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Marzamemi, antico borgo marinaro

Marzamemi è un piccolo e affascinante borgo marinaro situato sulla costa sud-orientale della Sicilia, nel territorio del comune di Pachino. La sua storia è ricca e variegata, legata indissolubilmente al mare e alle sue risorse.
Marzamemi è un piccolo borgo marinaro con una storia ricca e affascinante che risale all’epoca romana, ma è nel periodo arabo che il suo nome, derivante dall’arabo “Marza” (porto) e “Memen” (piccolo), comincia a prendere forma. La storia del villaggio è profondamente ancorata alla pesca e alla lavorazione del pesce, in particolare del tonno, attività che hanno segnato l’economia e la cultura del luogo.
Il cuore storico di Marzamemi è legato alla “tonnara”, uno degli stabilimenti più antichi e importanti di tutto il Mediterraneo. Fondata già in epoca araba, la tonnara raggiunse il suo apice sotto i Principi di Villadorata nei secoli XVII e XVIII.
Nello specifico la vera trasformazione di Marzamemi iniziò nel 1630, quando fu costruita la tonnara, una delle più importanti del Mediterraneo. La struttura non solo attrasse pescatori da tutta la Sicilia, ma divenne un fulcro vitale per l’economia del villaggio, specialmente durante la stagione della pesca del tonno. Gli edifici che componevano la tonnara, tra cui l’imponente palazzo e le casette dei pescatori, sono esempi emblematici dell’architettura dell’epoca.
Nel corso dei secoli, Marzamemi ha visto molteplici dominazioni, da quella araba a quella normanna, fino ad arrivare agli spagnoli. Ogni cultura ha lasciato il suo segno nel tessuto architettonico e culturale del villaggio. Nel XVIII secolo, sotto i principi di Villadorata, nobili di Noto, furono edificati i palazzi e le casette che oggi costellano il centro storico, aggiungendo ulteriore di charme al borgo.
Con il declino della pesca del tonno nel corso del XX secolo, la tonnara ha progressivamente perso la sua importanza economica, ma Marzamemi ha saputo reinventarsi come meta turistica. Il borgo ha conservato il suo fascino, con la piazza Regina Margherita che funge da centro nevralgico, circondata da edifici storici, tra cui la chiesa di San Francesco di Paola, il palazzo dei Principi di Villadorata e le antiche casette dei pescatori, oggi spesso trasformate in ristoranti, bar e negozi di prodotti locali.

Marzamemi
Il porticciolo di Marzamemi

Attrazioni

Il cuore pulsante di Marzamemi è senza dubbio Piazza Regina Margherita. Questa piazza, è circondata da edifici storici che ospitano caffè, ristoranti e negozi di artigianato locale. Il suo ambiente vivace la rende un luogo ideale per assaporare l’atmosfera del villaggio, sorseggiando un caffè o gustando un gelato mentre i bambini giocano liberi.
La Chiesa di San Francesco di Paola, situata anch’essa in piazza, risale al XVIII secolo e rappresenta un punto di riferimento spirituale per i pescatori del villaggio. Poco distante, si trova l’antica Tonnara di Marzamemi, che oggi funge da testimonianza del passato del borgo e viene utilizzata per eventi culturali, inclusi matrimoni e concerti.
Per coloro che amano il mare, le spiagge vicine come quella di San Lorenzo o la riserva naturale di Vendicari offrono acque cristalline e sabbia dorata, ideali per una giornata di relax al sole o per attività come snorkeling e immersioni.

Eventi

Festival del Cinema di Frontiera nel mese di Luglio. Questo festival annuale è una celebrazione del cinema indipendente con una particolare attenzione ai film che esplorano temi di confine e migrazione. Le proiezioni avvengono in varie location del paese. Il festival è uno degli eventi più noti di Marzamemi e trasforma il borgo in un palcoscenico all’aperto per il cinema internazionale. Questo evento attira cineasti e appassionati da tutto il mondo.
Marzamemi Wine Fest nel mese di Agosto. E’ una festa del vino che attrae produttori locali e internazionali. Gli ospiti possono degustare vini regionali accompagnati da piatti tipici siciliani.
Festa di San Francesco di Paola nel mese di Settembre. E’ la festa patronale di Marzamemi, che include una processione marittima, musica dal vivo, e fuochi d’artificio, celebrando così il santo protettore dei pescatori. Durante la festa, potrete degustare anche abbondanti quantità di pesce fresco cucinato con sapienza.

Prodotti tipici

Marzamemi è famosa per le sue delizie culinarie, che riflettono la ricchezza delle tradizioni gastronomiche siciliane e la freschezza dei suoi ingredienti marini. Uno dei prodotti più emblematici è senza dubbio il tonno, pescato tradizionalmente nelle acque circostanti e lavorato nelle antiche tonnare del villaggio. La bottarga (uova di tonno essiccate e salate) e il mosciame (filetto di tonno essiccato) sono prelibatezze che attirano gourmet da tutto il mondo.
In aggiunta al pesce, Marzamemi è rinomata per i suoi vini. Vigneti ben curati e cantine accoglienti offrono degustazioni e tour, offrendo ai visitatori l’opportunità di immergersi nella cultura vitivinicola locale.

I dolci siciliani, come i cannoli, sono onnipresenti nelle pasticcerie del borgo, garantendo un dolce epilogo a ogni pasto. Il mercato locale offre anche una vasta gamma di prodotti agricoli freschi, come pomodoro ciliegino e capperi, essenziali nella cucina siciliana.

Caratteristiche Uniche del Borgo

Marzamemi
Scorci di Marzamemi

Marzamemi si distingue non solo per la sua bellezza scenica e le sue delizie culinarie ma anche per il suo impegno nella conservazione del patrimonio culturale e architettonico. Il borgo ha mantenuto intatta la sua struttura originaria, con case color pastello e viuzze strette che invitano a passeggiate rilassanti.
I residenti sono fieri delle loro radici e lavorano attivamente per preservare le tecniche di pesca tradizionali, pur integrando il turismo come una componente vitale dell’economia locale.
Marzamemi offre un’esperienza unica per i visitatori di tutte le età, combinando storia, cultura, bellezze naturali e gastronomia in un autentico villaggio siciliano.

Il tempo necessario per una visita è di circa 60 minuti.

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I laghetti di Cavagrande del Cassibile, un paradiso naturale

Un tour ai Laghetti di Cavagrande del Cassibile offre un’esperienza indimenticabile nel cuore della Sicilia orientale. Questa area naturale protetta, situata ad Avola, in provincia di Siracusa, è famosa per i suoi spettacolari canyon scavati nel corso dei millenni dall’azione erosiva del fiume Cassibile. Con le sue incantevoli piscine naturali di acqua cristallina, cascate nascoste e una vegetazione rigogliosa, Cavagrande è un paradiso per gli amanti della natura, del trekking e della fotografia.

Storia e geografia

La formazione della Cavagrande del Cassibile risale a circa 5-6 milioni di anni fa, durante il Tardo Miocene e il Pliocene, quando i movimenti tettonici e l’erosione fluviale iniziarono a modellare il paesaggio. Questo processo ha dato vita a un canyon profondo circa 300 metri, uno dei più grandi canyon europei, caratterizzato da ripide pareti rocciose e una ricca varietà di flora e fauna.

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Il Canyon di Cavagrande del Cassibile
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I laghetti di Cavagrande del Cassibile visti dall’alto
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Cavagrande del Cassibile insediamenti del paleolitico

La zona di Cavagrande è stata abitata fin dalla preistoria, come dimostrano i ritrovamenti archeologici risalenti al Paleolitico. Nel corso dei secoli, il sito è stato utilizzato da diverse civiltà, tra cui i Siculi, i Greci e i Bizantini, per le sue risorse naturali e la sua posizione strategica. Le necropoli e le rovine di antichi insediamenti testimoniano l’importanza storica di questa area.
Geograficamente, la riserva si estende su un’area di circa 2.700 ettari.
Il fiume Cassibile, che scorre attraverso la cava, è l’artefice principale della creazione dei laghetti. Questi piccoli bacini d’acqua dolce si sono formati grazie all’erosione fluviale che, scavando nella roccia calcarea, ha creato delle piccole pozze naturali. L’acqua cristallina dei laghetti varia in profondità e temperatura, offrendo refrigerio ai visitatori durante i caldi mesi estivi.

Biodiversità e protezione ambientale

La Cavagrande del Cassibile è un habitat prezioso per molte specie di piante e animali, alcune delle quali endemiche e protette. La diversità di microambienti, dalle zone umide alle pareti rocciose, favorisce la presenza di una flora e fauna ricche e variegate. Per preservare questo patrimonio naturale, l’area è stata dichiarata Riserva Naturale Orientata nel 1990, con l’obiettivo di tutelare la biodiversità e promuovere la ricerca scientifica e l’educazione ambientale.

L’esperienza di trekking

Oggi, i Laghetti di Cavagrande del Cassibile sono una meta turistica molto apprezzata, attrattiva non solo per la bellezza naturale e la possibilità di fare bagni rinfrescanti ma anche per le opportunità di trekking, birdwatching e fotografia.
Il tour inizia con un percorso che, sebbene possa essere impegnativo, premia i visitatori con panorami mozzafiato e l’opportunità, una volta arrivati, di immergersi nelle acque fresche e trasparenti dei laghetti. Il sentiero discende lungo il canyon, attraversando ambienti naturali vari e ricchi di biodiversità. Lungo il cammino, è possibile osservare diverse specie di piante e animali, testimoni della ricca flora e fauna locali.
Il sentiero presenta tratti di varia difficoltà, e richiede una buona preparazione fisica, oltre a scarpe adeguate. È importante partire equipaggiati oltre che con le scarpe ed una buona preparazione fisica, con acqua, cappello e protezione solare, specialmente nei mesi estivi. La bellezza di questo luogo vi assicuro, vale assolutamente il viaggio.

Cava Grande del Cassibile
Il sentiero di Cavagrande del Cassibile

La magia dei laghetti

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Una delle vasche con cascate di Cavagrande del Cassibile

Una volta giunti ai laghetti, i visitatori possono scegliere di rilassarsi sulle rive rocciose, nuotare nelle acque fresche o esplorare ulteriori cascate e pozze naturali. Qui il paesaggio si trasforma in un vero e proprio paradiso acquatico, di acque cristalline. I laghetti sono circondati da rocce calcaree e una vegetazione rigogliosa, che creano un’atmosfera magica e rilassante. È possibile esplorare diverse pozze naturali, ognuna con caratteristiche uniche, e godere della tranquillità e della bellezza incontaminata del luogo. Osservare da vicino la fauna, come le libellule che volteggiano sull’acqua e i piccoli pesci che nuotano nelle pozze, arricchisce ulteriormente l’esperienza.
È consigliabile portare con sé un pranzo al sacco, poiché non ci sono servizi di ristorazione all’interno della riserva.
Per chi cerca un’esperienza più approfondita, è possibile partecipare a tour guidati che offrono insight sulla geologia, la storia e l’ecologia della zona. Questi tour sono un’ottima opportunità per imparare di più sull’importanza della conservazione di questi ambienti naturali e sulle tradizioni locali.

Conservazione, rispetto dell’ambiente sfide future

Cavagrande del Cassibile è un tesoro naturale che richiede un impegno attivo nella sua conservazione. I visitatori sono invitati a seguire le regole del parco, evitando di lasciare rifiuti e di danneggiare la flora e la fauna. È fondamentale adottare un approccio di turismo sostenibile, apprezzando la bellezza del luogo senza comprometterne l’integrità. Le autorità locali e le associazioni ambientaliste svolgono un ruolo cruciale nella tutela di questa meraviglia naturale.
Visitare i laghetti di Cavagrande del Cassibile offre un’esperienza unica, che unisce l’avventura del trekking alla meraviglia di paesaggi naturali incontaminati. Questo luogo rappresenta non solo una fuga dalla routine quotidiana ma anche un’opportunità per riflettere sull’importanza della conservazione della natura. Che siate appassionati di escursionismo, amanti della natura o semplicemente alla ricerca di un luogo dove rilassarvi lontano dal trambusto della vita quotidiana, Cavagrande è un invito a riscoprire il valore del silenzio, della contemplazione e dell’avventura, essenziale per chiunque desideri connettersi con la natura in modo autentico e rispettoso.

Cava-Grande-del-Cassibile
I laghetti di Cava Grande del Cassibile
Cava Grande del Cassibile
La più grande delle vasche di Cava Grande del Cassibile

La crescente popolarità della Cavagrande come destinazione turistica presenta sfide per la sua conservazione. È fondamentale bilanciare l’accessibilità per i visitatori con la protezione dell’ecosistema fragile. Iniziative di sensibilizzazione ambientale, regolamentazione dell’accesso e promozione di un turismo sostenibile sono essenziali per garantire che le future generazioni possano continuare ad ammirare e rispettare i laghetti di Cavagrande del Cassibile.

Il tempo di discesa è di circa 50 minuti, la risalita a seconda della velocità può richiedere fino a 2 ore, con pendenza elevata.

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La cucina siciliana, un viaggio culinario nei secoli

La cucina siciliana, con la sua esplosione di aromi e colori, è il risultato di un intreccio millenario di culture, dominazioni e scambi commerciali che hanno reso l’isola un vero e proprio crogiolo culinario nel cuore del Mediterraneo. Da quest’anno a Casa Farlisa potrete richiedere il servizio di Chef privato, per un’occasione speciale o per l’intero soggiorno e prenotare un corso di cucina siciliana, con dei piatti di vostro interesse o suggeriti dai nostri Chef selezionati. Il tutto verrà organizzato negli spazi della villa.

Le origini antiche della cucina siciliana

L’avventura culinaria siciliana inizia con gli antichi Greci, i primi a introdurre tecniche agricole sofisticate sull’isola. Fu loro che portarono l’olivo e la vite, piantando i semi di quella che sarebbe diventata una delle più rinomate tradizioni vinicole e olearie del mondo. Si racconta che Dioniso, dio del vino, abbia personalmente insegnato agli abitanti dell’isola l’arte della viticoltura, un mito che sottolinea l’antica e profonda connessione tra la Sicilia e il vino.
Con l’arrivo dei Romani, la Sicilia divenne il granaio di Roma, esportando enormi quantità di grano verso la capitale dell’Impero. Le abbondanti raccolte siciliane non solo nutrivano la popolazione romana ma contribuivano anche a stabilizzare il potere di Roma nel Mediterraneo.

L’era dell’influenza araba

L’influenza araba in Sicilia, tra l’827 e il 1091, introdusse radicali innovazioni agricole e ingredienti esotici che avrebbero definitivamente arricchito la cucina locale. Gli arabi portarono la canna da zucchero, il riso e lo zafferano, oltre a tecniche di irrigazione che trasformarono le aride terre siciliane in rigogliosi giardini. Un aneddoto affascinante riguarda l’introduzione della cassata, dolce simbolo della pasticceria siciliana, che trae le sue origini dalla parola araba qas’at, che significa “ciotola”, riferendosi al recipiente rotondo usato per dare forma al dolce. Tuttavia, la cassata come la conosciamo oggi è il risultato di secoli di evoluzione culinaria. Originariamente, durante il periodo arabo in Sicilia (IX-XI secolo), la cassata era un semplice dolce fatto di ricotta, zucchero e latte di mandorla. La sua trasformazione in un elaborato dolce stratificato è frutto dell’influenza delle successive dominazioni normanna e spagnola.

L’eredità normanna e spagnola

I Normanni e gli Spagnoli lasciarono il loro segno sulla cucina siciliana non solo attraverso la conquista e la dominazione ma anche mediante l’introduzione di nuovi prodotti alimentari. Gli spagnoli, in particolare, arricchirono il panorama gastronomico siciliano con prodotti del Nuovo Mondo come il pomodoro, il cioccolato e il mais. Si narra che fosse la nobiltà spagnola a Palermo a organizzare sontuosi banchetti dove venivano presentati questi esotici ingredienti, suscitando curiosità e meraviglia tra i siciliani.
Tornando per esempio alla cassata siciliana, di cui vi raccontavamo prima, un aneddoto curioso riguarda la “decorazione” della cassata, che con i suoi colori vivaci ricorda le vetrate delle chiese. Si narra che fossero i monaci siciliani, nei conventi, a perfezionare la ricetta della cassata, aggiungendovi il pan di Spagna e decorandola con frutta candita e glassa di zucchero, per celebrare la Pasqua. La scelta di decorare la superficie con frutta candita di vari colori era intesa a riflettere la gioia e la rinascita associata alla festività, ma anche a imitare l’arte delle vetrate, molto diffusa in quel periodo nelle chiese normanne dell’isola.

