. Oltre alla spiaggia di Vendicari, che vedete nell’immagine sopra, in questo tratto della riserva troverete molto altro da visitare. Un’antica e affascinante Tonnara sul mare, l’area delle saline, i resti di un’antica fortificazione del XV secolo, la Torre Sveva e resti archeologici di vasche ellenistiche. Proseguendo verso il nord della riserva, incontrerete il Pantano Piccolo, dov’è custodita una riserva di fenicotteri rosa, con punti di osservazione per il birdwatching
  3. La spiaggia naturista di Marianelli, ha una vocazione più libera e selvaggia. Il parcheggio è a meno di 10 minuti di strada ed è frequentata da una popolazione mista. L’unica spiaggia in questo tratto di coste per nudisti e una popolazione di persone LTGBTQIA+. Proprio per questo suo senso di libertà e inclusività è la mia preferita, oltre che per lo splendido mare e la comodità del parcheggio.
  4. La spiaggia di Cala Mosche, che vedete in copertina, è una bellissima caletta, con un arenile di sabbia ampio. Richiede circa una 30 minuti di strada a piedi. Sempre meravigliosa anche da visitare, lungo il tratto che si percorre nella riserva (caldo permettendo ovviamente). E’ riparata e incorniciata da costoni rocciosi che la rendono particolarmente protetta.
Riserva-Vendicari
La Riserva di Vendicari
Tonnara_vendicari
La Tonnara di Vendicari

Continua

Un’esperienza nuova, una gita a Cava Paradiso

Lungo la strada provinciale che da Modica porta a Rosolini, immersa nella tipica campagna modicana, ma nascosta in una vallata, si estende Cava Prainito, anche detta Cava Paradiso. Un luogo incantevole dalla natura selvaggia e incontaminata, con delle caratteristiche particolari e uniche nella zona.

Nella cava scorre il torrente Prainito, affluente destro del Tellaro. Il torrente lungo il suo corso, forma laghetti e cascatelle, che si “intrecciano” con la fitta vegetazione di tipo fluviale. Qui specie piuttosto rare da trovare in zona come platano, pioppo, leccio e le rocce di natura calcarea, danno vita a veri spettacoli della natura.

La fitta vegetazione selvatica, spesso nasconde e rende quasi inaccessibili i luoghi più belli della cava e la ricca fauna, soprattutto dal punto di vista ittico. L’autoctona “Trota macrostigma”, rendono Cava del Prainito un luogo davvero unico.

Cava Prainito
Cava Prainito, una piscina naturale di acqua dolce da scoprire. Foto: ELORODISTRICT SICILY STAFF

Dal punto di vista archeologico, si possono ammirare insediamenti delle antiche civiltà Paleocristiana e Castelluciana, oltre che testimonianze di un passato più prossimo. Grotte, forme tombali, vecchie fornaci per la produzione della calce, scalinate scavate nella roccia e come se non bastasse, mulini ad acqua.

La sorgente del torrente Prainito, che si trova nella cava, è chiamata “delle povere donne”. Il nome deriva da una leggenda, che narra di alcuni briganti. Questi avevano imprigionato delle donne, nella grotta della fonte, insieme a svariati tesori. Un giorno, alcuni vasciddari sentirono le voci delle donne e le liberarono. Ma una volta uscite, le donne, accecate dalla luce del sole, morirono, lasciando il bottino ai fortunati vasciddari.

La vegetazione nasconde specchi d’acqua trasparenti a Cava Paradiso. Foto: AMBRA GALASSI 2014 on Flickr

Eccone una descrizione del Prof. Francesco Gurrieri profondo conoscitore dei luoghi Iblei:

“Un vero angolo di paradiso, caratterizzato dalle ridotte dimensioni, nelle quali sono concentrate però tante bellezze dai diversi aspetti. Da quello paesaggistico-naturalistico a quello geologico-faunistico e floristico. Una nicchia naturale che certamente, per tutti i vantaggi che offriva, non sfuggì all’attenzione dell’uomo antico e moderno, per cui è anche uno scrigno di vestigia storiche risalenti alla civiltà “Castellucciana” e “Paleocristiana”.

Cava Paradiso, il torrente Prainito, Rosolini (SR). Foto: PEPPEPERZ

Nelle limpide acque vive ancora l’autoctona trota “Macrostigma”, trote iridee, tinche ed anguille. Abbondano pure alcuni crostacei, come gamberetti di fiume, granchi e l’interessante “Pesce pietra”. Il corso fluviale, anche se di ridotta portata e di limitato sviluppo, scorre tra una lussureggiante vegetazione, costretta all’interno di una profonda incisione, contornata da rocce carbonatiche che, dall’altopiano ibleo, degradano verso il mare africano.

Volgendo lo sguardo alle testimonianze archeologiche, muovendoci per i pendii rocciosi, possiamo osservare percorsi incisi nel tempo. Anticamente rifugio per le primitive popolazioni indigene, che sicuramente traevano sostentamento dalla cava, attorno alla quale avevano costruito i diversi villaggi di capanne.

Tombe di epoca castellucciana a Cava Paradiso. Foto: ELORODISTRICT SICILY STAFF

Le nicchie sepolcrali che attirano l’attenzione sono quelli risalenti alla cultura “Castellucciana”, fiorita nel comprensorio ibleo intorno al 2000 a.C.

Gli ipogei funerari, hanno un prospetto monumentale elaborato da finti pilastrini, o segnati con semplici solchi verticali. Motivo per cui, possiamo collegarle alle architetture megalitiche maltese.
Sepolto nel verde incontrerete un antico mulino ad acqua del quale si può osservare la base su cui era impiantata la tramoggia, nonché il percorso della SAIA.”

Alcuni dei contenuti di questo post, sono apparsi originariamente, sul sito personale di Dario Fiore.


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