Un mosaico di sapori: la cucina siciliana oggi

La cucina siciliana moderna è un riflesso vivido di questa storia complessa e stratificata. Dalla caponata alla pasta alla Norma, ogni piatto racconta una storia di incontro tra culture, di adattamento e di creatività culinaria. Gli arancini, ad esempio, rappresentano un perfetto esempio di come un semplice ingrediente come il riso possa essere trasformato in un capolavoro di gusto e inventiva, un piatto che nasconde al suo interno la storia delle dominazioni arabe e delle successive influenze europee.
La leggenda narra che i cannoli, uno dei dolci più amati della Sicilia, fossero originariamente preparati dalle concubine nelle harems arabi per celebrare le festività. Questi dolci, poi adottati e adattati dai monasteri cristiani in epoca normanna, sono diventati un simbolo della pasticceria siciliana, amati e conosciuti in tutto il mondo.
La storia della cucina siciliana è un viaggio affascinante attraverso secoli di conquiste, scambi e innovazioni. Ogni piatto racconta una storia unica, un mosaico di influenze che si fondono in creazioni culinarie indimenticabili. Esplorare la cucina siciliana significa quindi immergersi in un patrimonio culturale ricco e variegato, che continua a evolversi e a sorprendere palati in tutto il mondo.

Cinque tra le ricette più emblematiche della cucina siciliana

Non si può certamente ridurre la vastità della cucina siciliana a 5 sole ricette, ma giusto per darvi un assaggio ecco una breve selezione, con relative ricette, di cinque piatti tra i più conosciuti.
La caponata è un contorno a base di melanzane, sedano, olive e capperi, in una salsa agrodolce arricchita con pomodoro. Questo piatto riflette l’influenza araba nella sua combinazione di dolce e salato, e rappresenta l’abbondanza e la varietà dell’orto regionale.
L’arancino, una sfera di riso impanata e fritta, è forse lo street food più amato della Sicilia, che vanta una tradizione di cibo di strada veramente notevole. Con un cuore di ragù, mozzarella, o altri condimenti, tra cui il pesce, rappresentano un esempio perfetto di come ingredienti semplici possano essere trasformati in piatti deliziosi.
La pasta alla norma, celebra i sapori della regione con ingredienti come melanzane fritte, pomodoro fresco, basilico e ricotta salata. Il nome è un omaggio alla famosa opera del compositore siciliano Vincenzo Bellini, “Norma“. Sempre nel sud Italia, in Puglia, è diffusa una sua variante, ma che non prevede la frittura delle melanzane.
Il cannolo è un dolce iconico della pasticceria siciliana, consistente in una cialda croccante riempita di ricotta dolce, spesso arricchita con gocce di cioccolato o canditi. Originario del carnevale, oggi è consumato tutto l’anno.
La Cassata siciliana, un dessert che si distingue per il suo aspetto colorato e la sua composizione stratificata, che combina sapientemente il dolce della ricotta zuccherata, l’intensità del cioccolato, il profumo degli agrumi canditi e la morbidezza di una spugna imbevuta di liquore, il tutto racchiuso da una copertura di pasta di mandorle e glassa di zucchero.
Ora andiamo a vedere nel dettaglio come preparare queste cinque deliziose ricette.

Caponata siciliana

Di seguito, troverete la ricetta tradizionale con una variante che include i peperoni, molto tipica nelle aree del ragusano.

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La caponata siciliana, Freepik image

Ingredienti per 4 persone:

  • Melanzane: 500g, tagliate a cubetti;
  • Sedano: 300g, tagliato a pezzi;
  • Cipolla bianca: 1 grande, affettata;
  • Olive verdi: 100g, snocciolate;
  • Capperi sotto sale: 20g, dissalati;
  • Passata di pomodoro: 200g;
  • Aceto di vino bianco: 50ml;
  • Zucchero: 30g;
  • Olio extravergine d’oliva: per friggere;
  • Sale e pepe: q.b.
Variante con peperoni:
  • Peperoni rossi o gialli: 300g, ben puliti e tagliati a strisce;

Preparazione:

  1. Friggere le melanzane: Iniziate preparando le melanzane. Tagliatele a cubetti, mettetele in uno scolapasta, cospargetele di sale e lasciatele riposare per circa un’ora per eliminare l’amaro. Successivamente, sciacquatele e asciugatele.
    Fatto ciò potrete procedere friggendo le melanzane a cubetti in abbondante olio caldo finchè non diventano dorate e croccanti. Una volta pronte, trasferitele su carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso.
  2. Bollire il sedano: Portate a ebollizione una pentola d’acqua e blanché il sedano per circa 5 minuti. Scolate e mettete da parte.
  3. Soffriggere cipolla (e peperoni): In una larga padella, scaldate un filo d’olio e soffriggete la cipolla affettata fino a che non diventa trasparente. Se state preparando la variante con i peperoni, aggiungeteli in questo momento e soffriggeteli insieme alla cipolla fino a che non si ammorbidiscono.
  4. Aggiungere sedano, olive e capperi: Aggiungete il sedano bollito, le olive snocciolate e i capperi dissalati alla padella. Lasciate insaporire per alcuni minuti.
  5. Versare la passata di pomodoro: Incorporate la passata di pomodoro e mescolate bene. Lasciate cuocere per circa 10 minuti, fino a che il sugo non si è leggermente ridotto.
  6. Condire con aceto e zucchero: Unite l’aceto e lo zucchero, mescolate bene e lasciate cuocere per altri 5 minuti. Questo passaggio è fondamentale per ottenere il caratteristico sapore agrodolce della caponata.
  7. Aggiungere le melanzane: Infine, incorporate le melanzane fritte al composto di verdure e mescolate delicatamente per non romperle. Assaggiate e, se necessario, aggiustate di sale e pepe.
  8. Lasciar riposare: La caponata si gusta al meglio una volta raffreddata, idealmente dopo aver riposato qualche ora o addirittura il giorno seguente, quando i sapori hanno avuto modo di amalgamarsi perfettamente.

Servite la caponata siciliana come antipasto, contorno o piatto unico, accompagnata da pane croccante o come condimento per una pasta fredda. La variante con i peperoni aggiunge un dolce contrasto che arricchisce ulteriormente questo piatto, rendendolo ancora più colorato e invitante.

Il tempo di preparazione della caponata siciliana è di 1 ora e 30 minuti.

Arancini

Questo piatto amato da locali e turisti è il re indiscusso dello street food siciliano. Estremamente apprezzato per il gusto ricco e il facile consumo, richiede però una preparazione molto attenta e accurata, per ottenere la perfetta croccantezza esterna e un cuore morbido e saporito. Ecco una guida dettagliata per preparare circa 12 arancini.

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Arancini siciliani, Freepik image

Ingredienti:

Per il riso:
  • Riso per risotti (come l’Arborio): 500g;
  • Brodo vegetale: 1,2 litri (circa);
  • Zafferano: 1 bustina;
  • Burro: 50g;
  • Parmigiano Reggiano grattugiato: 50g;
  • Sale: q.b.
Per il ragù:
  • Carne macinata (misto manzo e maiale): 300g;
  • Cipolla piccola: 1, tritata finemente;
  • Passata di pomodoro: 200g;
  • Piselli (freschi o surgelati): 100g;
  • Vino rosso: 100ml;
  • Olio extravergine d’oliva: q.b.
  • Sale e pepe: q.b.
Altri ingredienti:
  • Caciocavallo (o mozzarella) a cubetti: 150g;
  • Uova: 3, sbattute;
  • Pane grattugiato: q.b.
  • Olio d’oliva: q.b.

Preparazione:

1. Cucinare il riso:
  • Portate a ebollizione il brodo vegetale e scioglietevi lo zafferano.
  • Cuocete il riso nel brodo, seguendo i tempi di cottura indicati sulla confezione, fino a che non è al dente.
  • Spegnete il fuoco, aggiungete il burro e il Parmigiano, mescolate e lasciate raffreddare il riso su un piano (idealmente una placca oliata) per accelerare il processo.
2. Preparare il ragù:
  • In una padella, soffriggete la cipolla tritata in olio extravergine d’oliva.
  • Aggiungete la carne macinata, salate, pepate e cuocete fino a doratura.
  • Sfumate con il vino rosso e lasciate evaporare.
  • Aggiungete la passata di pomodoro e i piselli, coprite e lasciate cuocere a fuoco lento per circa 1 ora, fino a ottenere un ragù denso. Lasciate raffreddare.
3. Formare gli arancini:
  • Prendete una porzione di riso e appiattitela sulla mano.
  • Al centro, mettete un po’ di ragù e un cubetto di caciocavallo.
  • Chiudete il riso attorno al ripieno, formando una sfera o una forma conica, assicurandovi che il ripieno sia completamente avvolto.
4. Impanare:
  • Passate ogni arancino prima nelle uova sbattute e poi nel pane grattugiato, assicurandovi che siano ben ricoperti.
5. Friggere:
  • In una profonda padella o friggitrice, riscaldate abbondante olio d’oliva, per una frittura più sana che con l’utilizzo di altri tipi di olio.
  • Friggete gli arancini un poco alla volta, fino a che non sono dorati e croccanti.
  • Scolateli su carta assorbente per rimuovere l’olio in eccesso.

Servite gli arancini caldi, lasciando che il cuore di ragù e formaggio filante conquisti chi li assaggia. Questa ricetta, che richiede tempo e dedizione, è perfetta per occasioni speciali o per immergersi nella tradizione culinaria siciliana.

Il tempo di preparazione degli arancini è di circa 2 ore.

Pasta alla norma

La Pasta alla Norma è celebrata per la sua semplicità e per l’armonia dei sapori mediterranei. Questo piatto combina la dolcezza delle melanzane fritte con l’acidità del pomodoro, il tutto arricchito dalla salinità della ricotta salata e il profumo del basilico fresco. Ecco una guida dettagliata per preparare la Pasta alla Norma per 4 persone.

Ingredienti:

  • Pasta (rigatoni o spaghetti): 400g;
  • Melanzane: 500g, tagliate a cubetti o a fette regolari;
  • Passata di pomodoro: 500g;
  • Aglio: 2 spicchi, pelati;
  • Ricotta salata: 100g, grattugiata;
  • Basilico fresco: un mazzetto;
  • Olio extravergine d’oliva, sia per il condimento che per la frittura: q.b.
  • Sale e pepe: q.b.
Pasta-alla-Norma
Pasta alla Norma, Freepik image

Preparazione:

1. Preparare le melanzane:
  • Tagliate le melanzane a cubetti o a fette, quindi mettetele in un colapasta, cospargetele di sale e lasciatele riposare per circa 1 ora. Questo processo aiuterà a rimuovere l’amaro.
  • Sciacquate le melanzane sotto acqua corrente e asciugatele molto attentamente con carta da cucina.
2. Friggere le melanzane:
  • Riscaldate abbondante olio extravergine d’oliva in una padella e friggete le melanzane ben asciugate fino a che non sono dorate e croccanti.
  • Scolatele e trasferitele su carta assorbente per rimuovere l’olio in eccesso.
3. Preparare il sugo di pomodoro:
  • In una padella, riscaldate un filo di olio extravergine d’oliva e soffriggete leggermente gli spicchi d’aglio.
  • Aggiungete la passata di pomodoro, sale, e pepe. Lasciate cuocere a fuoco medio-basso per circa 15-20 minuti, finché il sugo non si è addensato.
  • A fine cottura, aggiungete le foglie di basilico spezzettate a mano per conservarne l’aroma.
4. Cuocere la pasta:
  • Mentre cuocete il pomodoro, portate a ebollizione una grande pentola di acqua salata e cuocete la pasta secondo le istruzioni sulla confezione, fino a raggiungere la consistenza al dente.
  • Scolate la pasta, conservando un po’ d’acqua di cottura.
5. Assemblare il piatto:
  • Trasferite la pasta nella padella con il sugo di pomodoro e aggiungete le melanzane fritte.
  • Se necessario, aggiungete un po’ d’acqua di cottura della pasta per legare il tutto.
  • Mescolate delicatamente per far insaporire la pasta con il sugo.
6. Servire:
  • Servite la pasta ben calda, cosparsa generosamente di ricotta salata grattugiata e decorate con qualche foglia di basilico fresco.

La Pasta alla Norma è un piatto che racchiude l’essenza della cucina siciliana, dove ogni ingrediente gioca un ruolo fondamentale nel creare un equilibrio perfetto di sapori. La chiave per un risultato eccellente risiede nella qualità degli ingredienti, quindi scegliete sempre prodotti freschi e di stagione.

Il tempo di preparazione della pasta alla Norma è di circa 1 ora e 30 minuti..

Cannoli siciliani

I cannoli siciliani sono uno dei dolci più rappresentativi e amati della cucina siciliana. Preparare i cannoli da zero richiede tempo e pazienza, ma il risultato è una vera delizia. Ecco una guida dettagliata per realizzare circa 15 cannoli.

Ingredienti:

Per le cialde:
  • Farina 00: 250g;
  • Zucchero: 30g;
  • Burro: 30g;
  • Vino Marsala: 80ml;
  • Cacao in polvere: 1 cucchiaino;
  • Cannella in polvere: 1/2 cucchiaino;
  • Uovo: 1 (per spennellare);
  • Olio per frittura: q.b.
Cannoli-siciliani
Cannoli siciliani, della pasticeria Basile di Scicli
Il ripieno:
  • Ricotta di pecora: 500g, setacciata;
  • Zucchero a velo: 150g;
  • Gocce di cioccolato o cioccolato fondente tritato: 50g;
  • Canditi (arancia o cedro): 30g, tritati (opzionale);
  • Vanillina o estratto di vaniglia: 1 bustina o 1 cucchiaino;
  • Per preparali come ve li serviremmo a Casa Farlisa, aggiungete delle scorzette di limone.
Per guarnire:
  • Pistacchi tritati: q.b.
  • Scorze di arancia o limone candito: q.b.

Preparazione:

1. Preparare l’impasto per le cialde:
  • In una ciotola, mescolate la farina con lo zucchero, il cacao, la cannella e il burro fino ad ottenere un composto sabbioso.
  • Aggiungete il Marsala poco alla volta, lavorando l’impasto fino a che non diventa liscio e omogeneo.
  • Avvolgete l’impasto nella pellicola trasparente e lasciatelo riposare in frigo per almeno 1 ora.
2. Stendere e tagliare l’impasto:
  • Stendete l’impasto su una superficie leggermente infarinata fino a ottenere uno spessore di circa 2mm.
  • Utilizzate un tagliapasta rotondo o un bicchiere per ritagliare dei cerchi di circa 10-12cm di diametro.
3. Formare le cialde:
  • Avvolgete delicatamente ogni cerchio di pasta attorno a un tubo di metallo (forma per cannoli), sovrapponendo leggermente i bordi e sigillandoli con un po’ d’uovo sbattuto per evitare che si aprano durante la frittura.
4. Friggere le cialde:
  • Riscaldate abbondante olio in una padella profonda e friggete le cialde avvolte sui tubi fino a che non diventano dorate e croccanti, circa 1-2 minuti.
  • Scolatele e lasciatele raffreddare su carta assorbente prima di delicatamente rimuovere i tubi di metallo.
5. Preparare il ripieno:
  • In una ciotola, mescolate la ricotta setacciata con lo zucchero a velo e la vanillina con le scorzette di limone fino ad ottenere una crema liscia.
  • Incorporate delicatamente le gocce di cioccolato.
6. Farcire i cannoli:
  • Riempite una sac à poche con il ripieno di ricotta e farcite le cialde di cannolo.
  • È importante farcire i cannoli poco prima di servirli per mantenere la cialda croccante.
7. Guarnire:
  • Guarnite le estremità con pistacchi tritati e gli agrumi canditi ai lati.

Servite i cannoli siciliani come dessert di fine pasto o per celebrare occasioni speciali. Questo dolce è un vero e proprio viaggio nei sapori e nelle tradizioni della Sicilia, capace di conquistare al primo assaggio.

Il tempo di preparazione dei cannoli è di circa 1 ora e 30 minuti.

Cassata siciliana

La cassata siciliana è un dolce tradizionale ricco e colorato, che combina sapori e consistenze diverse, dal soffice pan di Spagna al ricco ripieno di ricotta, fino alla copertura di pasta di mandorle e glassa di zucchero. Ecco come preparare una cassata siciliana per circa 8-10 persone.

Ingredienti:

Pan di Spagna:
  • Uova: 4;
  • Zucchero: 120g;
  • Farina 00: 120g;
  • Scorza di limone grattugiata: di 1 limone;
Per il ripieno:
  • Ricotta di pecora: 500g, setacciata;
  • Zucchero: 200g;
  • Gocce di cioccolato: 100g;
  • Canditi (arancia, cedro): 100g, tritati;
  • Vanillina o estratto di vaniglia: 1 cucchiaino;
Per bagnare il Pan di Spagna:
  • Liquore all’arancia o alchermes: 50ml;
  • Acqua: 50ml;
  • Zucchero: 30g;
Copertura e la decorazione:
  • Pasta di mandorle (marzapane): 300g;
  • Zucchero a velo: q.b. per lavorare il marzapane;
  • Glassa di zucchero bianca: 200g;
  • Frutta candita per decorare: q.b.

Preparazione:

1. Preparare il Pan di Spagna:
  • Sbattete le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso e chiaro.
  • Aggiungete delicatamente la farina setacciata e la scorza di limone, mescolando dal basso verso l’alto per non smontare il composto.
  • Versate in uno stampo imburrato e infarinato, cuocete in forno preriscaldato a 180°C per circa 20-25 minuti. Lasciate raffreddare.
2. Preparare il ripieno:
  • In una ciotola, mescolate la ricotta setacciata con lo zucchero fino a ottenere una crema liscia.
  • Aggiungete le gocce di cioccolato, i canditi e la vanillina, mescolando delicatamente.
3. Bagnare il Pan di Spagna:
  • Preparate uno sciroppo mescolando il liquore, l’acqua e lo zucchero. Utilizzatelo per bagnare il Pan di Spagna.
4. Assemblare la cassata:
  • Foderate uno stampo a cerniera con pellicola trasparente.
  • Stendete il marzapane su un piano spolverato con zucchero a velo, fino a ottenere uno spessore di circa 3-4 mm. Rivestite il fondo e i lati dello stampo con il marzapane.
  • Tagliate il Pan di Spagna a fette e utilizzatele per creare uno strato sul fondo dello stampo, bagnandole con lo sciroppo preparato.
  • Versate metà del ripieno di ricotta sopra lo strato di Pan di Spagna, aggiungete un altro strato di Pan di Spagna bagnato e coprite con il restante ripieno.
  • Chiudete la cassata con un ultimo strato di Pan di Spagna. Coprite con pellicola e lasciate riposare in frigo per almeno 4 ore, meglio se tutta la notte.
5. Decorare la cassata:
  • Togliete lo stampo a cerniera mettendo la cassata su un piatto da portata.
  • Preparate la glassa di zucchero seguendo le istruzioni sulla confezione o una ricetta base, quindi versatela sulla cassata fredda per coprirla completamente.
  • Decorate con frutta candita a piacere.

Servite la cassata siciliana come conclusione di un pasto festivo o in occasioni speciali. Questo dolce, con la sua ricca combinazione di texture e sapori, è una vera festa per i sensi e un omaggio alla tradizione pasticcera siciliana.

Il tempo di preparazione della cassata siciliana è di circa 2 ore.

Queste ricette rappresentano solo una piccola parte dell’incredibile ricchezza culinaria siciliana, invitando a esplorare ulteriormente le tradizioni e i sapori di questa magnifica isola.
La cucina siciliana è un patrimonio di sapori, storie e tradizioni che rispecchia l’anima di un’isola incrocio di civiltà. Ogni piatto racconta una storia di incontri e fusioni culturali, rendendo ogni assaggio un viaggio attraverso i secoli. Sperimentare queste ricette significa non solo godere di piatti deliziosi ma anche avvicinarsi all’essenza stessa della Sicilia, un’isola dove la storia si fonde con la gastronomia per creare un’esperienza culinaria senza eguali.

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Cosa vedere a Scicli, seconda parte

Vi abbiamo già raccontato cosa vedere a Scicli nel nostro precedente articolo, concentrandoci sui siti museali di via Mormina Penna. Ma ovviamente questa piccola cittadina tardo-barocca siciliana, patrimonio Unesco dal 2002, offre molto altro. Quindi in quest’articolo percorreremo i quartieri più caratteristici e panoramici e gli edifici che non potrete mancare di visitare.

La Chiesa di San Matteo

La Chiesa di San Matteo, si erge maestosamente sulla sommità dell’omonimo colle. Questo edificio religioso è un punto di riferimento iconico per Scicli. La sua posizione elevata offre una vista mozzafiato sulla città e un panorama che vale la lunga scalinata per raggiungerla.
Già nell’alto medioevo, una chiesa occupava il sito dove oggi sorge l’attuale Chiesa di San Matteo. Questo luogo sacro, immortalato in numerose tele e incisioni conservate nelle chiese di Scicli, testimonia la lunga storia religiosa del colle, con la sua caratteristica torre campanaria che si staglia nel il cielo.
In seguito al terremoto che colpì la regione nel 1693, Scicli fu ricostruita in un’area più a valle, eccezion fatta per la sua chiesa principale. La chiesa infatti venne riedificata in stile settecentesco, diventando un esempio significativo dell’architettura tardo barocca. La devozione dei cittadini per il sito che conservava le reliquie del Beato Guglielmo, un eremita locale morto nel 1404, era talmente profonda che, nonostante l’opposizione del vescovo di quel tempo, si prese la decisione di erigere nuovamente la chiesa nella medesima posizione sulla collina.
Nel 1874 la chiesa fu definitivamente abbandonata, dopo un ambiziosa ristrutturazione iniziata nel 1704. Il tetto venne rimosso per precludere ogni possibilità di ripristino, e il Duomo fu spostato nella Chiesa di Sant’Ignazio situata in Piazza Italia.
Guardandola dalla città ricostruita a seguito del sisma, la chiesa svetta sul colle, offrendo una prospettiva della facciata laterale, culminante con il campanile settecentesco eretto in sostituzione di quello precedente distruttosi. 
La facciata incompiuta, di una sobrietà raffinata, si articola su due livelli: il primo presenta tre ingressi principali, arricchiti da lesene e colonnati, mentre il livello superiore è impreziosito da un grande finestrone centrale, fiancheggiato da decorazioni naturalistiche e pennacchi.
L’imponente struttura della Chiesa di San Matteo è caratterizzata da un impianto basilicale con tre navate e una serie di absidi rettangolari che creano uno spazio sacro di notevole impatto visivo. La presenza di una cripta sotto la chiesa, utilizzata storicamente per le sepolture fino al 1884, aggiunge un ulteriore livello di interesse storico.
Esternamente, un vasto piazzale accoglie i visitatori sia frontalmente che lateralmente, completato dalla presenza di un orologio, che si ritiene sia ispirato all’originale preesistente al terremoto sul vecchio campanile.
Negli anni ’90, una complessa e articolata opera di restauro ha ridato vita alla Chiesa di San Matteo, mirando a stabilizzarne la struttura e ripristinare gli elementi architettonici danneggiati. Una delle scelte più significative e contestate fu quella di realizzare una nuova copertura in cemento armato per proteggere l’edificio dalle intemperie.
Il nuovo tetto sollevò preoccupazioni riguardo l’impatto estetico e la compatibilità con le strutture esistenti, oltre ai potenziali problemi statici legati al peso della nuova copertura e alla diversa risposta alle sollecitazioni dei materiali utilizzati rispetto a quelli originali.

Cosa-vedere-a-Scicli_San-Matteo
La Chiesa di San Matteo dall’omonimo colle

Il quartiere di San Matteo

Il quartiere di San Matteo si estende attorno all’omonima chiesa, è arroccato lungo una delle colline che dominano la città di Scicli. Questo quartiere, tra i più antichi della città, è caratterizzato da una rete di stretti vicoli e scalinate che si snodano tra edifici storici, offrendo scorci suggestivi e panorami mozzafiato sul centro di Scicli.
Passeggiando per il quartiere di San Matteo, si può percepire il fascino di un tempo passato, con le abitazioni che conservano il calore e l’atmosfera di un’epoca remota. Tra questi edifici spiccano palazzetti nobiliari, testimoni dell’antica prosperità della zona, e piccole chiese che svelano l’intensa vita religiosa del quartiere.

Cosa vedere a Scicli_Vista da San Matteo
La vista panoramica dal quartiere di San Matteo su Scicli

Palazzo Beneventano

Palazzo Beneventano, situato nel cuore della cittadina, è uno dei più esemplari ed emblematici monumenti del barocco siciliano. Fu edificato sui resti di un precedente edificio medievale, gravemente danneggiato dal terremoto. La sua costruzione è attribuita alla famiglia Beneventano, una delle più influenti di Scicli, che lo commissionò come simbolo del proprio potere e status sociale.  Palazzo Beneventano, è celebre per la sua stravaganza e ricchezza decorativa, evidenziata da giochi di luce e ornamenti abbondanti. Sir Anthony Blunt, storico dell’arte, lo considera uno dei più importanti e originali monumenti barocchi del Settecento. E’ caratterizzato da balconi con inferriate in ferro battuto e sostenuti da mensoloni decorati con animali fantastici, espressioni grottesche che rappresentano figure mitologiche, animali e motivi vegetali.
Questi elementi decorativi non sono puramente ornamentali ma simboleggiano il potere, la protezione e la fertilità, secondo la simbologia barocca.
Palazzo Beneventano, è descritto come un “capolavoro del genio creativo umano” dell’epoca tardo-barocca.

Cosa vedere a Scicli_Palazzo Beneventano
La facciata di Palazzo Beneventano
Cosa vedere a Scicli_Palazzo Beneventano
La vista sul colle di San Matteo dai balconi di Palazzo Beneventano


I suoi interni, normalmente non accessibili al pubblico, sono rimasti avvolti nel mistero per anni. Successivamente alla straordinaria apertura durante “Le Vie dei Tesori”, hanno rivelato decorazioni grottesche, storie di incursioni saracene e piraterie nel Mediterraneo, offrendoci così uno spaccato unico sulla cultura e l’arte del periodo, con l’obiettivo di stupire e meravigliare i visitatori.
Uno degli aspetti notevoli della costruzione è la presenza di un cortile interno, elemento caratteristico dell’architettura residenziale barocca, che fungeva da spazio privato all’aperto. Quest’area è inoltre circondata da un elegante porticato decorato.
L’edificio si distingue particolarmente per la parte ad angolo caratterizzata da un imponente cornicione che collega due facciate stilisticamente simili, creando un punto di demarcazione verticale unico. Questa area così particolare nel suo genere, è impreziosita da decorazioni sulle lesene bugnate ed arricchita da due teste di moro in posizione elevata, con una raffigurazione di San Giuseppe nella parte bassa.
Oggi, il palazzo attira visitatori da tutto il mondo, desiderosi di ammirare le sue facciate elaborate. 

San Bartolomeo

Cosa vedere a Scicli_San Bartolomeo
La Chiesa di San Bartolomeo, Scicli

Situata nel cuore di Scicli, la Chiesa di San Bartolomeo è un prezioso testimone della storia architettonica e culturale della città. Risale ai primi decenni del XV secolo ed è sopravvissuta in gran parte al disastroso terremoto del 1693. Questo edificio sacro, con la sua maestosa facciata, è un esempio eloquente del passaggio dalla ricca esuberanza tardo barocca alla sobrietà del neoclassicismo. Un cambiamento di gusto evidente già nei primi lavori del suo prgettista, l’architetto siracusano Salvatore Alì.
La facciata è caratterizzata da un’influenza neoclassica nell’uso di colonne trabeate che riflettono il rigore palladiano e sono disposte in sequenza ascendente verso i grandi costoloni della cupola. Per questo motivo l’edificio rivela un netto passaggio stilistico. Nonostante questi elementi, la composizione volumetrica e l’effetto scenico conferiscono all’edificio un carattere barocco, sottolineando una continuità con la tradizione artistica precedente.


L’interno della chiesa, articolato in una navata unica con un’esedra rettangolare al termine e due cappelle simmetriche a metà percorso, funge da transetto ma con altezze delle volte ridotte, mostrando una chiara disposizione spaziale, tipica delle chiese barocche, che permette di dirigere l’attenzione dei fedeli verso l’altare maggiore. L’aula è introdotta da un nartece e impreziosita da un ricco apparato decorativo in stucco, in parte dorato, che copre l’arco temporale dalla metà del XVIII secolo fino al 1864, rappresentando uno dei migliori esempi di spazialità barocca e rococò in Sicilia.
Gli affreschi che adornano la volta narrano episodi della vita di San Bartolomeo, illustrando momenti di preghiera, benedizione e martirio. La luce filtra attraverso le finestre poste in alto, creando giochi di luce che esaltano la ricchezza degli ornamenti interni, creando un’atmosfera di contemplazione.
Tra le opere d’arte di notevole importanza conservate nella chiesa spiccano la tela dell’altare maggiore che rappresenta il Martirio di San Bartolomeo di Francesco Pascucci e l’Immacolata fra Santi di Cassarino.
Il presepe ligneo del 1573, attribuito alla scuola napoletana di Pietro Padula, è un capolavoro di rara bellezza e qualità. Originariamente era composto da sessantacinque statue di un metro di altezza, di cui oggi ne rimangono soltanto ventinove. La scena della Natività è collocata al centro, con contadini e pastori a fare da coro e angeli-pastorelli a sospenderla nel cielo, aggiungendo un tocco di magia e trascendenza alla narrazione artistica della chiesa.

Cosa vedere a Scicli_San Bartolomeo_Interno
L’interno della Chiesa di San Bartolomeo

Il Quartiere di San Bartolomeo

Il quartiere circostante conserva ancora oggi l’impronta barocca, coni suoi vicoli sinuosi, i palazzi nobiliari e le case con balconi in ferro battuto affacciati su strade in pietra calcarea. 
San Bartolomeo è un luogo carico di significati sociali e culturali. Qui la comunità si riunisce per celebrare feste religiose e tradizioni locali, mantenendo vive le sue usanze. Questa dimensione sociale e spirituale, insieme alla ricchezza architettonica, rende il quartiere un luogo, dove il patrimonio storico si intreccia indissolubilmente con la vita degli abitanti.

La Chiesa di Santa Maria la Nova e le festività religiose

La Chiesa di Santa Maria La Nova, che dal 1994, ospita il Santuario di Maria SS. della Pietà, trova la sua origine nel culto mariano nella cava di Santa Maria La Nova, in un tempo antico, che si presume d’epoca bizantina. Documentazioni attestano l’esistenza di un antico luogo di culto precedente. Una modesta chiesa dedicata a Sancta Maria Pietatis. la struttura pertanto ha vissuto una lunga storia di cambiamenti, rifacimenti e restauri che ne hanno definito l’attuale aspetto. Fu ricostruita, in seguito al terremoto, seguendo i canoni dell’arte barocca, che in quel periodo trovava la sua massima espressione nell’isola.
Santa Maria La Nova ha una facciata imponente e armoniosa, che seduce lo sguardo con il suo gioco di volumi, nicchie e statue. Il portale d’ingresso, incorniciato da colonne tortili e sormontato da un elaborato timpano, invita i fedeli e i visitatori a entrare in uno spazio sacro dove il tempo sembra sospendersi.

Cosa vedere a Scicli_San Bartolomeo_Interno
L’interno della Chiesa di Santa Maria La Nova a Pasqua

L’edificio mostra un chiaro stile neoclassico, particolarmente evidente all’interno grazie all’uso armonico delle paraste, ispirate agli edifici termali romani.
Internamente è suddiviso in tre navate, con altari laterali dedicati a vari santi, che si espandono verso l’alto e si illuminano di una luce soffusa che filtra dalle finestre laterali. L’aula voltata è arricchita da tre cappelle cupolate per lato connesse tra loro, ciascuna dedicata a un santo o a un episodio della vita di Maria.
Un profondo coro quadrangolare, opera di Giuseppe Venanzio Marvuglia, chiude l’aula, separato da un arco trionfale.
Al centro dell’attenzione si trova l’altare maggiore, dominato dalla presenza di una tela che rappresenta la Vergine Maria, a cui la chiesa è dedicata. Quest’opera, insieme al prezioso corredo di arredi liturgici che adornano l’altare, testimonia la ricchezza artistica e la profondità spirituale che caratterizzano questo luogo.
Il complesso abbonda di sculture, pitture e reliquie di notevole interesse storico e artistico. Adiacente alla struttura ecclesiastica c’è il giardino di San Guglielmo con l’omonima chiesetta e il tronco del cipresso che, secondo la tradizione, fu piantato dal Santo.

Il Quartiere di Santa Maria La Nova

Il quartiere intorno alla chiesa conserva l’atmosfera di un tempo, con le sue strade strette e acciottolate che racchiudono storie di vita quotidiana e tradizione. Le abitazioni, con le loro facciate in pietra locale, i balconi in ferro battuto e i cortili interni, parlano di un’architettura che ha saputo resistere al tempo, conservando il fascino più autentico di Scicli.
In questo quartiere, la vita scorre lenta, seguendo i ritmi delle stagioni e delle festività religiose, tra cui la più famosa, sentita ed amata è sicuramente la processione della Settimana Santa. In queste occasioni, la piazza antistante la chiesa si trasforma in uno spazio di preghiera, dove i cittadini e i visitatori si riuniscono per partecipare attivamente alla vita spirituale.

Le Feste religiose

Queste festività, di cui vi abbiamo raccontato nel nostro precedente articolo dedicato alla Pasqua in Val di Noto, sono occasioni per la comunità di riaffermare le proprie tradizioni. I festeggiamenti religiosi a Santa Maria La Nova, con la loro ricchezza di simboli, musica e condivisione, contribuiscono a mantenere vivo il legame tra i cittadini e la loro storia, promuovendo al contempo la città come un luogo di interesse culturale e turistico.
Tra le celebrazioni che vi si svolgono, la Festa di San Giuseppe è particolarmente significativa. Questa ricorrenza, che cade il 19 marzo, vede la chiesa e le strade circostanti adornate di fiori e luci. Tradizionalmente, viene allestito un “altare di San Giuseppe” all’interno della chiesa. Qui si esporranno pani artistici e altri alimenti, simboli di abbondanza e prosperità, che verranno poi distribuiti agli indigenti. La processione con la statua di San Giuseppe, accompagnata da musica sacra e preghiere, attraversa le vie della città in un momento di profonda devozione.
Altro momento di grande rilievo è la celebrazione della Settimana Santa, culminante con la Festa di Pasqua e il Cristo risorto, “U Gioia”, una processione gioiosa e colorata. Durante questi giorni, la chiesa diventa il fulcro di riti antichi e processioni evocative che ripercorrono gli ultimi giorni di vita di Gesù Cristo. Il “Venerdì Santo”, particolarmente emozionante, è caratterizzato dalla processione di un magnifico simulacro della Madonna Addolorata, nota come “dell’Ospedale”.

Le grotte di Chiafura, un viaggio nel tempo

Chiafura oggi parco archeologico, è un’area che risale all’VIII-X secolo. Situata lungo il fianco del colle di San Matteo, si estende dalla sommità della collina, vicino alle fortificazioni del Castello dei Tre Cantoni, fino alla valle sottostante di San Bartolomeo.
Le informazioni sul sito archeologico in epoca protostorica sono limitate. Tuttavia, frammenti ceramici risalenti all’Antica Età del Bronzo e ad altri periodi indicano una continua frequentazione del sito.
Prima di diventare un insediamento rupestre infatti, l’area fungeva da necropoli in età bizantina, tra il V e il VII secolo d.C., con tombe ad arcosolio che divennero abitazioni. Successivamente fu trasformata in insediamenti abitativi durante l’Altomedioevo, divenendo un quartiere urbano tra l’VIII e il X secolo, a seguito dell’incastellamento iniziato nell’età bizantina, periodo che coincide con la conquista Araba. L’insediamento trogloditico occupava pareti terrazzate formate dalla confluenza di due cave, con le grotte abitative allineate.
La necessità di difesa dalle incursioni aveva spinto gli abitanti a trasferirsi dall’area costiera verso l’interno. E a Chiafura la protezione era garantita dalla posizione strategica su speroni naturali.
Dopo la caduta sotto i Normanni nel 1091, il fenomeno del trogloditismo in Sicilia crebbe, influenzato dall’arrivo di popolazioni dall’Italia meridionale. Le prime evidenze di abitazioni rupestri risalgono al XIV secolo, ma fu solo a partire dal XV secolo che l’insediamento cominciò a espandersi.
Le grotte rimasero abitate fino alla metà del XX secolo, con l’avvento delle abitazioni moderne, si assistette al loro progressivo abbandono, seppur con molte resistenze da parte dei residenti che in esse sperimentavano un forte senso di comunità e appartenenza.
Questo luogo ci racconta la vita quotidiana di una comunità, dall’agricoltura che l’ha sostenuta alle pratiche religiose che l’hanno mantenuta unita. Le grotte sono il riflesso antico di una società profondamente in sintonia con il suo ambiente, che utilizzava le risorse naturali per costruire una vita ricca di interazioni sociali.
Nel 1959, un gruppo di intellettuali, tra cui Renato GuttusoCarlo LeviMaria Antonietta Macciocchi, Pier Paolo PasoliniAntonello Trombadori e Paolo Alatri, visitò il sito per esplorare le condizioni di vita degli “aggrottati”, portando alla luce sfide sociali e abitative.
La fine del XXI secolo vide un rinnovato interesse per Chiafura, con sforzi per preservarne il valore.
Le Grotte sono un museo rupestre vivente, una testimonianza di ingegno umano e resilienza, da conservare come memoria del passato per le generazioni future. La storia di questo luogo è la nostra storia, uno specchio che riflette l’esperienza umana attraverso i secoli.

La Chiesa della Consolazione

La Chiesa della Consolazione, è situata nel cuore della suggestiva cava di S.M la Nova. Un luogo di culto che si distingue per la sua ricca stratificazione storica e architettonica, testimoniando le fasi di ricostruzione che si sono susseguite nei secoli. Nel XV secolo, la presenza di un tempio dedicato a S. Tommaso Apostolo segna l’inizio della storia di questo sito sacro. Successivamente, nella seconda metà del XVII secolo, la chiesa fu riedificata dopo il devastante terremoto del 1693.
La facciata della chiesa, è caratterizzata da un’imponente struttura divisa in due ordini. Il primo ordine presenta lesene tuscaniche e un elegante portone centrale. Il secondo è impreziosito da lesene composite che incorniciano la finestra principale, fonte di luce per la navata centrale. Il timpano triangolare che corona la facciata e il privilegio di Patrona Civitatis, concesso da Filippo IV di Spagna nel 1645, sottolineano l’importanza storica del luogo.
L’interno, caratterizzato da uno stile tardo-barocco, è suddiviso in tre navate sostenute da pilastri tuscanici. Qui, si trovano cappelle laterali con volte a botte e un’abside semicircolare, coperta da una cupola ribassata. L’edificio ecclesiastico conserva un ricco patrimonio artistico, tra cui spiccano il portale d’ingresso gotico seicentesco e il pavimento in pietra calcarea e pece, decorato con motivi geometrici e floreali.
Notevole è il campanile isolato della costruzione, che si distingue per la sua cuspide decorata con ceramiche colorate, un elemento unico nell’architettura religiosa di Scicli. La Consolazione custodisce opere d’arte di valore, come le statue lignee che raffigurano la Flagellazione di Cristo e una tela del XVII secolo che ritrae Gesù con le anime del Purgatorio.

Cosa vedere a Scicli_Chiesa della consolazione
Chiesa della Consolazione, Scicli

Convento del Rosario

Il Convento del Rosario, si erge sulla cima del Monte Campagna, uno dei tre principali valloni di Scicli. Fu costruito nel 1516 e originariamente consacrato alla Madonna di Monserrato. Successivamente fu ampliato grazie al contributo di numerosi fedeli locali.
Nel 1567, divenne di proprietà dai padri Domenicani, cambiando il suo nome in chiesa del Santissimo Rosario. Il convento così venne dedicato alla venerazione del Rosario, una pratica devozionale centrale nella spiritualità cattolica, particolarmente promossa dall’ordine monastico a cui era affiliato. Nel corso degli ultimi tre secoli l’edificio è stato oggetto di restauri e modifiche, pur scampando a gravi danni durante il terremoto del 1693. Esternamente ha un elegante stile neoclassico, che si inserisce armoniosamente nel contesto urbano e naturale. All’interno, la chiesa presenta una struttura a navata unica che si ispira al tardo barocco siciliano e ai rifacimenti del XIX secolo.
Oggi, il convento luogo di bellezza e pace, ospita anche un centro diurno di formazione per i bambini delle famiglie più bisognose. Riflettendo l’impegno a sostegno della comunità locale.

Convento della Croce

Santa Maria della Croce a Scicli, è un sito di grande importanza storica e culturale, situato sulla sommità dell’omonimo colle. Fondato nel 1528, come indicato da un cartiglio a losanga sul prospetto della chiesa, il complesso comprende un convento, una chiesa, un oratorio e due cortili, rendendolo uno degli edifici più antichi e rappresentativi della città a seguito del devastante terremoto​​.
La storia di questo luogo inizia nel XVI secolo, con l’oratorio dedicato alla Madonna di Sion che preesiste alla costruzione della chiesa e del convento, risalente alla seconda metà del XV secolo. Questo oratorio è notevole per gli affreschi del XV e XVI secolo, ora conservati nella chiesa di Santa Teresa a Scicli. Dopo l’Unità d’Italia, il complesso fu venduto e divenne proprietà privata, per poi essere espropriato dalla Regione Sicilia alla fine del XX secolo e quindi restaurato​​.
La chiesa e il convento si distinguono per gli elementi tardogotici, sopravvissuti al terremoto del 1693, inserendosi in modo unico nel contesto prevalentemente barocco di Scicli. La prima presenta una navata unica con abside semicircolare. La facciata, in stile tardogotico, è caratterizzata da colonne tortili e archi, a tutto sesto e a sesto acuto. Accanto si trova l’oratorio della Madonna di Sion, con un prospetto decorato da semicolonne e un arco trilobato​​.
Oltre alla sua importanza architettonica, il complesso ha svolto un ruolo significativo nella vita religiosa e culturale di Scicli, ospitando i frati minori dell’ordine Francescano. Oggi, il complesso è aperto al pubblico ed offre la possibilità di esplorare le bellezze artistiche e storiche del sito. E’ inoltre parte della vita contemporanea della cittadina ospitando eventi musicali e rappresentazioni teatrali​​.
Il complesso è facilmente accessibile dal centro storico della città. La sua posizione elevata offre viste panoramiche mozzafiato su Scicli e sui dintorni.

La Chiesa e il Convento del Carmine

La Chiesa e il convento del Carmine si distinguono per la loro posizione in una piazza affascinante di Scicli, con la chiesa che risalta per la sua bellezza architettonica in stile barocco, particolarmente quando la luce solare mette in risalto la pietra calcarea dorata dell’edificato. Questo complesso è apprezzato per la sua atmosfera tranquilla e per l’area pedonale antistante, in cui i visitatori possono rilassarsi e godersi la piazza.
L’edificio eretto nel XVIII secolo, fu costruito su un impianto preesistente, testimoniando la resilienza e la dedizione della comunità locale nel preservare e rinnovare i propri luoghi di culto.
Esternamente la facciata è sobria ma elegante, caratteristica tipica del barocco siciliano. E’ caratterizzata da un portale maestoso, sormontato da un timpano curvilineo, e da finestre decorate che permettono alla luce di filtrare all’interno, creando un’atmosfera mistica. Un piccolo campanile, situato a fianco della chiesa, completa l’esterno, aggiungendo un elemento verticale.
Entrando nella chiesa del Carmine, si viene immediatamente colpiti dalla luminosità e dall’ampiezza dell’unica navata, elemento che contraddistingue molti edifici religiosi del periodo del barocco siciliano. L’interno è arricchito da stucchi raffinati e opere d’arte di valore, tra cui tele e sculture che narrano storie bibliche e di santi del culto carmelitano.
Il soffitto è adornato da affreschi a tema, eseguiti con maestria da artisti del tempo, che invitano alla riflessione spirituale. L’altare maggiore, opera di pregevole fattura, è un punto focale che attira lo sguardo dei fedeli e dei visitatori, simbolo dell’eucaristia e del sacrificio cristiano.

Un tour completo dei siti raccontati richiede una media di circa 8 ore.

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Il baglio siciliano, antica masseria, tra passato e presente

Il baglio siciliano, con la sua imponente presenza, è più di un semplice elemento architettonico nell’infinita bellezza del paesaggio dell’isola; è un simbolo vivente del passato feudale della Sicilia, una testimonianza della sua ricca storia agricola e sociale. Questi complessi, a cui Casa Farlisa appartiene a pieno titolo, un tempo erano il cuore pulsante delle attività agricole e dei sistemi di difesa, ci raccontano oggi una storia di lavoro, comunità e cultura che risale a secoli fa.
L’importanza del baglio si estende oltre la sua funzione originaria di centro agricolo fortificato; esso rappresenta un capitolo cruciale nella narrazione del feudalesimo siciliano, offrendo spunti sulle dinamiche sociali ed economiche dell’epoca.
La loro trasformazione nel tempo riflette non solo i cambiamenti nella struttura sociale e economica della Sicilia ma anche l’adattamento della cultura e delle pratiche agricole alle nuove esigenze e opportunità. Oggi, la preservazione dei bagli è intrinsecamente legata agli sforzi di conservazione del patrimonio culturale siciliano, evidenziando il loro valore non solo come monumenti storici ma anche come risorse vitali per il turismo sostenibile e l’educazione culturale.

Origine del baglio

La nascita dei bagli siciliani può essere tracciata durante il feudalesimo, quando la Sicilia era divisa in grandi estensioni di terra incolta concesse ai nobili locali, i Baroni. Questi complessi agricoli fortificati sorgevano come residenze nobiliari, centri di controllo e gestione delle attività agricole, essenziali per l’economia dell’epoca. La loro origine è profondamente legata alle esigenze di difesa e organizzazione del lavoro agricolo in un’epoca caratterizzata da incertezze e conflitti.
L’architettura del baglio, prettamente rurale, è il risultato di un sapiente mix tra necessità difensive e funzionalità agricole. Caratterizzato da un’imponente struttura muraria che circonda un ampio cortile interno, il baglio integrava abitazioni, stalle, magazzini, spazi di lavoro e in alcuni casi anche una chiesetta rurale. Le torri di guardia, i portali d’accesso fortificati e le mura spesse sono testimonianze della necessità di protezione. Allo stesso tempo, l’organizzazione interna dei bagli rifletteva la complessità delle attività agricole, con aree dedicate alla lavorazione e alla conservazione dei prodotti.
Durante il dominio spagnolo in Sicilia, l’esigenza di produrre vaste quantità di cereali portò all’istituzione della “licenza di ripopolamento” (Licentia populandi), grazie alla quale l’aristocrazia siciliana iniziò a creare veri e propri villaggi nelle vicinanze delle proprie proprietà agricole, dando vita a quelle che vennero chiamate “città di fondazione”.
In questo contesto, il baglio emergeva come fulcro di un’organizzazione agricola di stampo feudale o latifondista, rappresentando una vasta tenuta agricola che ospitava, oltre ai signori terrieri, una moltitudine di contadini impegnati nei lavori dei campi per periodi di tempo variabili, fornendo quindi alloggio, magazzini, stalle e ricoveri per gli attrezzi, i raccolti e le carrozze padronali.
La parola “baglio” deriva probabilmente dall’arabo “bahal”, che significa “corte”, evidenziando le sue origini e la funzione centrale che queste strutture avevano nella vita delle comunità rurali.
Con l’arrivo dei Normanni nel XI secolo, e successivamente degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi, il baglio continuò ad evolversi, integrando influenze architettoniche e funzionali diverse. Questi governanti stranieri furono affascinati dalla praticità e dall’efficacia del baglio come centro agricolo e lo adottarono, espandendone l’uso e contribuendo alla sua diffusione in tutta l’isola.
Nel corso dei secoli, i bagli hanno svolto un ruolo cruciale nello sviluppo agricolo dell’isola, facilitando la coltivazione intensiva e la produzione di beni destinati sia al consumo interno che all’esportazione.

Storia dei bagli siciliani

La storia dei bagli siciliani è un viaggio attraverso i secoli, durante il quale queste strutture hanno testimoniato e contribuito alla ricca cultura e storia dell’isola. Dall’epoca medievale fino al Rinascimento e oltre, i bagli hanno subito trasformazioni che riflettono i cambiamenti politici, economici e sociali della Sicilia.
Durante il Medioevo, i bagli consolidarono la loro importanza come centri agricoli e di difesa. Le frequenti incursioni piratesche e i conflitti territoriali resero indispensabili le mura fortificate dei bagli, che fornivano rifugio e protezione alle comunità rurali. In questo periodo, i bagli erano spesso costruiti in posizioni strategiche, come colline o promontori, per sfruttare la visuale e difendersi meglio dagli attacchi.
Con l’arrivo del Rinascimento, il focus si spostò gradualmente dalla difesa all’agricoltura e alla produzione. La Sicilia, grazie alla sua posizione nel Mediterraneo, divenne un crocevia di scambi commerciali. I bagli, situati nelle fertili campagne, divennero centri vitali per la produzione di olio, vino, cereali e altri prodotti agricoli destinati.
L’era barocca portò con sé un rinnovato interesse per l’arte e l’architettura. Anche i bagli furono influenzati da questo movimento, con l’aggiunta di elementi decorativi e la ristrutturazione degli spazi interni ed esterni. Molti bagli furono abbelliti con portali scolpiti, cortili pavimentati e giardini. Questi cambiamenti riflettevano non solo un’estetica evoluta ma anche la crescente prosperità dei proprietari terrieri siciliani.
Il XIX secolo fu un periodo di grandi cambiamenti sociali ed economici in Sicilia. Le riforme agrarie e l’abolizione del feudalesimo cambiarono radicalmente la struttura fondiaria dell’isola. Molti bagli, che un tempo erano stati al centro di vasti latifondi, furono frazionati e venduti. Questo periodo vide anche un declino dell’agricoltura tradizionale, con l’introduzione di colture più redditizie ma meno legate alla terra e alla comunità.
Il XX secolo fu un periodo di sfide e opportunità per i bagli siciliani. Mentre alcuni furono abbandonati o trascurati a seguito dell’emigrazione e dei cambiamenti nell’agricoltura, altri trovarono nuova vita. La crescente attenzione al turismo e alla conservazione del patrimonio culturale ha portato al restauro e alla riconversione di molti bagli. Questa rinascita ha contribuito a preservare l’architettura e la storia dei bagli, rendendoli accessibili a un pubblico più ampio e integrandoli nella vita economica e culturale contemporanea.
La storia dei bagli siciliani è un riflesso delle trasformazioni della Sicilia stessa. Da strutture agricole fortificate a simboli di rinascita culturale e turistica, i bagli continuano a giocare un ruolo significativo nel paesaggio e nell’identità dell’isola.

Baglio_Casa Farlisa
Vista del baglio di Casa Farlisa
Portone baglio_Casa Farlisa
Il portone fortificato del baglio di Casa Farlisa
Baglio restaurato_Casa Farlisa
Il baglio restaurato di Casa Farlisa

Caratteristiche principali del baglio

La struttura tipica del baglio si caratterizzava per essere chiusa verso l’esterno, con tutte le aperture rivolte verso il cortile interno. Solitamente, gli spazi abitativi destinati ai proprietari e alle loro famiglie, particolarmente accoglienti durante i caldi mesi estivi siciliani, occupavano uno o più piani elevati e si distinguevano per l’eleganza degli arredi. I piani terra, invece, erano riservati ai lavoratori agricoli e ai depositi.
Spesso, al suo interno si trovava una piccola chiesa rurale, che serviva le comunità locali facilitando la partecipazione alle funzioni religiose e rafforzando il ruolo del baglio come centro di aggregazione.
Le spesse mura esterne del baglio, prive di aperture, fungevano da difesa contro possibili attacchi, mentre un ampio portone garantiva l’accesso al cortile, consentendo il passaggio di carrozze e veicoli agricoli.
I bagli erano generalmente edificati vicino a fonti d’acqua, in posizioni elevate che dominavano il paesaggio circostante, consentendo un efficace controllo delle terre. La loro costruzione prevedeva l’uso di pietra locale legata con malta, con pavimenti in grandi lastre di pietra (i balatuni) o ciottoli. I tetti erano realizzati con strutture in legno, utilizzando tecniche tradizionali che includevano capriate a “forbice”, travi, listelli e coperture in tegole.
I “balatuni” sono un elemento caratteristico dell’architettura tradizionale siciliana, in particolare nei cortili e negli spazi esterni delle antiche abitazioni, inclusi i bagli. Si tratta di pavimentazioni realizzate con grandi lastre di pietra calcarea locale, note per la loro resistenza e durabilità. Questo tipo di pavimentazione è particolarmente adatto ai climi caldi, come quello siciliano, per le sue proprietà di riflessione della luce solare e di mantenimento di una certa freschezza al tatto. Il cortile non era solo un’area funzionale ma rappresentava il cuore sociale del baglio, dove si svolgevano la maggior parte delle interazioni quotidiane. Durante le giornate di lavoro, uomini e donne si riunivano per svolgere il lavoro, mentre nei momenti di pausa il cortile diventava luogo di riposo, di gioco e d’incontro. La sua importanza andava ben oltre l’aspetto pratico, contribuendo a rafforzare il senso di comunità e appartenenza tra gli abitanti del baglio.

Materiali, posizionamento e architettura dei bagli

Dettagli_baglio Casa Farlisa
Testa di moro in ceramica di Caltagirone su uno dei terrazzi del baglio di Casa Farlisa

I bagli erano costruiti principalmente con materiali reperibili localmente, una scelta dettata dalla praticità e dall’economia. Le mura esterne, spesse e robuste, erano solitamente in pietra calcarea o tufo, materiali locali che offrono buone proprietà isolanti contro il caldo e il freddo. Il tufo, in particolare, era apprezzato per la sua lavorabilità e per l’effetto estetico. Il calcare, più duro e resistente, era spesso utilizzato per le fondazioni, i portali, e gli elementi strutturali portanti.
Le coperture erano realizzate con tegole in terracotta, materiale efficace per proteggere gli interni dalle intemperie mantenendo al contempo una buona ventilazione. Gli interni erano intonacati con calce, spesso lasciata di colore naturale o tinteggiata con pigmenti per creare ambienti luminosi e riflettenti la luce solare.
Il posizionamento dei bagli era strategicamente scelto per sfruttare le risorse naturali, la protezione e l’accessibilità. Molti bagli erano situati su colline o promontori, per garantire ventilazione, ridurre l’umidità e offrire una vista che consentiva di controllare facilmente le terre circostanti e avvistare pericoli da lontano. Questa posizione elevata facilitava anche la difesa, aspetto cruciale in periodi di instabilità.
La planimetria dei bagli rifletteva la multifunzionalità di queste strutture. Al centro si trovava il cortile, cuore della vita quotidiana e lavorativa, attorno al quale erano organizzati gli spazi residenziali, i magazzini, le stalle etc. L’accesso al baglio era controllato da un unico grande portale, spesso dotato di un robusto portone, che si apriva sul cortile interno, così da che coniugare esigenze difensive e funzionali.

Tipologie di baglio

La distinzione tra bagli padronali e contadini in Sicilia si manifesta attraverso differenze significative in termini architettonici, planimetrici, estetici e dimensionali. Queste differenze non solo riflettono le disparità sociali ed economiche tra i proprietari terrieri e i lavoratori agricoli ma anche l’adattamento funzionale di queste strutture alle necessità della vita feudale siciliana.

Bagli padronali

I bagli padronali erano progettati con un’enfasi sulla rappresentanza e l’estetica. Architettonicamente, presentavano spesso un mix di stili, dall’arabo-normanno al barocco siciliano, con influenze esterne che riflettevano la ricchezza e il potere dei loro proprietari. La planimetria era complessa e articolata, organizzata attorno a uno o più cortili interni, che fungevano da veri e propri centri nevralgici dell’intero complesso. Questi cortili erano circondati da portici, giardini, fontane e spazi ricreativi, oltre che da ambienti destinati alla residenza padronale.
L’estetica dei bagli padronali puntava alla grandiosità e al dettaglio, con facciate decorate, portali imponenti, scalinate monumentali, e interni riccamente adornati. Le dimensioni di questi bagli erano notevolmente ampie, riflettendo la scala dell’operazione agricola gestita e la posizione sociale del proprietario. Spazi come sale di rappresentanza, cappelle private e alloggi per gli ospiti erano comuni.
I bagli padronali erano abitati dai proprietari terrieri, le loro famiglie e un considerevole numero di servitori e amministratori che gestivano la proprietà. Questi complessi servivano non solo come residenze ma anche come sedi amministrative da cui si dirigevano le operazioni agricole e si amministravano le terre.

Bagli contadini

Il baglio_Casa Farlisa
Il baglio di Casa Farlisa

I bagli contadini, invece, sorsero alle fine del 1800, costruiti dai mezzadri che gestivano privatamente la terra avuta in concessione dal signore. Erano edifici dall’architettura più semplice e funzionale, progettati per massimizzare l’efficienza del lavoro agricolo. La loro planimetria era generalmente più compatta, spesso organizzata attorno ad un unico grande cortile centrale. Questo spazio serviva per svariate funzioni lavorative, dalla lavorazione dei prodotti agricoli all’allevamento di animali, e come luogo di ritrovo per la comunità.
Le facciate erano spoglie, con pochi elementi decorativi, e i materiali utilizzati erano quelli locali, funzionali e meno costosi. Le dimensioni variavano in base alla grandezza dell’azienda agricola ma tendevano a essere più contenute rispetto ai bagli padronali. Gli spazi abitativi erano essenziali, progettati per ospitare i lavoratori e le loro famiglie in maniera economica.
I bagli contadini erano principalmente abitati dai lavoratori agricoli e dalle loro famiglie. In alcuni casi, potevano ospitare anche artigiani e piccoli commercianti che fornivano beni e servizi alla comunità agricola. La vita in questi bagli era caratterizzata da una stretta collaborazione e da un forte senso di appartenenza alla comunità.
La conservazione di entrambi i tipi di bagli fornisce una finestra preziosa sul passato, permettendo di comprendere meglio la storia e l’evoluzione della società siciliana.

Alcuni tra i bagli più Importanti

La Sicilia è costellata di bagli storici, molti dei quali sono stati conservati o restaurati. Essi si trovano principalmente nelle zone rurali, dove l’agricoltura ha rappresentato la spina dorsale dell’economia locale per secoli.

  • Baglio di Scopello (Trapani): Situato vicino alla Riserva Naturale dello Zingaro, è uno degli esempi più pittoreschi ed iconici dell’isola. Ben conservato, oggi è una destinazione turistica che offre un’immersione nella natura e nella storia locale.
  • Baglio Sorìa (Trapani): Fa parte di un’azienda vinicola e ospita un resort.
  • Baglio Regaleali (Palermo): Situato nel cuore della Sicilia, è famoso per essere al centro di una delle più rinomate aziende vinicole dell’isola. La sua storia e posizione ne fanno un punto di riferimento per la cultura vinicola siciliana.
  • Baglio del Cristo di Campobello (Agrigento): Altro esempio di baglio trasformato in cantina moderna, coniuga tradizione e innovazione nel settore vinicolo.

Preservazione e valorizzazione dei bagli oggi

Negli ultimi decenni, si è assistito a un crescente interesse verso la conservazione dei bagli siciliani, riconosciuti come patrimonio culturale di grande valore. Molti di questi complessi sono stati restaurati e riconvertiti in alberghi, musei, centri culturali e spazi per eventi, diventando catalizzatori di un turismo culturale sostenibile. Queste iniziative non solo contribuiscono a preservare l’architettura e la storia dei bagli ma offrono anche nuove opportunità economiche per le comunità locali.
Il baglio siciliano, con la sua storia secolare e la sua architettura caratteristica, rimane uno dei simboli più affascinanti del patrimonio culturale dell’isola. Questi complessi raccontano la storia di una Sicilia antica, riflettendo le trasformazioni economiche, sociali e politiche della regione. La loro preservazione e valorizzazione rappresentano una sfida ma anche un’opportunità per mantenere vivo il legame con il passato e promuovere uno sviluppo sostenibile. Attraverso la riscoperta e il riuso dei bagli, possiamo continuare a celebrare e trasmettere l’identità unica e la ricchezza culturale di questa terra straordinaria.

Ingresso baglio_Casa Farlisa
L’ingresso principale al baglio di Casa Farlisa

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Il castello di Donnafugata

Un po’ di storia

Il Castello di Donnafugata è situato nella campagna ragusana, a circa 15 Km dalla città di Ragusa.
La storia del Castello di Donnafugata si intreccia indissolubilmente con quella della Sicilia, riflettendo le vicissitudini, i cambiamenti politici e le influenze culturali che hanno segnato l’isola nel corso dei secoli. Originariamente parte di un feudo più ampio, la sua esistenza è oggetto di una leggenda quattrocentesca, riguardante Bernardo Cabrera e Bianca di Navarra, ma è nel XVII secolo che inizia a prendere la forma di residenza nobiliare, distaccandosi dall’originaria funzione di masseria fortificata per assumere quella di simbolo di potere e prestigio.
Nel XIX secolo, il Barone Corrado Arezzo de Spuches, figura centrale nella storia del castello, intraprese una serie di lavori di ristrutturazione che trasformarono profondamente l’edificio e i suoi dintorni. Sotto la sua guida, il castello fu arricchito con elementi architettonici neogotici e neoclassici, riflettendo le correnti artistiche europee dell’epoca e il desiderio del barone di creare un’oasi di bellezza e cultura.
La passione del barone per l’arte e la cultura trasformò il castello in un centro culturale, ospitando artisti, letterati e musicisti, e arricchendosi di opere d’arte e collezioni che oggi costituiscono un grande patrimonio.
Le vicende storiche del XX secolo, inclusi i due conflitti mondiali e il cambiamento socio-economico dell’Italia post-bellica, influenzarono anche il destino del castello, che vide un progressivo declino fino al suo acquisto, nel 1982, da parte del Comune di Ragusa. Da allora, un’intensa opera di restauro e valorizzazione ha permesso di riaprire il castello al pubblico.

Il Castello di Donnafugata_il giardino
Un dettaglio della scalinata di accesso al giardino del castello

L’architettura del castello

L’architettura del Castello di Donnafugata, che si sviluppa su tre piani, è un affascinante esempio di eclettismo stilistico, che incorpora elementi neogotici, neoclassici e barocchi, risultato delle diverse fasi di costruzione e ristrutturazione che si sono susseguite nei secoli. La facciata principale, caratterizzata da torrette merlate, eleganti archi trilobati e logge, evoca l’immaginario dei castelli medievali, pur inserendosi in un contesto tipicamente siciliano.
Particolare attenzione merita l’ingresso principale, adornato da un’imponente scalinata e da un portale d’ingresso che introduce al lussuoso interno. Gli ambienti interni sono caratterizzati da un’opulenza decorativa, con soffitti affrescati, pavimenti in maiolica e marmo, stucchi e boiseries.

Il Castello di Donnafugata, l'ingresso principale
Uno scorcio dell’area frontale del Castello di Donnafugata

Il castello ospita numerose sale, ciascuna con una propria identità e funzione, da quelle di rappresentanza, come il salone degli specchi, a quelle più intime, destinate alla vita quotidiana della famiglia. La Sala del Teatro, in particolare, rappresenta un unicum nel suo genere, testimoniando la passione per la musica e le arti sceniche
I giardini del castello, progettati come estensione naturale della residenza, sono un capolavoro di giardinaggio, con elementi di paesaggio all’inglese e all’italiana che creano un dialogo armonico tra natura e architettura. Il labirinto di siepi, i viali alberati e le aree di sosta offrono scorci e prospettive, in un gioco che invita alla scoperta e alla contemplazione.
L’importanza dell’acqua come elemento decorativo e funzionale è evidente nella presenza di fontane, laghetti e nel sofisticato sistema di raccolta e distribuzione. Allo stesso modo, le tecnologie adottate per il riscaldamento e l’illuminazione degli ambienti interni dimostrano un precoce interesse per il comfort e l’innovazione.

Gli interni 

Gli interni del Castello di Donnafugata sono un vero e proprio museo, con una collezione di mobili d’epoca, opere d’arte e manufatti che raccontano la vita quotidiana e le passioni dei suoi abitanti. Tra le stanze più notevoli, vi è la Sala degli Stemmi, con i suoi affreschi che raffigurano gli stemmi delle famiglie nobiliari siciliane, e la Sala del Teatro, un piccolo teatro privato dove si svolgevano rappresentazioni per gli ospiti del castello.
La biblioteca, con i suoi preziosi volumi antichi, e la galleria d’arte, che ospita una collezione di dipinti e sculture, sono testimoni dell’amore per la cultura e l’arte che hanno sempre caratterizzato la storia del castello.

Il Castello di Donnafugata_La biblioteca
La preziosa biblioteca del castello
Il Castello di Donnafugata_Interni
Particolare del soffitto finemente decorato
Il Castello di Donnafugata, gli interni
Una delle camere da letto del castello

Il giardino

I giardini del Castello di Donnafugata rappresentano uno degli aspetti più suggestivi e immersivi dell’intero complesso. Estesi su una vasta area, offrono ai visitatori un’esperienza unica tra varietà di piante, circa 1500, alberi secolari e opere architettoniche che si fondono armoniosamente con il paesaggio naturale.
Un unicum è che nel parco si trovino degli scherzi che il barone aveva ideato per rallegrare le giornate sue e degli ospiti. Attualmente essi sono oggetto di un’opera di ristrutturazione e messa in funzione.

Il Castello di Donnafugata_il giardino
Il giardino del Castello di Donnafugata

Il labirinto

Una delle attrazioni più affascinanti e misteriose dei giardini è senza dubbio il labirinto. Creato alla fine del XIX secolo, questo labirinto di siepi si estende su una superficie significativa e rappresenta un raro esempio di giardinaggio ludico e simbolico dell’epoca. Progettato non solo per l’intrattenimento ma anche come metafora del viaggio della vita, con i suoi percorsi che si biforcano e si riuniscono, il labirinto invita alla riflessione e all’esplorazione.
Fu ideato come parte dell’ampliamento dei giardini voluto dai proprietari del castello, che desideravano arricchire il loro dominio con elementi di sorpresa e bellezza. L’ispirazione venne probabilmente dai famosi labirinti dei giardini europei, simboli di potere e ingegno umano, reinterpretati qui in chiave locale con piante e materiali tipici della flora siciliana.
Il disegno del labirinto è complesso, con un intreccio di percorsi che si snodano tra alte siepi verdi. Al centro del labirinto, un’apertura circolare offre un momento di riposo e contemplazione prima di affrontare il percorso di ritorno. La scelta delle piante, resistente alle condizioni climatiche locali, assicura che il labirinto mantenga la sua imponenza e densità tutto l’anno.
Attraversare il labirinto del Castello di Donnafugata è un’esperienza immersiva che stimola tutti i sensi. Il fruscio delle foglie, il profumo delle piante aromatiche e il gioco di luci ed ombre creato dalle alte siepi creano un’atmosfera magica. È un viaggio che simboleggia la ricerca di direzione, con sorprese e scoperte ad ogni angolo.
La manutenzione del labirinto richiede cura e dedizione, essendo un elemento vivo e in continua crescita. Gli sforzi per la sua conservazione assicurano che rimanga una delle attrazioni principali del Castello di Donnafugata, testimoniando l’ingegnosità e la passione per il giardinaggio dei suoi creatori.

Importanza culturale ed eventi 

Il Castello di Donnafugata è stato teatro di una varietà di eventi culturali, tra cui concerti, mostre d’arte, e festival letterari, che hanno attratto visitatori da tutto il mondo.
Il castello ha fatto da sfondo a numerose produzioni cinematografiche e televisive, grazie alla sua architettura eccezionale e ai suoi paesaggi suggestivi. Uno dei film più famosi girati al Castello di Donnafugata è “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, dove il castello fa da cornice alle vicende della famiglia Salina, simbolo del declino dell’aristocrazia siciliana. Le sue sale e i giardini hanno offerto lo scenario ideale per ricreare l’atmosfera dell’epoca, contribuendo in modo significativo all’impatto visivo del film. Altro film più recente girato tra le mira del bellissimo castello è stato Il racconto dei racconti – Tale of Tales, un film a episodi del 2015 diretto da Matteo Garrone, recentemente candidato agli Oscar 2024, al suo debutto in un film in lingua inglese.
Ogni evento tenutosi al Castello rappresenta anche un’opportunità per la conservazione e la valorizzazione del suo patrimonio culturale. Gli incassi derivanti da queste attività contribuiscono infatti al finanziamento di progetti di restauro e manutenzione, assicurando che questo gioiello dell’architettura siciliana possa essere preservato per le generazioni future.
Progetti per il suo avvenire includono infatti la realizzazione di un festival cinematografico internazionale e l’organizzazione di mostre d’arte contemporanea, che si affiancheranno agli eventi già consolidati nel calendario del castello.
Inoltre, il castello è una location privilegiata per matrimoni e ricevimenti vip, offrendo un’ambientazione fiabesca per eventi indimenticabili. Questa multifunzionalità testimonia l’importanza di questo luogo come crocevia d’incontro e scambio culturale.
Eventi speciali, come le notti bianche, in cui il castello è aperto fino a tarda notte, offrono un’occasione unica per viverlo sotto una luce diversa.

Il Museo del Costume MuDeCo

Il Castello di Donnafugata, oltre alla sua ricca storia e alla bellezza architettonica, ospita all’interno delle sue mura, nei bassi del castello, un interessante Museo del Costume. Questo museo rappresenta una tappa fondamentale per i visitatori, poiché offre una prospettiva unica sulla vita sociale, culturale e quotidiana attraverso i secoli, grazie alla vasta collezione di abiti e accessori storici:
460 abiti completi; 695 singoli indumenti; 1555 accessori moda con scarpe e cappelli di ogni foggia; 72 elementi di oggettistica varia tra cui prodotti per la cosmesi, utensili per il ricamo e il cucito e, tra gli altri, una singolare sedia-parto e una curiosa vasca da bagno da viaggio.

Il Castello di Donna Fugata_ MuDeCo
Alcuni degli abiti esposti al MuDeCo

La collezione

Il Museo del Costume del Castello di Donnafugata, MuDeCo, conserva una collezione di costumi che spazia dal XVIII secolo fino alla prima metà del XX secolo. Questi abiti non sono solo pezzi di straordinaria fattura ma anche testimoni delle trasformazioni sociali, dei cambiamenti nei gusti estetici e delle evoluzioni nella tecnica sartoriale avvenute nel corso dei decenni.
La collezione include abiti da sera, costumi da lavoro, uniformi, abiti da cerimonia e accessori, come cappelli, guanti, scarpe e ventagli, che insieme offrono una panoramica completa sulla moda e sulle tendenze di varie epoche. Particolare attenzione è dedicata ai materiali utilizzati, dai tessuti preziosi come seta e velluto a quelli più umili, che riflettono le diverse classi sociali e le differenti possibilità economiche.

Il Castello di Donnafugata, MudeCo
Uno dei bellissimi cappelli esposti al MudeCo

Il museo è organizzato in modo da creare un percorso espositivo che non solo mostra i costumi in maniera esteticamente piacevole ma inquadra ogni pezzo nel suo contesto storico e culturale. Attraverso pannelli informativi, visite guidate e materiali didattici, i visitatori possono approfondire la conoscenza della storia del costume, della moda e delle tecniche di confezionamento.
Periodicamente, il museo organizza mostre temporanee dedicate a specifici temi o periodi storici, permettendo di mettere in luce pezzi particolarmente rari o di approfondire aspetti meno noti della storia della moda.

Rilevanza culturale

Il Museo del Costume del Castello di Donnafugata non è solo un luogo di conservazione ma anche di studio e di divulgazione della storia del costume e della moda. Attraverso la sua collezione, il museo offre spunti di riflessione sul ruolo dell’abbigliamento nelle dinamiche sociali, sull’evoluzione dei canoni estetici e sulla funzione del costume come espressione di identità individuale e collettiva.
Visitare il MuDeCo permette di stabilire un dialogo tra passato e presente, mostrando come la moda sia sempre stata un potente mezzo di comunicazione sociale.
Il Museo del Costume rappresenta, quindi, una risorsa preziosa per studiosi, appassionati di moda e visitatori interessati a comprendere più a fondo la cultura e la società attraverso il linguaggio universale del vestire.

Eventi e iniziative

Il museo è anche sede di eventi e iniziative legate al mondo della moda, come workshop, conferenze e incontri con stilisti, che arricchiscono il calendario culturale del castello e offrono al pubblico occasioni di approfondimento e di confronto su temi attuali legati al fashion design, alla sostenibilità nella moda e all’importanza del recupero e della valorizzazione dei costumi storici.

Il tempo per una visita completa al castello di Donna Fugata e al Mudeco è di circa 4 ore.

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Scoprire il meglio di Noto

Andiamo a scoprire insieme il meglio di Noto, a circa 45 minuti da Casa Farlisa, conosciuta per la sua architettura unica, attraverso un tour che renderà la vostra vacanza indimenticabile.
Noto, gioiello del barocco siciliano, è una città che racchiude secoli di storia e cultura. E’ una testimonianza eloquente della grandezza artistica e architettonica del XVIII secolo. La città, fondata più di 2800 anni fa, ha vissuto periodi di splendore sotto i Greci, i Romani, gli Arabi e i Normanni. Ricostruita magnificamente dopo il terremoto del 1693, rappresenta una delle espressioni più sublimi del tardo barocco siciliano. Le sue chiese, i palazzi nobiliari, e le piazze ampie e luminose narrano storie di un passato glorioso, di una resilienza incrollabile e di un amore profondo per la bellezza.
Ma Noto non è solo un museo a cielo aperto; è un luogo vivace, dove la storia si intreccia con la vita quotidiana dei suoi abitanti. Ogni pietra, ogni balcone scolpito, ogni facciata parla di un passato che continua a pulsare nel presente. 
Per scoprire il meglio di Noto, la città vi inviterà a perdervi tra le sue strade, a scoprire i piccoli dettagli che rendono ogni angolo unico.

La storia di Noto: dalle origini al Rinascimento Barocco 

La storia di Noto affonda le sue radici nell’antichità. Fondata dai Siculi, antico popolo dell’isola, Noto divenne presto un centro importante sotto i Greci e i Romani. Questo periodo lasciò impronte indelebili, come testimoniano i resti archeologici sparsi nei dintorni della città attuale. Noto antica infatti, situata a circa 8 km a nord dell’attuale cittadina, era un crocevia di culture e commerci, un melting pot di influenze che hanno plasmato l’identità storica e culturale della cittadina.
Il 1693 segnò una svolta drammatica nella storia di Noto. Un devastante terremoto colpì la Sicilia sud-orientale, distruggendo gran parte degli edifici sul territorio. Invece di arrendersi alla distruzione, i locali videro questa calamità come un’opportunità per rinascere. Fu così che nacque la Noto odierna, ricostruita con uno splendore mai visto prima.
Gli architetti del tempo, come Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi, furono i protagonisti di questa rinascita. Essi disegnarono la città in stile barocco, con strade ampie e palazzi decorati che si aprivano su piazze grandiose. Questa pianificazione urbana non era solo estetica; rifletteva un nuovo approccio alla vita e all’arte, un’armonia tra l’uomo e il suo ambiente.
La Noto del XVIII secolo divenne un capolavoro del barocco. Le sue chiese, con facciate ed interni riccamente decorati, erano espressioni di una fede profonda e di un’arte eccelsa. I palazzi nobiliari, con i loro balconi scolpiti e cortili interni, parlavano di una società che valorizzava la bellezza e la grandiosità. Noto divenne un simbolo del rinascimento barocco, un luogo dove l’arte e l’architettura si fondono per creare un’esperienza visiva e spirituale unica.

I più bei siti da visitare a Noto

Il cuore pulsante di Noto è senza dubbio la Cattedrale di San Nicolò. Situata in cima ad una scalinata monumentale, questa chiesa è un trionfo del tardo barocco siciliano. La facciata imponente, adornata con statue di santi e motivi ornamentali, accoglie i visitatori in un mondo di grandiosità spirituale. All’interno, la navata luminosa e gli altari laterali riccamente decorati sono un esempio squisito di arte e artigianato. La Cattedrale non è solo un luogo di culto, è un simbolo della resilienza della città, che avendo subito ulteriori gravi danni nel terremoto del 1990, la restaurò e riportò al suo splendore iniziale.

Un altro gioiello architettonico immancabile, per scoprire il meglio di Noto, è Palazzo Ducezio, sede del Municipio. Questo edificio, con la sua facciata elegante e il salone degli specchi all’interno, rappresenta il potere e la ricchezza della Noto barocca. Ogni dettaglio del palazzo, dalle finestre alle decorazioni murali, è un omaggio all’arte barocca. La visita a Palazzo Ducezio offre una prospettiva unica sulla storia amministrativa e sociale della città.

Via Nicolaci è il cuore della vita culturale e artistica di Noto. Famosa per il Palazzo Nicolaci di Villadorata con i suoi balconi unici, questa strada è un esempio vivente della creatività del barocco. Ma è l’Infiorata, il festival annuale dei fiori, che trasforma Via Nicolaci in una tela colorata. Durante l’Infiorata, artisti da tutto il mondo creano immagini elaborate usando petali di fiori, creando un’esperienza visiva mozzafiato che celebra la bellezza, la creatività e le tradizioni locali.

I tesori nascosti di Noto: piccole chiese e palazzi storici

Chiesa di Santa Chiara

Per scoprire il meglio di Noto, non potrete mancare di aver visitato i suoi palazzi e le sue chiese.
La Chiesa di Santa Chiara è un gioiello nascosto nel tessuto urbano. Questo luogo di culto, meno noto rispetto alla grande Cattedrale, offre un’intimità e una spiritualità uniche. L’interno, con i suoi affreschi delicati e l’altare magistralmente scolpito, è un rifugio di pace e bellezza. La chiesa riflette la devozione e l’arte della comunità locale.
Palazzo Nicolaci, situato nella famosa Via Nicolaci, è l’epitome dell’eleganza barocca. Conosciuto per i suoi balconi elaborati, che sembrano danzare sulla facciata dell’edificio, questo palazzo era la residenza dell’aristocratica famiglia Nicolaci. Ogni elemento architettonico del palazzo, dai soffitti dipinti ai pavimenti in marmo, racconta una storia di opulenza e raffinatezza.
Noto è disseminata di altri edifici storici che meritano una visita. La Basilica del Santissimo Salvatore, con la sua facciata semplice ma elegante, è un esempio di come il barocco si fonde con l’ambiente urbano. Palazzo Trigona, con i suoi interni lussuosi, mostra un altro aspetto della vita aristocratica della città. Questi edifici, insieme a tanti altri, compongono il ricco tessuto storico e culturale di Noto.

Noto oltre l’architettura: cultura, tradizioni e musica

La città è resa vivace grazie ai festival ed eventi culturali che celebrano la sua storia e il suo patrimonio. L’Infiorata di Noto, con la sua esplosione di colori e creatività, è un esempio lampante di come la comunità celebra le sue radici e la sua cultura. Questa ricorrenza, ha preso vita negli anni ’80 e da allora è diventata un evento annuale che celebra la primavera. Questa festa ha le sue radici nelle tradizioni floreali della Chiesa, dove i fiori venivano usati per creare “tappeti” durante le festività importanti.
Ogni maggio, le strade di Noto si trasformano in una galleria d’arte a cielo aperto. Artisti provenienti da tutto il mondo disegnano e realizzano enormi murales composti interamente di fiori, creando scenari effimeri e mozzafiato.
L’Infiorata non è solo un’esibizione artistica; è un evento che unisce la comunità e attira turisti da ogni angolo del mondo, promuovendo la cultura locale e l’artigianato.
La Festa di San Corrado, il patrono di Noto, viene celebrato ogni febbraio con una grande processione che attraversa la città. Questa ricorrenza è un misto di devozione religiosa, tradizioni locali e festeggiamenti che includono musica, cibo e fuochi d’artificio.

Scoprire il meglio di Noto_Festa di San Corrado
Festa di San Corrado, Noto

La scena teatrale di Noto è vivace, con rappresentazioni che vanno dal teatro classico alle moderne performance d’avanguardia, spesso tenute in luoghi storici come il Teatro Tina Di Lorenzo. Un gioiello architettonico, noto anche come Teatro Comunale, che ospita una varietà di spettacoli. L’interno del teatro, splendidamente conservato, riflette l’eleganza e il fascino del passato.
NotoMusicaFestival, è un evento che si tiene nel periodo estivo e presenta una serie di concerti che spaziano dalla musica classica al jazz, esibendo sia talenti locali che artisti internazionali.

Escursioni a Noto e dintorni

Noto non è solo una città storica, circondata da un paesaggio naturale mozzafiato, offre numerose opportunità per gli amanti delle escursioni. 
La Riserva naturale di Vendicari, è un’oasi naturale, un vero e proprio paradiso per birdwatchers e amanti della natura. Con sentieri ben segnalati che serpeggiano tra laghetti costieri e dune sabbiose, è un luogo perfetto per osservare la fauna selvatica, in particolare durante la migrazione degli uccelli.
Cava Grande del Cassibile è invece una profonda gola naturale, che offre agli intrepidi escursionisti, una vista spettacolare e l’opportunità di nuotare nei bellissimi laghetti naturali. È un’avventura indimenticabile, con sentieri che portano ai famosi laghetti di acque cristalline. Se desiderate intraprendere quest’escursione è Importante indossare scarpe adatte ed essere preparati ad un sentiero ripido e avventuroso, che renderà quest’esperienza un’escursione indimenticabile, ma non adatta a tutti.

Laghetti di Cava Grande del Cassibile_Scoprire il meglio di Noto
Laghetti di Cava Grande del Cassibile

Le spiagge nei dintorni di Noto sono rinomate per la loro bellezza incontaminata e il bellissimo mare trasparente. Tra queste molte si trovano nella riserva di Vendicari. Spesso descritta come una delle più belle d’Italia, la spiaggia di Calamosche incanta con le sue acque turchesi e la sua baia protetta, perfetta per lo snorkeling e il relax al sole.
Il Lido di Noto e di Eloro, offrono chilometri di sabbia fine e dorata, sono ideali per famiglie, sport acquatici e amanti del sole. L’acqua poco profonda e limpida rende infatti queste spiagge perfette per nuotate sicure e rilassanti.

Marzamemi, situato lungo la costa sud-orientale della Sicilia, è un pittoresco villaggio di pescatori che ha mantenuto intatto il suo fascino storico e la sua autenticità. Questo borgo marinaro è noto per le sue case colorate, le strette vie lastricate e il suo vivace porto.
Il nome Marzamemi deriva dall’arabo Marsa al-hamam che significa “Baia delle Tortore”, indicando la sua lunga storia che risale al periodo della dominazione araba in Sicilia. Il villaggio si è sviluppato intorno all’antica tonnara, una delle più importanti della Sicilia, che ha giocato un ruolo cruciale nell’economia locale fino al XX secolo.
Il complesso della tonnara, con il suo antico stabilimento di lavorazione del tonno, è una tappa obbligata per capire la storia e la cultura del luogo.
Piazza Regina Margherita è Il cuore pulsante di Marzamemi, ospita caffè, ristoranti e botteghe artigianali, ideali per assaporare la vita locale. Marzamemi è famosa anche per i suoi prodotti ittici, in particolare il tonno e i piatti a base di pesce fresco.
Il villaggio inoltre è circondato da vigneti che producono ottimi vini, con cantine che offrono degustazioni e visite guidate.

Piazza Regina Margherita Marzamemi_Scoprire il meglio di Noto
Piazza Regina Margherita Marzamemi

Palazzolo Acreide, situato nell’entroterra vicino all’area di Noto, è un borgo ricco di storia e cultura. Questa città, patrimonio dell’UNESCO, è famosa per i suoi siti archeologici, l’architettura barocca e le tradizioni folcloristiche.
Akrai, antico nome della città, fu fondata nel 664 a.C. dai Corinzi, divenendo una colonia greca importante. Oggi, il suo parco Archeologico offre una vista spettacolare sui resti di teatri, necropoli e santuari.
Santoni è un sito che ospita un insieme di rilievi rupestri, dedicati alla dea Cibele, un esempio unico dell’arte sacra ellenistica.
Palazzolo Acreide è rinomato per le sue magnifiche chiese barocche, tra cui la Chiesa di San Sebastiano e la Chiesa di San Paolo, che rappresentano gioielli dell’architettura barocca siciliana.
Passeggiando per le vie del centro, si possono ammirare palazzi nobiliari, piazze pittoresche e scorci affascinanti che raccontano storie di secoli passati.
La festa di San Sebastiano è celebrazione annuale, che si svolge in onore del santo patrono. E’ famosa per la sua processione e per le atmosfere vivaci e colorate.

Il tempo per una visita ai siti di Noto è di circa 6 ore.

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Esplorare Ragusa

Esplorare Ragusa è un piacevole gita da Casa Farlisa, una tappa assolutamente imperdibile per conoscere il territorio ed apprezzarlo.

Un po’ di storia

Per esplorare Ragusa è necessario visitare Ragusa Ibla, il cuore antico della città, con la sua storia ricca e complessa, è un gioiello incastonato nella Sicilia sud-orientale. La sua origine risale a tempi antichissimi e la sua evoluzione è intrisa di numerosi strati culturali. Immaginate di passeggiare tra le stradine acciottolate, dove ogni pietra sembra raccontare una storia.
Ragusa Ibla ha radici che si estendono fino all’Età del Bronzo, tuttavia, fu durante il periodo greco e romano che iniziò a prendere forma come centro urbano. Conquistata dai Romani nel 212 a.C., Ragusa divenne un importante nodo agricolo e commerciale, anche se rimase in ombra rispetto ad altre città siciliane più importanti.
Durante il Medioevo, Ragusa passò sotto il dominio bizantino e successivamente fu conquistata dagli Arabi nel IX secolo. Gli Arabi apportarono significativi cambiamenti, migliorando le tecniche agricole e influenzando la lingua e la cultura locali. Fu in questo periodo che la città prese il nome di “Ragus”, che poi divenne “Ragusa”.
Con i Normanni, a partire dal XI secolo, Ragusa conobbe un periodo di rinascimento culturale ed economico. Vennero costruite numerose chiese e palazzi in stile romanico e gotico. La città continuò a prosperare anche sotto gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi.
Il 1693 fu un anno cruciale nella storia della Sicilia sud-orientale e di Ragusa, un devastante terremoto colpì il vasto territorio, distruggendo gran parte della città. Questo evento tragico segnò l’inizio di una fase di ricostruzione, durante la quale Ragusa fu praticamente riedificata in stile tardo barocco. Architetti e artisti locali, come Rosario Gagliardi, Giovanni Battista Vaccarini e altri, furono i protagonisti di questa rinascita, dando vita a splendide chiese, palazzi e alle piazze che oggi ammiriamo. Con le sue viuzze strette e le sue piazze incantevoli, Ibla vi farà sentire come se foste saltati indietro nel tempo.
La divisione di Ragusa in due parti, Ragusa Superiore e Ragusa Ibla, risale al periodo post-terremoto. Mentre Ragusa Superiore si sviluppava come il nuovo centro cittadino, Ragusa Ibla, con le sue stradine labirintiche e palazzi barocchi, rimase un magnifico esempio di città barocca, quasi un museo a cielo aperto.
Oggi, Ragusa Ibla è un Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, riconosciuto per la sua straordinaria architettura barocca e il suo valore storico e culturale. È una meta turistica, che attrae visitatori da tutto il mondo per le sue bellezze architettoniche, i suoi panorami mozzafiato e la sua atmosfera unica.

Il Duomo di San Giorgio

Non si può pensare di esplorare Ragusa senza menzionare il Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla, uno splendido esempio di architettura tardo barocca, che rappresenta una delle gemme artistiche della regione. La sua costruzione iniziò nel XVIII secolo, dopo il terremoto del 1693 che distrusse gran parte della città vecchia di Ragusa, tra cui la precedente chiesa medievale.
Il progetto del nuovo duomo fu affidato all’architetto Rosario Gagliardi, che ideò una struttura che si distingue per eleganza e dinamismo, tipiche del barocco. La struttura si eleva su una scalinata imponente, creando un effetto scenografico che accentua la sua grandezza. Questa scalinata, composta da diversi livelli, serve anche a colmare il dislivello del terreno. Esempio di come l’architettura barocca si adattasse alle sfide del paesaggio urbano. La facciata è ricca di dettagli decorativi, con colonne, nicchie, statue e finestre ornate che creano un gioco di luci e ombre che cambia nel corso della giornata. È divisa in tre parti, con il portale centrale incorniciato da colonne corinzie e sormontato da una statua di San Giorgio che uccide il drago, simbolo della città.

Esplorare Ragusa_Duomo San Giorgio Ibla
Duomo San Giorgio Ibla

All’interno, il Duomo è altrettanto maestoso, con una navata unica che conduce all’altare maggiore. L’interno è riccamente decorato con stucchi e marmi, che creano un’atmosfera solenne e maestosa. L’altare maggiore è un’opera d’arte in sé, riccamente decorato e collocato in modo da essere il fulcro dell’intero edificio. Dietro l’altare, l’abside semicircolare con il suo coro è altrettanto impressionante, con dettagli in stucco e opere d’arte che arricchiscono l’ambiente. Particolarmente notevoli sono le cappelle laterali, ciascuna dedicata a un santo diverso e decorata in modo unico.
Il Duomo è anche famoso per la sua cupola, un elemento distintivo dell’architettura barocca. La cupola inoltre, visibile da vari punti della città, aggiunge un senso di maestosità e grandezza all’intera struttura.
La posizione del Duomo, al centro del centro storico di Ragusa Ibla, lo rende un punto focale non solo religioso, ma anche culturale e sociale. In sintesi, il Duomo di San Giorgio è un capolavoro del barocco siciliano, che incanta i visitatori con la sua eleganza architettonica e la sua ricchezza decorativa, testimoniando la maestria e l’ingegno del XVIII secolo.

Esplorare Ragusa_Cupola del Duomo di San Giorgio

Il Giardino Ibleo

Il Giardino Ibleo, è una destinazione imperdibile in un tour per esplorare Ragusa. Situato nella parte più antica di Ibla, è un vero e proprio gioiello di verde e storia, un luogo incantevole che racchiude in sé la bellezza e la tranquillità tipiche dei giardini storici siciliani. Noto anche come Villa Comunale di Ragusa Ibla, venne realizzato nella seconda metà del XIX secolo. La sua creazione è legata alla volontà di dotare la città di un luogo di svago, un’oasi verde che contrastasse l’urbanistica densa e barocca di Ibla.
Il giardino, progettato in stile tipicamente italiano, è strutturato su terrazzamenti che si affacciano sulla vallata sottostante, offrendo viste spettacolari sulla campagna ragusana e sui monti Iblei. Questi terrazzamenti sono collegati tra loro da scalinate e vialetti, rendendo piacevole e varia la passeggiata all’interno del parco.
Una delle caratteristiche più notevoli del Giardino Ibleo è la sua vegetazione. Alberi secolari, come palme, pini e cipressi, si alternano a cespugli fioriti, aiuole e varie specie di piante mediterranee, creando un ambiente rilassante e rigoglioso.
All’interno del giardino si trovano diverse statue e monumenti che celebrano personaggi storici e culturali importanti per la città.
Un elemento particolarmente affascinante del Giardino Ibleo è la presenza di tre chiese, ciascuna con una storia e un’architettura uniche: la Chiesa di San Giorgio Vecchio, la Chiesa di San Giacomo Apostolo e la Chiesa dei Cappuccini Vecchi.
Il Giardino Ibleo non è solo un luogo di bellezza naturale e storica, ma anche un importante spazio sociale per gli abitanti di Ragusa. È un luogo dove le persone si riuniscono per passeggiare, socializzare e godere della tranquillità dell’ambiente. Inoltre, il giardino ospita eventi culturali e manifestazioni, fungendo da cuore pulsante per la vita comunitaria della città.
Passeggiare nel Giardino Ibleo è un’esperienza che permette di staccare dalla frenesia della vita quotidiana, immergendosi in un ambiente sereno e storico. È un luogo ideale per gli amanti della natura, della storia e dell’arte, che possono godere di un contesto unico dove la bellezza della natura si fonde con quella dell’architettura storica.

Esplorare Ragusa_Giardino Ibleo
Giardino Ibleo a Ragusa Ibla

Il Ponte dei Cappuccini

Questo antico ponte, che collega due parti significative della città, è non solo un esempio eccellente di ingegneria civile, ma anche un simbolo della resilienza della città.
Il Ponte dei Cappuccini, costruito nel XIX secolo, è una struttura che testimonia la capacità degli architetti e degli ingegneri dell’epoca di superare sfide notevoli. Il ponte fu edificato per collegare il centro storico di Ragusa Ibla con la parte più moderna della città, Ragusa Superiore, unendo così due realtà urbane che il terremoto del 1693 aveva diviso.
La struttura del ponte si distingue per la sua maestosità e per l’armonia delle sue forme. Realizzato in pietra calcarea, materiale tipico della regione, il Ponte dei Cappuccini si innalza maestoso sopra la vallata, offrendo una vista spettacolare sui paesaggi circostanti. La sua lunghezza e l’altezza lo rendono uno dei ponti più imponenti e scenografici della zona.
Il design semplice ed elegante, con archi in stile classico, unito alla robustezza dei materiali, simboleggiano la capacità di costruire opere durevoli e in armonia con il paesaggio.
Il Ponte dei Cappuccini non è solo un’opera di ingegneria, ma anche un elemento fondamentale nel tessuto sociale e culturale di Ragusa. Il ponte ha svolto un ruolo cruciale nel facilitare i movimenti e le comunicazioni tra le diverse parti della città, contribuendo allo sviluppo economico e sociale di Ragusa.
Inoltre, il ponte è diventato una delle icone della città, attirando turisti e appassionati di fotografia da tutto il mondo. La sua presenza in numerosi scatti e cartoline rende il Ponte dei Cappuccini un emblema riconoscibile di Ragusa e della sua storia.
Attraversare il Ponte dei Cappuccini offre un’esperienza unica, permettendo di godere di una vista mozzafiato sulla città e sulla campagna circostante. La passeggiata sul ponte diventa un viaggio nel tempo, dove si può percepire la storia secolare della città e apprezzare la bellezza del suo paesaggio.

Altri luoghi da visitare

Ragusa è un vero e proprio museo a cielo aperto, ma non dimenticate di visitare il Museo Archeologico Ibleo. Situato nel cuore di Ragusa, questo museo è un must per gli appassionati di storia. Con una vasta collezione di reperti che risalgono all’era greca e romana, il Museo Archeologico Ibleo offre un viaggio affascinante nel passato della regione. Non perdetevi la sezione dedicata alla storia locale, dove potrete ammirare gioielli, utensili e sculture antiche.

Per chi è interessato alla vita quotidiana del passato di Ragusa, la Casa Museo Appiano è una tappa obbligata. Questa casa storica, perfettamente conservata, offre uno sguardo autentico sulla vita borghese del XVIII secolo. Ogni stanza è un piccolo museo in sé, con mobili d’epoca, opere d’arte e manufatti che raccontano la storia della famiglia Appiano e della vita in quel periodo.

I palazzi barocchi di Ragusa sono un must imperdibile durante una gita, costellata com’è di palazzi che sembrano usciti direttamente da una favola. Palazzo Bertini, situato in pieno centro, è un esempio eccezionale dell’architettura barocca ragusana. Notabile per le sue sculture decorative che raffigurano tre facce maschili, ciascuna simboleggiante una fase della vita umana: giovinezza, maturità e vecchiaia. Queste sculture, insieme ai dettagli intricati che adornano l’esterno, rendono Palazzo Bertini un’opera d’arte unica.
Palazzo Cosentini, è noto per la sua esuberanza e i ricchi dettagli. La facciata del palazzo è caratterizzata da quattro meravigliosi balconi: maldicenza, cantastorie, benessere e gentiluomo. Ognuno d’essi è sostenuto da mensoloni, raffiguranti soggetti grotteschi, connessi alle quattro tematiche riportate sopra. Il portale d’ingresso, maestoso ed elegante, si apre invece su Salita Commendatore.
L’interno del palazzo è altrettanto maestoso, con sale sapientemente adornate con stucchi e arredi d’epoca. I soffitti sono decorati con affreschi che raccontano storie mitologiche e allegoriche, aggiungendo un ulteriore livello di splendore al palazzo.
Altri luoghi da non perdere esplorando Ragusa sono: Palazzo Zacco e Palazzo La Rocca; La chiesa di Santa Maria delle Scale; Via del Mercato e Piazza Duomo.

Un tour completo di Ragusa richiede circa 8-10 ore.

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Cosa vedere a Modica

Ecco cosa vedere a Modica durante una visita, le principali attrazioni d’interesse culturale da non perdere.

Il Duomo di San Giorgio

Simbolo dell’architettura tardo barocca siciliana, il Duomo di San Giorgio, con una vista mozzafiato, è uno dei luoghi più iconici da visitare nel territorio ibleo, inserito nella Lista Mondiale dei Beni dell’umanità dell’UNESCO.
La sua prima edificazione si ipotizza risalga al 1090, per volontà dal conte Ruggero d’Altavilla, in seguito alla conquista normanna della Sicilia. La splendida facciata a torre, alta ben 62 metri, fu costruita dal 1702 e completata nel 1842, con il posizionamento della croce in ferro sulla guglia.
Per la realizzazione dei primi due ordini del prospetto gli architetti si ispirarono alla cattedrale di Dresda, Katholische Hofkirche, completata nel 1753. Le modifiche vennero realizzate sulla facciata settecentesca, di cui non ci sono pervenuti disegni, ma che aveva resistito al terremoto del 1693, attraverso parziali demolizioni di alcune aree successivamente ricostruite.
A completamente del poderoso impianto votivo, era stata costruita tra il 1814 e il 1818 una scalinata di 181 gradini, prima nella parte superiore a Corso San Giorgio, successivamente nella parte inferiore fu iniziata nel 1874 e completata nel 1880.
Questa magnifica scalinata conduce ai cinque portali della chiesa, come preludio alle cinque navate interne. Sul versante frontale, estremamente panoramico, il complesso è impreziosito da un giardino pensile che si snoda su diversi livelli, chiamato Orto del Piombo, fiancheggiato dalla scalinata, a comporre una scenografia che ricorda Trinità dei Monti a Roma.

Duomo di San Giorgio
Duomo di San Giorgio


All’interno la chiesa, ha una pianta a croce latina con tre absidi dopo il transetto ed è suddivisa in cinque navate attraverso ventidue pilastri, ornati da capitelli corinzi. Le superfici delle volte sono decorate da un ciclo pittorico e stucchi decorativi, con una cupola che raggiunge i 36 metri di altezza. Posto al di sopra dell’arco inscritto nel portale principale, sulla contro facciata interna, si trova uno stemma che riproduce l’armatura del conte Ruggero d’Altavilla, fondatore.
Il Duomo di San Giorgio si trova salendo per Modica Alta, nel centro storico, ed è facilmente raggiungibile a piedi attraverso la bellissima scalinata panoramica.

Cosa vedere a Modica_Interno Duomo S. Giorgio
A. Sessa, interno del Duomo S. Giorgio

Il Duomo di San Pietro Apostolo

Il Duomo di San Pietro Apostolo è la chiesa madre della città insieme al Duomo di San Giorgio. Si colloca tra gli edifici votivi più antichi, la sua prima edificazione infatti è da collocarsi dal 1301 al 1350. L’edificio attuale è stato in gran parte ricostruito a causa dei danni avvenuti nei secoli e durante il disastroso terremoto del 1693.
Come il Duomo di San Giorgio, è un esempio di architettura tardo-barocca siciliana. La sua facciata è spettacolare, caratterizzata da una serie di colonne e dettagli decorativi elaborati. Al suo interno racchiude una serie di opere d’arte di grande valore, affreschi, statue e gli altari che decorano l’interno della chiesa. Nella navata di sinistra, si trova la Cappella Mazara, il Museo Parrocchiale, visitabile ad oggi, custode del patrimonio artistico della chiesa. Calici, ostensori, dipinti e statue del XVI sec.
Ha un campanile alto, quadrangolare e imponente, disposto su tre livelli di epoche diverse, a conferma della stratificazione storica, che domina Modica bassa. Nella parte sommitale, la torre campanaria, appare incompleta per la mancanza della consueta cupola. La sua principale campana, “Petra” è, insieme ad “Ippolita”, sua gemella nel campanile di San Giorgio, la più grande della cittadina siciliana.
Una bellissima scalinata, fiancheggiata dalle statue dei 12 apostoli e composta da 3 rampe, conduce al sagrato da Corso Umberto I.
La Chiesa di San Pietro si trova nel centro storico di Modica, quindi è facilmente raggiungibile a piedi.

Cosa vedere a Modica_S.Pietro
Dagnija BerzinaIl, il Duomo di S.Pietro

Il Castello dei Conti di Modica

Cosa vedere a Modica_S.Maria di Betlem
S.Maria di Betlem con il Castello dei Conti in alto a sinistra sullo sfondo

Il Castello dei Conti di Modica, è uno degli edifici storici più importanti del territorio. Si trova sulla sommità di una rocca e rappresentò per secoli la sede del potere politico e amministrativo della contea storica di Modica.
Il Castello ad oggi, è il frutto di una massiccia ricostruzione che ha interessato le sue strutture non solo dopo il terremoto del 1693, ma, soprattutto, dopo il 1779, quando fu realizzato Il progetto per la ricostruzione dell’abitazione del Governatore della Contea.
Inizialmente venne pensato come fortezza, ma modificato in varie epoche, tra VIII e XIX secolo. La struttura fu costruita in posizione strategica, su un promontorio roccioso, con due delle tre pareti naturalmente inattaccabili poiché a strapiombo. All’esterno rimane una torre poligonale del XIV sec.
Recenti scavi archeologici, per il progetto di trasformazione di una parte del castello in centro congressi, stanno riportando alla luce reperti della prima età del bronzo, del periodo ellenistico, di quello romano, di quello arabo, fino al suo utilizzo per scopi amministrativi e militari.

Nel cortile interno sono visitabili le carceri medievali, suddivise per tipologia di carcerati. Qui nel 1930, sui ruderi della chiesa di San Leonardo, costruirono la chiesa della Madonna del Medagliere, per confortare i carcerati. Nella stessa area si possono ammirare i resti della cappella privata del Conte e del Governatore, la chiesa di San Cataldo, le cui campane scandivano le ore nella città.
Crollate a causa del terremoto del 1693, o demolite per lasciare spazio all’urbanizzazione, nulla è rimasto delle 5 torri, delle 4 porte e delle antiche mura.
Tra le attrazioni principali del castello c’è la vista mozzafiato che dalla sommità delle torri si apre sulla città e sui dintorni.

Il cioccolato

Modica inoltre è famosa per il suo cioccolato unico, preparato con una tecnica antica che ne conserva la consistenza granulosa. Visitare una delle cioccolaterie locali, come l’Antica Dolceria Bonajuto, sarà un’esperienza gastronomica imperdibile. Potrete assaporare il cioccolato in molte varianti, prima di acquistarlo, fatto secondo l’antica ricetta tradizionale.
Il Museo del Cioccolato di Modica è un luogo divertente e informativo che vi permetterà di esplorare la storia del cioccolato di Modica, oltre che le sue antiche radici nella cultura culinaria siciliana.
Il museo mette in mostra il processo tradizionale di produzione del cioccolato di Modica. Scoprite come i grani di cacao vengono lavorati e trasformati in cioccolato senza passare attraverso la fase di conchigliatura, il che dà al cioccolato di Modica la sua texture unica e granulosa. Il cioccolato di Modica è fatto a mano con metodi tradizionali. L’utilizzo di ingredienti semplici come il cacao e lo zucchero, rendono il processo produttivo notevolmente diverso da quello che si utilizza in altri parti del mondo. Qui potrai anche assaporare diverse varietà di cioccolato, ognuna con il suo sapore unico e la sua consistenza particolare. Un’esperienza deliziosa per i sensi.

Molto altro

Tra le molte attrazioni da visitare, ci sono anche la chiesa di Santa Maria di Betlem e la Chiesa rupestre di San Nicola Inferiore, del XI e XII secolo.
Prendetevi del tempo per esplorare la città, perdendovi negli stretti vicoli cittadini e ammirando l’architettura in pietra calcarea, le facciate decorate e gli scorci pittoreschi. Raggiungete uno o più dei numerosi belvedere, dove scattare foto e ammirare il panorama. Il Teatro Garibaldi, realizzato a metà dell’Ottocento in stile neoclassico, per spettacoli teatrali o musicali dal vivo. Palazzo Polara, edificato a fine settecento, accanto al Duomo di San Giorgio. Palazzo Castro Polara Grimaldi a Modica, affacciato sull’Orto del Piombo. Torretta dell’orologio, in funzione ancora oggi dal 1725.

Un tour completo di Modica richiede circa 12-16 ore

Pasqua nel Val di Noto

Se sei interessato a trascorrere una Pasqua speciale nella zona del Val di Noto, che è famosa per la sua bellezza e la sua cultura. Ecco alcune idee su cosa fare a Pasqua in questa affascinante regione della Sicilia.
La Pasqua è una festa importante in Italia, e nel Val di Noto puoi partecipare alle tradizionali processioni e cerimonie religiose che si svolgono nelle città e nei villaggi. È un’opportunità unica per immergerti nella cultura locale e assistere a eventi speciali.
Nella provincia di Ragusa le feste di primavera sono legate profondamente alla fede popolare. Tradizioni secolari ricche di folklore richiamano a gran voce siciliani e turisti che anno dopo anno non mancano mai all’appuntamento. Alcune di queste tradizioni fanno parte del Registro delle Eredità Immateriali della Regione Sicilia.

Cavalcata di San Giuseppe_Le Milizie
Photo credit: Gruppo Le Milizie. Scicli.

La cavalcata di San Giuseppe

San Giuseppe, sposo di Maria viene celebrato il 19 Marzo negli Iblei sin dal Medioevo, come rito di passaggio tra inverno e primavera, con lo scopo di propiziare il raccolto e accogliere al meglio l’arrivo della nuova stagione.
Questa festività viene celebrata a Scicli con una parata di cavalli e cavalieri vestiti ad hoc per l’occasione, definita da Elio Vittorini, un’infiorata a cavallo.
La vestizione degli animali è realizzata da caratteristiche bardature composte da fiori di violaciocca e gigli, accuratamente disposti per formare immagini di rappresentazioni sacre. Queste opere, create pazientemente da vere e proprie compagnie di bardatori, sono oggetto ogni anno di una gara per sancire l’opera più bella. I cavalieri, in costume per la parata, indossano il tipico abito della tradizione contadina: gilet e pantaloni di velluto nero, camicia bianca e alti stivali neri, un fazzoletto rosso al collo, una fascia colorata in vita, mentre sulla testa portano la “burritta”, il tradizionale cappello. Le diverse compagnie, con i loro manufatti, attraverseranno le strade del paese in processione, dove tradizionalmente si accendevano i pagghiara (dei falò) e i ciaccari (fasci di ampelodesmo). Duarante la festa inoltre si potrà assistere a rievocazioni della fuga in Egitto di Giuseppe e Maria, oltre che alla Sagra di San Giuseppe.

La Settimana Santa

I giorni che precedono Pasqua si focalizzano sul dolore di Maria, la morte di Gesù ed il suo calvario, ed iniziano proprio dalla Domenica delle Palme.
L’intera provincia di Ragusa, celebra queste festività con lunghe processioni seguite da bande musicali locali, con una grande varietà nel repertorio delle musicale. Importanti il Giovedì Santo ed il Venerdì Santo ad Ispica, nei quali si celebra rispettivamente Cristo alla Colonna ed il Cristo alla Croce. Ma non solo, anche il Venerdì Santo a Ragusa Ibla e Scicli sono molto sentiti e vissuti dalla popolazione.

Pasqua

L’atteso giorno della Resurrezione di Cristo si celebra con la stessa intensità ed importanza delle giornate che lo precedono.
La “Paci” festeggiata a Comiso, la Madonna “Vasa-vasa” a Modica, festeggiata la domenica di Pasqua ed il martedì successivo, fino ad arrivare alla Pasqua sciclitana con la “Celebrazione dell’Uomo Vivo”. Quest’ultimo, evento straordinario e frenetico, che si tiene a Scicli durante la settimana santa, è noto per la sua atmosfera coinvolgente e per la sua rappresentazione drammatica della Passione di Cristo. Durante la manifestazione, il “Gioia”, così viene affettuosamente chiamata dagli sciclitani la statua di Cristo, viene portato sulle spalle dei “Portatori di Gioia“, in una movimentata processione seguita dall’intera comunità locale.
Innamoratosi di questa tradizione folkloristica, dopo un breve soggiorno nel periodo pasquale, Vinicio Capossela dedicò a quest’evento una canzone, registrata con la banda di Scicli in una chiesa del paese, l’Uomo Vivo (inno al gioia):

La processione del Cristo Risorto a Scicli. L’uomo Vivo.

“Se il Padre eterno l’aveva abbandonato
Ora i paesani se l’hanno accompagnato
Che grande festa poterselo abbracciare
Che grande festa portarselo a mangiare”

Ha raggi sulla schiena irradia gio-gio-ia
Le dita tese indicano gio-gio-ia
Esplodono le mani per la gio-gio-ia
Si butta in braccio a tutti per la gio-gio-ia”

Tra la Chiesa di Santa Maria La Nova e quella della Madonna del Carmine la processione ha un andamento totalmente irregolare, seguita da una folta folla in festa. La statua del Cristo risorto, “u Gioia” è trasportata a ritmo di musica sotto una pioggia di fiori gettati dai balconi e tra fuochi d’artificio provenienti dal colle di San Matteo.
Qualunque cosa sceglierete di fare durante queste festività, assicuratevi di godervi la bellezza e la cultura dello splendido territorio ibleo.
Buona Pasqua!